Giovedì 6 Novembre 2003  
     
   
  Il procuratore di Roma, Salvatore Vecchione, che ieri ha ...
   
   
  Il procuratore di Roma, Salvatore Vecchione, che ieri ha lasciato l’ufficio dopo sette anni per andare a dirigere la Procura generale, se ne fa un vanto: "Non ho mai fatto entrare nella mia stanza giornalisti e politici e non ho mai subito pressioni". Ma, per la parte che la riguarda, la stampa non gli è certo grata. Così come non resterà un buon ricordo nei rapporti tra mondo dell’informazione e procuratore quel suo rigorismo nel mettere sotto inchiesta i cronisti che per aver svolto il loro lavoro sono stati indagati, intercettati, perquisiti a casa e in redazione. "Un male necessario - sostiene Vecchione - anche se sono consapevole della grande funzione della stampa. Ma questa non sempre è stata affidabile così come non lo sono stati alcuni soggetti entrati in contatto con i cronisti. La stessa linea manterrò alla procura generale dove il mio primo obiettivo sarà quello di difendere i magistrati da attacchi denigratori attenendomi a quei principi che sono risultati, da ultimo, nell'apprezzato intervento del presidente Ciampi al Csm".
Ieri il procuratore Vecchione, 69 anni, salutando i pochissimi cronisti con cui ha mantenuto rapporti di cortesia ha rivendicato di avere riorganizzato l'ufficio e ottenuto ottimi risultati sul fronte della lotta al terrorismo. E parla volentieri di questioni organizzative. "Ci siamo preoccupati - ha detto - di riorganizzare alcuni uffici come quello delle esecuzioni che segnalava un grosso arretrato". Un'attività andata di pari passo con la riunificazione di procura e pretura circondariale. Vecchione annette molta importanza all’aver sistemato anche il servizio intercettazione telefoniche in modo da "avere estensione nazionale". Inoltre sottolinea che con l'informatizzazione, "le notizie di reato vengono iscritte con la massima tempestività". I recenti arresti sul fronte della lotta al terrorismo, "possono considerarsi di grande rilievo grazie alla competenza di polizia e carabinieri e al sacrificio giornaliero dei magistrati". Tra i fiori all'occhiello Vecchione rivendica quello di "avere avuto un rapporto quotidiano con i magistrati". Un rammarico? "La mancanza di un contatto più diretto con il personale amministrativo e la polizia giudiziaria".
Quanto al caso Marta Russo, che per via del video shock della Alletto ha segnato uno dei momenti di grande tensione vissuti a piazzale Clodio: "Personalmente - dice il nuovo procuratore generale che all'epoca difese a spada tratta i pm Italo Ormanni e Carlo Lasperanza - mi sono preoccupato di tutelare il prestigio dell'ufficio nella convinzione che i pm avessero svolto con competenza e correttezza l'attività delegata".
M.Cof.

 

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