Lunedì 5 Maggio 2003

INTERNI

Giustizia/ "Stiamo preparando un fondo di copertura, ma ci sono responsabilità del precedente governo"
"Una vergogna da cancellare"
Processi lenti, pignorato il ministero: parla il sottosegretarioVietti

di MARIO MENGHETTI

ROMA - "Una vergogna nazionale da cancellare". E poi ancora: "Un Paese civile e democratico come il nostro non può vedere i propri cittadini costretti a pignorare il ministero della Giustizia per ottenere un indennizzo riconosciuto da un tribunale". Michele Vietti, sottosegretario al dicastero di via Arenula, non minimizza. Anzi, evidenzia i problemi nati dopo l’entrata in vigore (18 aprile del 2001) della legge Pinto, quella sull’equa riparazione del danno causato dalla "violazione della ragionevole durata di un processo". Legge che ha stabilito anche che gli italiani non devono più ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo per "la riparazione del danno sofferto", ma alla Corte d’appello competente a giudicare l’operato del tribunale che ha portato troppo per le lunghe il dibattito in aula. Ad esempio la Corte di Perugia giudica l’operato del Tribunale di Roma.
Come si è arrivati a questa "vergogna"?
"Diciamo che la legge era una risposta obbligata all’Europa, che continuava a bacchettarci per l’eccessiva lentezza dei nostri processi. Purtroppo però la soluzione scelta dal precedente governo si è rivelata assolutamente inadeguata".
Perché?
"Innanzitutto perché ha gravato il nostro sistema giudiziario, già in affanno, di un ulteriore peso. E poi perché la previsione di copertura della legge era solo sulla carta, virtuale. La legge Pinto prevedeva infatti 12 miliardi di budget a decorrere dall’anno 2002, ma questi miliardi dovevano uscire da una riduzione delle previsioni di spesa dei Fondi speciali del Tesoro. Riduzioni di spesa che non si sono mai avverate".
Siete già corsi ai ripari?
"Certamente, anche se un’emergenza del genere non si risolve in poche settimane. Come ministero della Giustizia stiamo intervenendo su due livelli: a breve termine abbiamo chiesto una variazione del bilancio al dicastero dell’Economia per creare così un reale Fondo di copertura della legge, presentando una ricca documentazione in cui si evidenzia l’urgenza di questi soldi; a lungo termine stiamo invece realizzando quella riforma della procedura civile e dell’ordinamento giudiziario che risolva alla base il problema".
E cioè?
"Con la riforma si abbrevierà certamente la durata dei procedimenti giudiziari, soprattutto in campo civile, e quindi si diminuirà piano piano anche il numero dei ricorsi alle Corti d’appello. Eliminando così alla radice i problemi creati dalla legge Pinto, rivelatasi solo un pannicello caldo per il già ammalato pianeta giustizia".
Gli italiani possono quindi sperare di vedere pagati gli indennizzi riconosciuti dalle varie Corti?
"Sicuramente, anche se i tempi potrebbero essere lunghi. Le nuove intese col ministero dell’Economia hanno portato un po’ di soldi in cassa, tanto è vero che abbiamo già soddisfatto le richieste di alcune centinaia di persone. Le altre dovranno aspettare un po’...".
Le centinaia di pignoramenti hanno colpito non solo scrivanie, computer e mobili del ministero, ma anche alcuni mandati di pagamento al Dicastero stesso e giacenti presso la Tesoreria provinciale della Banca d’Italia. Sono a rischio gli stipendi dei dipendenti?
"Assolutamente no. Posso rassicurare gli interessati: i salari saranno sempre pagati. Anche perché una recente legge ha stabilito che non sono pignorabili tutte le somme vincolate a spese fondamentali dei ministeri".

 

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