
IL MALCOSTUME È ASSAI
DIFFUSO MA A RIMETTERCI È IL BILANCIO
da IL GIORNALE del 10/10/2004 -
CRONACA DI ROMA
di Ario Albertelli
«Il
malcostume di utilizzare un bene o, un servizio pubblico come se fosse proprio,
è cosa talmente diffusa che, a meno di non avviare congrue misure di
prevenzione, non può essere scardinato tanto facilmente». E’ Tommaso
Longhi, già direttore generale del Policlinico Umberto I fino al luglio 2003 e
che al momento ricopre il medesimo incarico presso la Croce Rossa
italiana, ad entrare nel merito della vicenda che ha indotto l’attuale
commissario straordinario del nosocomio, Dino Cosi, ad inviare a tutto il
personale dipendente una lettera ufficiale per richiamarlo all’ordine e
al rispetto dei bene e servizi aziendali. «Questa lettera è senz’altro un
buon avvertimento per contrastare quel lassismo diffuso che ricordo bene,
tant’è che riuscimmo addirittura a documentarlo anche con i dati
dell’ultimo bilancio stilato sotto la mia competenza – ha
continuato Longhi - L’Umberto I nel 2002 spendeva rispetto a tutti gli
altri ospedali di pari entità quali il San Camillo e il Gemelli, 60 miliardi in
più, parlando in vecchie lire, per l’acquisto di farmaci. La maggior
parte dei preparati medicali è sempre destinata ai reparti, il resto alle
attività di ricerca nei dipartimenti universitari contando che, la struttura,
anche se amministrata come aziendale, raccoglie al suo interno la facoltà di
Medicina della Sapienza». Tuttavia il protocollo d’intesa siglato da
Regione Lazio e Università di Roma, a fine 2002, individuava già la separazione dei comparti
distinguendo tra didattica, ricerca e assistenza. «Per dare un seguito
attuativo al protocollo d’intesa si sarebbe dovuto separare il bilancio
in tre scansioni – puntualizza il direttore – lo dicono i numeri.
Per intenderci non si può parlare di sperpero quando si discute sulla
“modica quantità” per
l’acquisto del filo da sutura. Mentre se ne può discutere quando si
conteggiano le spese per i generi alimentari diretti ai degenti. Analogamente
per beni e servizi utilizzati essenzialmente nelle corsie dell’ospedale.
Qualche esempio potrebbe riguardare le consistenti bollette telefoniche delle
linee attigue alle corsie, tempi e modi relativi ai collegamenti in rete
telematica negli ambulatori». A modello comunque che, gli eventuali abusi, vanno
ad incrementare le voci in uscita sui bilanci consuntivi del nosocomio nel
corso dei vari anni. «Inconfutabile tant’è che una stretta sarebbe
proprio il caso di darla. Rammento che il disavanzo reale tra il 2000 e il 2001
dell’azienda amministrata dal mio predecessore Fatarella – incalza
Longhi – risultò di mezzo miliardo di vecchie lire. Con profonda fatica
riuscimmo a portarlo, nel 2002, a 250 miliardi ». Attualmente il bilancio
preventivo per l’anno corrente è traguardato a 93 milioni di euro di
disavanzo.
