IL GIORNALE
Cronaca di Roma
19 febbraio 2005
L'intervista- Frati:
attenti a non strumentalizzare il deficit
di Antonella
Aldrighetti
Luigi Frati, da 13 anni preside della facoltà di
Medicina del Policlinico Umberto I, dal 22 dicembre scorso, vicario del rettore
della Sapienza Renato Guarini, non va
troppo per il sottile quando deve commentare il disavanzo finanziario
dell’Umberto I. «Non lasciamo che i
sindacalisti strumentalizzino i numeri parlando di
dissesto economico, ma soffermiamoci sul perché il passivo è di questa entità»
«. Sembra aver pronta in tasca la «ricetta» per risanare il debito tant’è che tiene a precisare quanto si stia battendo affinché venga realizzato un controllo
globale sulle attività di controllo dell’intera gestione. «E’ tempo che abbiamo chiesto al commissario Cosi, come
Organo di indirizzo dell’azienda, di adottare una serie di provvedimenti
che portino al contenimento della spesa, ma da qui a dire che il Policlinico
sia in bancarotta ce ne passa».
Mi spieghi a cosa imputa la mole del
debito.
Le tariffe che percepiamo
sono ferme ai valori del 1998 ed è necessario adeguarle in base
all’andamento dei costi reali. O
Preside ci può fare un esempio?
In oncoematologia si usano
terapie che costano cifre spaventose, e magari
Eppure a quanto pare la produttività è
mediamente diminuita.
Non ovunque. Ad Ostetricia per
esempio è stata incrementata del 20 per cento con l’arrivo del nuovo
primario Benedetti Panici. Così anche a chirurgia dove
vantiamo eccellenze.
Quanto al programma di riordino del personale a che punto siamo?
A buon punto. Bisogna attuare quella politica economico gestionale che freni le assunzioni
là dove non servono. Escludendo chiaramente infermieri, anestesisti. Ad esempio
il comparto chirurgico è stracolmo: solo l’ex direttore
Tommaso Longhi, un mese prima di andare via, mi
sembra abbia chiamato a raccolta una settantina di nuovi chirurghi.
La nuova pianta organica riuscirà a equilibrare l’attuale sproporzione?
Rileverà dove sono i buchi di personale e dove sono
le eccedenze. E’ chiaro che in questo modo avremo
la possibilità di trasferire un professionista da chirurgia generale a
chirurgia d’urgenza. Rendere omogenea la pianta
organica significa migliorare i servizi ai pazienti, non incorrere in un
turnover esasperante per chi lavora, infermieri, anestesisti e medici in
generale e, chiaramente minimizzare il dispendio finanziario. Bisogna insomma
incrementare le politiche budgetarie finalizzate
all’incremento dei ricavi.