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n. 82 del 2007-01-23 pagina 3
Distrazione fatale, le
tolgono milza e colecisti sani
di Alessia Marani
Le hanno asportato organi sani,
senza una reale motivazione medica, causandole danni
irreparabili. V.R., oggi 47enne, era stata ricoverata nella IX
unità patologica chirurgica del Policlinico Umberto I il 14
gennaio del 2004 per unernia iatale (cioè la migrazione di
un tratto di stomaco nella cavità toracica), la diagnosi di
dimissione fu «plastica ernia iatale + colecistectomia» ma con
grossa sorpresa, la donna quando un mese dopo, il 14 febbraio,
andò a ritirare la scheda di dimissione, scoprì che le era
stata asportata anche la milza. «Nonostante - spiega Giorgio
Bernardi, dellAssocittadini, lAssociazione degli
utenti e dei consumatori che ha fornito assistenza alla signora -
non vi fosse alcuna diagnosi medica che giustificasse
lintervento». Oggi per quella «distrazione» sono stati
rinviati a giudizio due medici del Policlinico universitario, il
professore Angelo Giorgio, ordinario di Medicina e il dottor
Paolo Sammartino, Ricercatore. Nella relazione
dellintervento operatorio del 2 febbraio 2004, contenuta
nella cartella clinica, parlarono di «Evidenziazione di una
lacerazione capsulare allilo splenico con discreto
sanguinamento». «Per tale motivo - aggiungevano - si procede,
previa lussazione della milza, a splenectomia (asportazione
dellorgano, ndr)». Ma la difesa replica e
nellesposto presentato in Procura nel maggio successivo
scrive: «Non si capisce a che cosa sia dovuta la
lacerazione, posto che al momento dellesame
obiettivo contenuto sempre nella cartella alla palpazione
laddome è trattabile in tutti i quadranti non dolente né
dolorabile, né fu diagnosticata alcuna malattia specifica
della milza». Non solo. Il medico di famiglia attesta che «nel
corso degli anni V.R. non ha mai evidenziato problemi legati alla
milza». Il pubblico ministero Attilio Pisani apre un fascicolo
dinchiesta. Acquisisce la cartella clinica
dellintervento e la scheda di dimissione, prende visione di
un referto ecografico successivo, dell11 marzo dello stesso
anno, dispone il sequestro immediato di tutta la documentazione
ospedaliera che, altrimenti, potrebbe essere compromessa. Nomina,
infine, i periti medico-scientifici. Le conclusioni sono
sconcertanti. Tanto che il 15 dicembre scorso, Pisani decide per
il rinvio a giudizio dei due chirurghi. Perché «concorrevano -
scrive nella citazione - a cagionare alla paziente lesioni
personali gravi consistenti nellindebolimento permanente
dellorgano della digestione e di quello emopoietico (che
produce le cellule del sangue, ndr) conseguente
allasportazione della milza e della colecisti per colpa
consistita in imprudenza e imperizia e in particolare perché
sottoponevano la paziente al suddetto intervento chirurgico senza
che vi fosse indicazione alcuna, in quanto la stessa non
presentava alcuna sintomatologia riferibile alla patologia
colecistica, non era portatrice di calcoli nella colecisti e
nelle vie biliari come confermato dagli esami radiografici
eseguiti e, infine, perché lernia iatale non rappresenta
una condizione di interesse chirurgico». Insomma, accuse pesanti
come macigni. «Come associazione abbiamo scritto ben due volte
al general manager dellUmberto I, Ubaldo Montaguti,
chiedendo quali provvedimenti, nel frattempo, siano stati presi
dalla direzione ospedaliera nei confronti dei due medici -
afferma ancora Bernardi -. Perché un malato che arriva al pronto
soccorso del Policlinico universitario non debba temere di finire
sotto i ferri per ragioni inesistenti. Con la possibilità che,
magari per un tumore o per dei calcoli che non ci sono, gli
vengano tolti organi vitali. Chiediamo trasparenza - conclude -,
ma finora non abbiamo avuto risposte. La paura è che vi sia la
volontà di tenere sotto tono la vicenda. Soprattutto cè
da capire se si sia trattato di un errore medico isolato o
meno». La mente dellAssocittadini va al caso Huscher,
quello dellex primario di Chirurgia del San Giovanni
licenziato in tronco nel 2005 dopo la denuncia di un suo
assistente il quale sosteneva che il suo coordinatore operasse
pazienti per tumori e altro senza reali diagnosi. Allora il
sospetto fu che Huscher asportasse milze, utero, colon e
intestini, pur di privilegiare lutilizzo di macchinari
«sponsorizzati» da unindustria farmaceutica.