IL POLICLINICO DEGLI “AFFARI PROPRI”

 

da IL GIORNALE del 10/10/2004 - CRONACA DI ROMA

 

di Ario Albertelli

 

Al Policlinico, i “profittatori” dovranno tirare la cinghia e rigare diritto. Il commissario straordinario dell’Umberto I, Dino Cosi, ha fatto recapitare ai responsabili amministravi, ai direttori dei dipartimenti, universitari e sanitari, compresi i 6.500 dipendenti del nosocomio, una lettera nella quale viene sottolineata la «necessità di una maggiore attenzione nel disimpegno delle attività lavorative», rilevando che: «si assiste a situazioni dove le attività dell’ufficio vengono in larga parte disattese o considerate in subordine ad attività di altra natura o personali, non collegate a compiti a ciascuno assegnati nell’azienda». Altro auspicio riguarda quanti, maggiormente responsabili, sono invitati a «segnalare i casi più evidenti di disattenzione». Ma cosa succeda realmente dietro le mura che circondano l’ospedale più grande d’Europa è facile da descrivere tendendo l’orecchio ai racconti di corsia. I beni di consumo ordinario per la pulizia dei reparti e quelli per la cura del corpo del migliaio di pazienti, malgrado le quantità acquistate periodicamente siano ingenti, spariscono in seno a una settimana. «Per la propria pulizia, chi è ricoverato, si porta da casa, carta igienica e saponi perché i bagni dei reparti di degenza – si mormora a bassa voce - dopo qualche ora che ne sono riforniti vengono come d’incanto saccheggiati». Così pure per l’acqua minerale: «O si compra per mezzo euro all’erogatore del corridoio o se ne fa a meno». C’è chi, tra i funzionari amministrativi, racconta di medici e infermieri che usufruiscono privatamente di strumenti diagnostici portatili “griffati Policlinico Umberto I” per svolgere a studio o in clinica, il proprio lavoro. Di segretarie che, per battere al computer, una lettera di una pagina, impiegano tre giorni. Di quanti altri sono stati colti in flagrante ad utilizzare la rete telematica e telefonica dell’ospedale per affari personali, compresa la navigazione su siti poco “ortodossi”. Vicende quotidiane che non sono in controtendenza ai toni della “tirata d’orecchi” preventiva del commissario straordinario che comunque, non puntano il dito contro alcuno. Purtuttavia le rappresentanze sindacali si sarebbero per così dire “offese” da tanta “arroganza”. «Cadendo in errore – sollecita il direttore amministrativo Florindo Antoniozzi – la lettera in questione è solo un’esortazione ad essere tutti più corretti. Siamo in un momento di sforzo generale al quale bisogna partecipare, tutti, per la riorganizzazione completa dell’azienda sanitaria. Impegno che lo stesso Governo Berlusconi ha riconosciuto formulando un decreto “salvabilancio” che tutelasse l’azienda attuale dai crediti della precedente la quale, dopo il fallimento è stata messa in liquidazione e ripagherà solo il 49 per cento dei debiti accertati». Quanto a presupporre se, l’invito alla parsimonia nell’utilizzo privato di beni e servizi, abbia indotto il commissario Cosi a procedere nei confronti di qualche dipendente, informando l’autorità giudiziaria, il direttore amministrativo, conferma di no, aggiungendo: «Non è detto lo farà in seguito». Per limitare lo spreco in bolletta si è comunque già corso ai ripari imponendo l’accesso, a tempo, tramite password e autorizzazione da parte dell’amministrazione centrale. «Un’operazione necessaria che è stata consentita anche con il cambio del gestore dei servizi telefonici e di rete – ha continuato il direttore amministrativo – è stato inoltre escluso l’accesso a pagine web “particolari”. Mentre per le telefonate extraurbane compresi i cellulari e le intercontinentali è vincolante il passaggio tramite centralino». Provvedimenti necessari per non ricadere nelle vicende sconfortanti di qualche anno fa. Tra il 1998 e il 1999, l’Umberto I  fu al centro di una serie di scandali che investirono anche alcuni primari che, imponevano di eseguire indagini istologiche sui reperti di pazienti curati privatamente. Sempre in quegli anni furono denunciati alla magistratura medici che dopo aver timbrato il cartellino, tornavano presso la casa di cura privata a svolgere altre mansioni. Per parlare di “spiccioli” vale la pena ricordare quei dipendenti dell’Economato universitario colti in flagrante a scaricare in via Borrelli, a poche centinaia di metri dal Policlinico, beni alimentari da un furgone privato.