Ma il direttore Antoniozzi rassicura "aspettiamo il riordino
del personale".


di Ario Albertelli

 

 

da IL GIORNALE del 8/11/2004 - CRONACA DI ROMA

 

«Senza togliere nulla ai pareri espressi dai revisori contabili del Policlinico, ma il collegio è stato insediato da poco e ha messo le mani avanti». Specifica così l’analisi dettagliata sul bilancio consuntivo 2003 e l’ipotesi preventiva del 2004 redatta dai sindaci revisori, il direttore amministrativo del nosocomio universitario Florindo Antoniozzi che da 3 anni è al timone del comparto burocratico all’Umberto I. «Non basta coprire il buco di bilancio, serve un’azione efficace che possa risolvere tutti i punti chiave sulle entrate e le uscite. Per questo ci sono allo studio dei programmi e dei progetti di rilancio già presentati».

Direttore, da anni oramai si parla di ristrutturare l’Umberto I, addirittura dall’epoca della gestione guidata da Riccardo Fatarella, risalente alla vecchia azienda ora in liquidazione. Fu presentato anche allora un progetto. Ora quindi ce n’è uno nuovo?

E’ stato posto già al vaglio della Regione Lazio e si basa essenzialmente sul riordino dei Dai, i dipartimenti assistenziali integrati. La pianta organica dei Dai verrà ridisegnata completamente in termini di quantità e qualità del personale operativo. Ma non dobbiamo dimenticare che ci vogliono anni per risanare un’azienda di questa portata. Con 6.500 unità, di cui 4.500 circa universitari e i restanti ospedalieri. Tra questi 850 sono solo gli amministrativi. All’interno di tutto poi ci sono dei contratti pluriennali da rispettare in toto, prima di poterli rinegoziare.

Rinegoziare significa risparmiare?

Naturalmente. L’andamento è già in netto miglioramento, non è un allarme quello che i sindaci revisori lanciano, ma un invito all’attenzione e soprattutto a portare avanti il programma di risanamento.

Risanamento che dovrà comportare il pareggio del bilancio dell’anno passato che si presenta con una perdita di 77 milioni di euro e di quello in corso che ne preventiva altri 93.

Portare a zero le perdite sarebbe un’illusione. Non c’è un’azienda sanitaria che sia in attivo. Ma il Policlinico viene comunque da una storia ben peggiore. Nel 2001 le perdite si attestavano a 205 milioni di euro, nel 2002 sono scese a 130 milioni e prevediamo di scendere malgrado la previsione sia di 93 milioni di disavanzo. Dovuti tuttavia ad un incremento imprevisto delle polizze assicurative. Peraltro in quest’ultimo anno ci siamo imbattuti nella diminuzione di 450 posti letto cui però non è seguito un abbattimento dei costi. Il personale è rimasto tale e quale. I medici sono stati invitati tramite bandi a recarsi al Sant’Andrea, all’ospedale di Bracciano e nel polo ospedaliero Pontino. Solo in pochi hanno risposto positivamente. Peraltro devo dire che, chi si è trasferito è soddisfatto pienamente della scelta.

Tagli di personale in arrivo quindi?

Assolutamente no. E’ ovvio però che buona parte del personale amministrativo della Sapienza è impegnato nei dipartimenti universitari. Il piano di riordino prevede quanti ne serviranno all’Umberto I. Si concerterà quindi con la categoria e si troveranno delle soluzioni appropriate.

L’offerta assistenziale con il riordino potrà senz’altro migliorare. Sbaglio?

E’ già di qualità elevata, ma non sbaglia. Abbiamo illustri medici. Quanto all’assistenza anch’essa fornirà servizi ulteriori. Nel riordino è previsto l’incremento del turnover dei pazienti perché i tempi di degenza saranno ridotti. In contemporanea si potranno consentire alternanze di turnazioni pari a 12 ore quotidiane. Un’offerta ancora più significativa.