Al Signor PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI ROMA
DENUNCIA
Oggetto: LA REGIONE LAZIO E LA MANCATA ATTUAZIONE DEL DPR 14.1.1997 IN MATERIA DI "REQUISITI STRUTTURALI, TECNOLOGICI ED ORGANIZZATIVI MINIMI PER LESERCIZIO DELLE ATTIVITA SANITARIE DA PARTE DELLE STRUTTURE PUBBLICHE E PRIVATE".
Il sottoscritto dott. Giorgio Bernardi nato a Frascati RM l8.5.1952 e residente in Roma Via Cassia 1712 nella sua qualità di Vice Presidente dellASSOCITTADINI ASSOCIAZIONE DEGLI UTENTI E DEI CONSUMATORI inoltra la seguente denuncia.
PREMESSA
"Due ore di ritardo per diagnosticare una grave emorragia addominale. Due ore che potevano costare la vita a un medico vittima di un incidente stradale. E questo il risultato dellinchiesta dei tre ispettori della Regione nel pronto soccorso del San Giacomo. La relazione è stata trasformata dallAssessore regionale alla sanità Lionello Cosentino in una diffida indirizzata a Mario Mazzocco, direttore generale della Asl Rm A, quella che gestisce lospedale tra via del Corso e via di Ripetta. Il manager dovrà in pochi giorni sistemare il pronto soccorso e censurare loperato del dottor Alessandro Boffino, chirurgo, accusato di aver tenuto comportamenti contrassegnati da gravi carenze nella documentazione dellattività svolta e nella gestione del rapporto tra medico e paziente esponendo questultimo a gravi rischi.
Il provvedimento di Cosentino è stato notificato ieri pomeriggio al manager, pochi minuti dopo che sul suo tavolo era arrivata la relazione dei tre ispettori chiamati a indagare sul funzionamento del pronto soccorso del San Giacomo. Linchiesta era stata ordinata il 30 giugno scorso quando Pierfrancesco Dauri, 37 anni, denunciò di aver rischiato la vita per una diagnosi iniziale un po superficiale. Dauri, medico rianimatore dellunità di terapia intensiva del SantEugenio, l11 giugno era stato vittima di un grave incidente stradale. A bordo della sua moto, mentre tornava a casa dopo un turno di lavoro nellospedale dellEur, venne travolto da unauto nei pressi del Quirinale.
Luomo arriva a tempo di record al San Giacomo (lindagine ha accertato che lambulanza del 118 ha impiegato 8 minuti per raggiungere il ferito e 5 per trasportarlo al pronto soccorso) ma qui inizia il calvario, denunciato dallo stesso medico. Pierfrancesco Dauri accusa dolori addominali ma il medico di turno lo rassicura: "E una semplice frattura costale". Nel frattempo arriva al San Giacomo anche la moglie del ferito (anche lei è una dottoressa) e finalmente dopo insistenze e liti luomo viene sottoposto a unecografia che mette in evidenza una grave emorragia addominale e la rottura del fegato. Il radiologo ordina unintervento chirurgico durgenza. E mezzanotte, sono trascorse più di due ore dal ricovero. Dauri rifiuta lintervento, "firma" e viene trasportato nella clinica Villa Nomentana dove finalmente viene operato. E salvato.
Finito il pericolo, Dauri non si dimentica dellodissea. Scrive ad Il Messaggero, prepara una denuncia contro i vertici del San Giacomo. Lesposto finisce anche alla Regione e lassessore Cosentino ordina unispezione. Ieri sono arrivati i risultati.
Il resoconto della commissione rileva la sostanziale correttezza della diagnosi effettuata però dopo due ore dal ricovero. Poi arrivano le critiche nellorganizzazione del pronto soccorso. Non cè coordinamento tra i medici e i chirurghi. Le procedure di assistenza sono insufficienti: lemocromo è stato effettuato solo dopo unora e lemogasanalisi (necessaria per valutare le condizioni respiratorie) non è stata mai effettuata. "E preoccupante lassenza di procedure formali per valutare la gravità e lurgenza dei pazienti - si legge nella relazione degli ispettori -. Al San Giacomo lorganizzazione del Dipartimento di emergenza e accettazione è in grave ritardo che solo in apparenza sembrano dipendere dalla carenza di risorse che invece sono usate in modo inadeguato".
A Lionello Cosentino non è rimasto che diffidare il manager. "Un episodio, quello San Giacomo, grave - spiega lassessore regionale - che condanna lintera sanità romana. La realtà è però ben diversa. Lo sforzo di tutti è quello di offrire ai cittadini di tutto il Lazio un servizio di emergenza puntuale, efficiente e efficace. Non farò sconti a nessuno perchè sulla vita della gente non si scherza". Il manager ha 10 giorni di tempo per standardizzare le procedure di registrazione dei documenti del pronto soccorso, entro 30 giorni invece dovrà organizzare un modello integrato di emergenza mentre in due mesi dovrà organizzare il sistema di gestione dei casi più gravi. Per il dottor Alessandro Boffino è stata chiesta la censura per il rapporto con il paziente fino a indurlo a rifiutare lintervento chirurgico, proposto solo dopo oltre due ore. La verifica della diffida è stata affidata agli stessi ispettori regionali. "
(Fonte MARCO GIOVANNELLI Il Messaggero 3.7.1998)
Ed ancora.
"Al San Giacomo è lora delle punizioni. Lesito della fulminea ispezione della Regione allospedale di via Canova è dal primo pomeriggio di ieri sul tavolo dellassessore regionale alla Sanità, Lionello Cosentino. E oggi lassessore comunicherà i provvedimenti disciplinari che adotterà. Ma nei confronti dei medici, dei vertici amministrativi o di entrambi? Oggi lo sapremo.
Il contenuto della relazione di Carlo Saitto, Rodolfo Proietti e Mario Rastrelli, i tre dirigenti ai quali Cosentino aveva affidato lindagine, sarà svelato proprio in giornata. E finalmente si potrà sapere se la sera dell11 giugno, trasportato dopo un incidente in moto al pronto soccorso chirurgico del San Giacomo, il dottor Pierfrancesco Dauri ha davvero rischiato di morire per errori di procedura. Si sa già, invece, che nel presidio sanitario del centro storico i tre super-ispettori hanno trovato unorganizzazione zoppicante. Di sicuro, non allaltezza di una struttura classificata come Dipartimento di emergenza e accettazione di primo livello.
Lispezione ordinata da Cosentino ha suscitato critiche dal professor Pugliese, primario di Cardiologia: "Cosentino sa da tempo dellapprossimativa organizzazione del nostro Dea. Ma ha fatto finta di nulla, malgrado due interrogazioni parlamentari presentate a marzo da alcuni componenti della Commissione Sanità della Camera"."
(Fonte: Il Messaggero 2.7.1998)
Ed ancora:
"Il presidente dell Ordine nazionale dei medici, Aldo Pagni è contrariato. Ma per unaltra ragione.
"Perchè uno come lui, un medico dovrebbe evitare certe esternazioni".
Cioè?
"Voglio dire che prima di prendere carte e penna e scrivere al Messaggero, il dottor Pierfrancesco Dauri avrebbe fatto bene a rivolgersi alla Magistratura".
E se tutto finiva sotto silenzio?
"Spetta ai giudici stabilire se e di chi sono le eventuali responsabilità. Formalmente il dottor Dauri ha sbagliato e dovrà risponderne allOrdine provinciale competente in materia disciplinare".
Sarà punito perchè ha parlato, insomma?
"Questo io non posso saperlo e non spetta a me dirlo. Io so soltanto che con le sue dichiarazioni il dottor Dauri ha danneggiato la credibilità della categoria. Non possiamo permettere questo tiro al piattello puntando al bersaglio grosso, la malasanità. Altrimenti tra non molto la gente anzichè rivolgersi ai medici andrà dagli sciamani o dagli stregoni".
Obiezione: non crede che a danneggiare il buon nome della categoria siano altre cose. Ad esempio, il comportamento dei medici del San Giacomo?
"È da dimostrare. E prove alla mano. Insomma, se pure comprendo dal punto di vista umano lo sfogo del dottor Dauri, lemozione, la delusione del paziente-medico, mi chiedo se davvero sia possibile che un pronto soccorso non abbia capito che andava fatto un emocromo".
Dica la verità, sarebbe stato meglio lavare i panni sporchi in famiglia?
"Non ho detto questo".
Scusi, ma lei in un pronto soccorso romano cha mai messo piede?
"Certo, e posso anche raccontarle di quando il mio predecessore per una spina di pesce fu costretto a correre al San Camillo. Data lora tarda non si trovava un otorino. Spuntò fuori quando si seppe che il paziente era il presidente dellOrdine"
Allora è daccordo, il dottor Dauri ha fatto bene?
"No, questa è unaltra storia"
(Fonte: CLAUDIO MARINCOLA Il Messaggero 30.6.1998)
Ed ancora.
"Zitti e allineati. E se proprio bisogna parlare, lunico modo è farlo con il linguaggio polverso delle carte bollate e con i tempi biblici della giustizia. Ma il giuramento di Ippocrate può trasformarsi in un bavaglio? E quanti altri al posto del dottor Pierfrancesco Dauri avrebbero fatto lo stesso? "Rivolgersi ai giornali è diventato lunico modo per farsi sentire - si schiera, lo psichiatra Paolo Crepet - Questo medico romano che ha raccontato al Messaggero la sua vicenda personale ha infranto lomertà, la cultura mafiosa che si annida nei gangli di questa professione della quale io faccio parte. Ed è per questo che ora va punito". "Su questa vicenda - si accalora Crepet - deve intervenire il ministro Bindi e chiedere subito le dimissione del presidente dellOrdine. Sono questi gli atteggiamenti che screditano la categoria, non le denunce dei cittadini. Io - affonda lo psichiatra - non posso sentirmi rappresentato da questo signore che sta dalla parte di chi ti lascia le pinze nella pancia".
"Sul piano umano e personale comprendo benissimo la scelta del dottor Dauri - è la premessa del professor Corrado Manni, direttore dellIstituto Anestesia e Rianimazione dellUniversità Cattolica, uno dei medici del Papa - Anche a me è successo qualcosa del genere. In Veneto molti anni fa rimasi ferito in un incidente stradale e chiesi di essere trasferito al Gemelli. Mi chiedo però se il problema vero non sia un altro. Comè possibile che il San Giacomo, un ospedale così centrale e scomodo, possa essere del tutto adeguato per lemergenza? Lefficienza di un servizio di pronto soccorso è il biglietto da visita di un Paese moderno. Mentre la storia che ho letto ieri sul vostro giornale sembra ambientata in Uganda e non in Italia".
"Il paziente ormai deve sapersi difendere - è la tesi del dottor Giorgio Furio Coloni, primario della II Clinica chirurgica dellUmberto I - Ma diffondere malessere, anche per un fine nobile, può diventare uno strumento pericoloso. Quando poi il paziente è un medico quasi sempre nascono incomprensioni. La mia opinione riguardo a questa vicenda è che il problema sia organizzativo e riguardi esclusivamente il San Giacomo".
Articolato il giudizio del direttore sanitario del Policlinico Umberto I, Gianfranco Tarsitani. Che su un fatto però non ha dubbi: "Trovo assurdo - dice - che il dottor Dauri rischi una censura. La sua denuncia è quello di un libero cittadino; noi medici non siamo tenuti al rispetto mafioso delle strutture. Anche se in alcuni casi si rischia di portare acqua al mulino delle cliniche private". Un problema che non si pone il professor Francesco Antonini, docente di Geriatria e Gerontologia alluniversità di Firenze. "Macchè censura e censura...il dottor Dauri ha scelto lunica cosa possibile: non farsi ammazzare. E Pagni, che non è un medico ma di professione fa il sindacalista, finge di non averlo capito"".
(Fonte Il Messaggero 30.6.1998)
Tutto ciò premesso
DENUNCIA
LAssessore regionale alla Sanità, On. Lionello Cosentino, a seguito della denuncia del dottor Pierfrancesco Dauri che ha accusato un collega del pronto soccorso chirurgico dellospedale di via Canova di avergli fatto rischiare la vita, ha ordinato unispezione allOspedale San Giacomo.
Una vera e propria commissione di indagine che ha ispezionato il San Giacomo per fare chiarezza su quanto accadde la sera dell11 giugno al pronto soccorso chirurgico - dove Dauri arrivò in ambulanza dopo un incidente di moto - ma anche sembra per verificare lappropriatezza delle modalità di gestione dellemergenza presso il Dipartimento di emergenza e accettazione dellospedale.
La ricostruzione di quella travagliata notte al pronto soccorso deve spiegare in particolare lappropriatezza e la tempestività della valutazione clinica del pronto soccorso, della valutazione strumentale e del trattamento effettuato.
LAssessore sembra abbia chiesto a tre esperti ed a Mario Mazzocco, direttore generale della Asl Rm-A (da cui dipende il San Giacomo) suggerimenti su eventuali provvedimenti organizzativi e disciplinari.
Si cercano eventuali colpevoli, a livello medico ma anche amministrativo: il caso Dauri ha mostrato una serie di disfunzioni (la chiusura notturna del laboratorio di analisi e del centro trasfusionale) non ammissibili in una struttura classificata come dipartimento di emergenza di primo livello.
Sembrano configurabili come reato le critiche mosse da Aldo Pagni, Presidente dellOrdine dei Medici, a Dauri, colpevole di aver fatto certe esternazioni, Pagni ha minacciato: "Ora dovrà rispondere di questo", facendo intuire provvedimenti disciplinari nei confronti del medico (da "Il Messaggero" 30.6.1998).
Se il Presidente dellOrdine fa dichiarazioni del genere, è lui che deve andare sotto inchiesta, non Dauri, il Presidente Pagni deve prims tutelare la salute dei cittadini e poi preoccuparsi della dignità dei medici, che non può essere protetta con lomertà: la credibilità dellOrdine sta nel coraggio di denunciare chi tradisce lalto valore della professione.
Al San Giacomo è lora delle punizioni: lesito della ispezione della Regione allospedale di via Canova è al vaglio dellAssessore Regionale alla Sanità, Lionello Cosentino.
LAssessore comunicherà i provvedimenti disciplinari che adotterà: ma nei confronti dei medici, dei vertici amministrativi o di entrambi?
E quali saranno le punizioni nei confronti della Regione Lazio?
Lispezione ordinata dallOn. Cosentino ha suscitato critiche da parte del professor Pugliese, primario di Cardiologia: "Cosentino sa da tempo dellapprossimativa organizzazione del nostro Dea. Ma ha fatto finta di nulla, malgrado due interrogazioni parlamentari presentate a marzo da alcuni componenti della Commissione Sanità della Camera"." (da Il Messaggero 2.7.1998)
AssoCittadini ha notificato il 13.5.1998 un atto di diffida al Presidente del Consiglio Regionale del Lazio dandone contestuale notizia allAssessore alla Salvaguardia e Cura della Salute Regione Lazio On. Lionello Cosentino: la risposta è stata omessa / rifiutata.
Le motivazioni della diffida: le Regioni entro un anno dalla pubblicazione del decreto (20.2.1997), nellambito della propria autonomia dovevano emanare norme di attuazione alle disposizioni del DPR 14.1.1997 "Approvazione dellatto di indirizzo e coordinamento alle regioni in materia di requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi per lesercizio delle attività sanitarie da parte delle strutture pubbliche e private".
I requisiti organizzativi minimi previsti dal citato DPR sono quelli previsti dalla norma europea UNI EN ISO 9000 e questa costituisce una formidabile garanzia per lutente.
La certificazione UNI EN ISO 9000 "standard europeo per il riconoscimento e la certificazione dei sistemi di qualità" recepisce una norma europea obbligatoria per lItalia e richiede che siano garantiti i requisiti qualitativi di servizio stabiliti a livello contrattuale: essa costituisce una "garanzia di qualità per lutente".
Queste normative non certificano lazienda ma la struttura organizzativa, le responsabilità, i procedimenti e le risorse messe in atto per garantire un elevato standard qualitativo nella fornitura dei servizi.
E stato per disfunzioni organizzative che il dottor Dauri ha rischiato di morire al Pronto Soccorso dellOspedale San Giacomo.
Era anche per evitare lennesimo caso di "malasanità" che AssoCittadini aveva chiesto, al Presidente della Regione Lazio e quindi allAssessore alla Sanità, rimanendo inascoltata, di:
"Un episodio, quello San Giacomo, grave - spiega lassessore regionale - che condanna lintera sanità romana non farò sconti a nessuno perchè sulla vita della gente non si scherza".
AssoCittadini è daccordo con lOn. Cosentino ed evidenzia che nel nostro sistema sanitario le ASSLL dipendono dalle Regioni e dai relativi Assessorati.
Per quanto sopra denunciato:
CHIEDE:
ALLEGA:
Con osservanza.
Roma, 20.7.1998
Se avete informazioni o commenti scrivete ufficiostampa@associttadini.org