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Mercoledì 30 Settembre 1998 |
LA SERA DELLE PRINCIPESSE
Ottocento invitati al
party
organizzato dallambasciata
nellex villa Ruspoli
"Altro che al Colle, è qui la festa"
Gianicolo, la
"rivincita" della nobiltà
di CARLA PILOLLI
ROMA - Se cè qualcuno a Roma che si è svegliato
stamattina felice come una pasqua, questi è sicuramente
lambasciatore di Spagna, Juan Prat y Coll. Per il
diplomatico infatti è finito un incubo visto che, insieme alla
moglie Leontine, non deve più subire lassalto di quelle
signore che, per garantirsi laccesso al party reale di ieri
sera, da lui magnificamente organizzato per conto dei sovrani
spagnoli nella sede ambasciatoriale del Gianicolo, hanno tirato
fuori dai loro poco fronzuti alberi genealogici bisnonne andaluse
o zie catalane, quando addirittura non hanno avuto la
sfrontatezza di attribuirsi un avo "Grande di Spagna".
Les Rois sen vont. Sì, Juanito e Sofia si congedano da
Roma stamattina. E dunque allambasciatore Juan Prat y Coll
non rimane altro, dopo tante fatiche, che godersi gli
entusiastici commenti degli amici del "mondo bene" che
hanno trovato "divino" il king-party. Presenziato
appunto da quel re con laria da vichingo,
labbronzatura da velista, il sorriso divertito che è
piaciuto immensamente alle dame lusingate dalle sue galanterie e
colpite dallo stile di sua moglie Sofia, viceversa così
controllata, mai una parola più del necessario, nel suo abito
marrone semplicissimo. Un ricevimento che è proseguito sul filo
dellallegria pure durante limprovviso black out,
allorchè si è spento quellincendio di luci che rendeva
spettacolare lex villa Ruspoli e nel loggiato,
assolutamente strabiliante eretto dal geniale Roberto Lucifero
sul grande terrazzo, gli ottocento invitati sono rimasti per un
po nella semioscurità. Rischiarati, tra i colossali trofei
floreali e le monumentali cariatidi di cartapesta, soltanto dalle
candele dellenorme lampadario centrale la cui cera è
colata come neve sullo smoking del senatore Mario dUrso. Si
sono salvati dalle appiccicose gocce Amedeo dAosta e Sforza
Ruspoli in fitto colloquio con Giorgio Napolitano. Meno male che
il piccolo incidente è intervenuto quando tutti avevano già
sfilato davanti ai sovrani. Altrimenti sai che ruzzoloni in
quella gara degli inchini in cui si erano distinte la splendida
Sofia dAsburgo in Windschgraetz nonchè le spagnole
divenute romane per matrimonio come Elisa Massimo e Maite
Bulgari, tutte rigorosamente in rosso nonché Melba Ruffo di
Calabria strepitosa in verde acqua griffato Genny, scortata
dallaitante marito Fulco. Toh, tra i ministri Flick e
Maccanico, di scena pure Raffaella Carrà e Emilio Fede nel
gigantesco jardin dhiver di 400 metri quadri dai motivi
barocchi comprese le volute del buffet sinusoidale lungo 40 metri
su cui cera ogni ben di Dio, a cominciare dal jamon
iberico. In quella sorta di enorme gazebo dove spiccava in un
Dior rosso e nero lammaliante Marisela Federici
("Ho questo vestito da quindici anni ed ancora mi sta
bene!", diceva comprensibilmente soddisfatta la lucente dama
accompagnata dal marito Paolo) la nobiltà, snobbata in
occasione della visita dei reali del Belgio, si è presa una
rivincita, schierando tutti i suoi effettivi, dallindomita
Ninni Pallavicini alle bellezze come Pia Ruspoli che impreziosiva
loro cangiante della toilette di velluto delle Fendi,a
Ludmilla Boncompagni fino a Rosario di Bulgaria. Un parterre dove
coi parenti italiani del Re come sua zia lInfanta Beatrice
Torlonia arrivata coi figli Sandra e Marcalfonso e la nuora
Blazena, erano presenti quegli elegantissimi di grande effetto in
ruggine da sempre col Quirinale dove non vengono mai invitati.
Comprensibile sentirli dire che il party del Gianicolo superava
di gran lunga quello dato dal Colle dove, "oddio che
affronto!", mentre erano presenti tante "mogliere"
della politica, non era stata invitata Susanna Agnelli già
Ministro degli Esteri. A chi attribuire cotanto sgarbo? Una
domanda che forse non troverà risposta. Come nessuno ha saputo
spiegare per quale ragione ieri mattina, alla leggera colazione
approntata a Villa Madama da Franco Ventura, reuccio del
cataring, Walter Veltroni ha lasciato la sedia vuota. Non era la
sola in quella tavola a ferro di cavallo dove Juanito ospite di
Romano Prodi, ad un certo punto, ha chiesto, nonostante che il
pasto fosse a base di pesce, il vino rosso che secondo lui
avrebbe fatto bene anche al raffreddore di Ciampi.Invece, insieme
al re, se lè bevuto Dini.