Venerdì, 5 Aprile 2002

 

Il miraggio delle case per le vacanze

Chi le comprava non poteva poi rivenderle perché formalmente non riusciva a diventarne proprietario

Basta accendere la televisione oppure ricevere a casa una lettera del tipo: lei ha vinto l'opportunità di concedersi una casa per le vacanze a un prezzo stracciato. Basta telefonare o rispondere per ricevere un invito in un grande albergo dove, dopo uno show con un personaggio bene in vista dello spettacolo, si riceveranno i particolari per l'acquisto che di solito sono questi. Lei ci dà dai 14 ai 30 milioni, noi le garantiamo per tutta la vita la proprietà per due settimane all'anno di un appartamento sulla costa del Portogallo, della Spagna o delle Canarie.

Intendiamoci, vi sono molte società serie che vendono appartamenti in multiproprietà in questo modo. Ma bisogna stare attenti perché altre invece non lo sono per niente. Come le due, con sede in provincia e gestite da sei padovani che l'immobile lo garantivano, certo, ma il rogito non lo consegnavano mai nelle mani dei proprietari che per questo fatto non lo possedevano veramente. Il risultato era che quando i possessori, dopo aver pagato i soldi, pretendevano le pratiche, non trovavano nemmeno più le società, sparite misteriosamente o emigrate in altre città. La circostanza per chi compra è tragica perché se per qualsiasi motivo avesse bisogno di soldi e dovesse vendere non potrebbe farlo non avendo in mano i documenti che provano di essere veramente i proprietari. Di contro però, il debito fatto nei confronti di una qualsiasi finanziaria quello sì che devono onorarlo.

D'altra parte le due società padovane il rogito non lo portavano a termine per risparmiare sulle spese delle pratiche, milioni che stavano bene evidentemente in tasca loro. La truffa è stata scoperta dalla Guardia di Finanza di Padova che è partita dalle denunce fatte alle Procure di mezz'Italia fatte da alcuni dei 1600 proprietari che non riuscivano a svincolarsi dall'impegno. Le Fiamme Gialle sono pian piano risalite ai titolari delle due società padovane, oggi trasferitesi a Milano e Verona e a capire chi c'era dietro la truffa. Ieri nella sede del comando provinciale della Fiamme Gialle il maggiore Michele Piemontese comandante del nucleo tributario ha spiegato che i sei sono stati denunciati anche per reati fallimentari e frode fiscale. Infatti avrebbero presentato nella loro dichiarazione dei redditi documentazione che abbatteva i loro ricavi. La Guardia di Finanza ha accertato che ci sono 20 miliardi non dichiarati al fisco e sui quali dovranno pagare le tasse.

Formalmente le società (una figlia dell'altra) si salvavano nei confronti dei loro clienti perché gli appartamenti esistevano veramente. La truffa, secondo la Guardia di Finanza avveniva quando, non consegnando il rogito impedivano di fatto ai proprietari di venire in possesso dell'appartamento e di rivenderlo qualora avessero voluto. Oltretutto non essendo registrato né in Italia né in Spagna se fosse successo qualsiasi cosa non avrebbero potuto difendersi, provandone la titolarità nei confronti ad esempio di un'assicurazione.

Mauro Giacon

 

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