Da: "Fausto Cerulli" <faustocerulli@libero.it>
Data: Mar Gen 14, 2003 8:16 pm
Oggetto: Re: [associttadini] 15 strane morti all'ospedale San Camillo.
cartelle false, documentazione non documentata, errori procedurali ( che si
tratti di procedura penalsanitaria?), l'affermazione
che tanto i morti erano vecchi e scassati e dunque sarebbero morti lo
stesso. rabbrividisco, non tanto per i periti vil razza
dannata o dannabile, quanto per il giudice che a leggere quella perizia non
ha pensato a mettere sotto processo i periti,
ma ha preso per oro colato quella perizia che era, nel migliore dei casi,
vino scolato, e ci ha fondato l'ennesima decisione di assolvere i medici.
Una chicca della perizia, Tizio è morto ma non possiamo dare la colpa a
nessuno perchè la cartella
clinica non consente di seguire le vicende cliniche. I medici dovrebbero
pretendere l'abolizione delle cartelle cliniche;
il giudice, se vuole sapere qualcosa, si rivolge al dottore e gli chiede mi
scusi sa dirmi perchè Tizio è morto di morte
strana, e il dottore fa la prognosi, la diagnosi, la terapia, il certificato
di morte secondo quello che vuol ricordare.
Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da tremare di fronte all'accoppiata
vincente della malagiustizia e della malissiimasanità. avv. cerulli
----- Original Message -----
From: "Giorgio Bernardi" <gbernar@libero.it>
To: <associttadini@yahoogroups.com>
Sent: Tuesday, January 14, 2003 1:23 PM
Subject: [associttadini] 15 strane morti all'ospedale San Camillo
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Martedì 14 Gennaio 2003 |
CRONACA DI ROMA
Il caso di Cardiochirurgia al
S. Camillo
Pazienti deceduti,
una perizia
scagiona i medici
Nessuna
responsabilità professionale dei medici. È quanto ha stabilito
la perizia collegiale disposta dal Gip Pierfrancesco De Angelis
in sede di richiesta di rinvio a giudizio di quattro medici
dell'ospedale San Camillo per la morte di 15 pazienti avvenuta
nel 1999 nel reparto di cardiochirurgia.
Il primario del reparto, Francesco Musumeci, è accusato di
omicidio colposo e i chirurghi Mariano Feccia, Giampaolo Luzi e
Giovanni Casali (in relazione solo ad alcuni decessi) di
cooperazione colposa. La relazione - l'incarico era stato
conferito il 6 marzo 2002, e avviato soltanto a partire dal
successivo mese di luglio - è stata depositata giovedì scorso.
Il Gip mirava a conoscere le cause del decesso e la congruità
degli interventi compiuti dai medici.
Secondo il sostituto procuratore titolare dell'inchiesta, Maria
Bice Barborini, i medici avevano operato con "negligenza e
imperizia" causando la morte dei 15 pazienti. Ma i tre
periti del Gip - Claudio Grossi, Antonella Lazzaro e Ettore
Vitali - pur riscontrando alcune anomalie e, in un caso, ritardi
procedurali, non hanno accertato inadempienze o colpevoli
mancanze nell' attività dei medici. I tre periti, al contrario,
hanno sottolineato che per tutti i 15 pazienti - la maggior parte
dei quali di età avanzata - erano affetti da gravi patologie
cardiache o cardiovascolari, oppure erano stati già sottoposti a
pregressi e plurimi interventi cardiochirurgici. In generale, i
tre esperti hanno sottolineato "scarsa attenzione nella
compilazione delle cartelle cliniche", tale da "rendere
assai difficoltosa la ricostruzione del percorso clinico del
singolo paziente".
Ad esempio, il caso di F.V., di 69 anni, non ha consentito
precise conclusioni non potendo disporre i periti del materiale
diagnostico strumentale originale. Per il caso di C.S., di 74
anni, parlano di alcune scelte "non logiche" seppure si
riconosce ai chirurghi l'aver "messo in atto tutti i
provvedimenti d' emergenza". Le inottemperanze più gravi
riguardano la degenza di R.M., di 59 anni, per il cui caso i
periti hanno individuato "ritardi procedurali",
comportamenti "censurabili" e la mancanza di 13 giorni
di diario clinico.
La notizia dell'inchiesta si diffuse l'11 febbraio 2000 quando
nell'ospedale San Camillo furono sequestrate per ordine della
magistratura circa 30 cartelle cliniche, registri e altri
documenti riguardanti casi di malati curati nel reparto di
cardiochirurgia morti nei precedenti dodici mesi in circostanze
sospette. La segnalazione era stata degli allora consiglieri
regionale Andrea Augello e comunale Sergio Marchi, entrambi di
An, che chiesero le dimissioni del commissario straordinario del
S.Camillo-Forlanini dell'epoca, Claudio Clini.