LE NOSTRE TESI
| La nostra
missione è quella di tutelare lutente ed il
consumatore in modo adeguato. Apriamo queste pagine per suscitare un dibattito su argomenti che riteniamo di interesse diffuso. Scrivete a: contatto@associttadini.org 1°TESI 2° TESI 3° TESI 4° TESI 5° TESI |
1° TESI
Il
cittadino che ha subito un torto o un danno di qualsiasi entità
ha diritto ad essere adeguatamente indennizzato.
Dopo quella rivoluzione che sembrò essere
Tangentopoli nulla è cambiato in Italia: gli scandali
continuano, le solite parole vuote da parte dei politici, la
pressione fiscale che continua a crescere. A tutto questo si
aggiunge una classe politica che vuole imporre il suo primato
sulla Magistratura con unazione che forse non è ancora
chiara nei suoi intenti ma sicuramente non è a vantaggio dei
cittadini.
In un Paese civile e democratico il cittadino che ha subito un
torto o un danno ha diritto ad un risarcimento e dovrebbe contare
anche su atti di riparazione spontanei da parte di chi fornisce
il servizio, soprattutto se questo è finanziato con denaro
pubblico, invece ogni giorno la Pubblica Amministrazione fa
ostentazione di protervia.
Lo Stato italiano (è uno dei tanti esempi che si potrebbe fare)
rifiuta persino di pagare dei premi alla Lotteria per un errore
dei numeri di serie dei biglietti di cui è responsabile il
computer del Ministero delle Finanze.
Lo Stato italiano con il Monopolio dei tabacchi incoraggia i
fumatori, violando la Costituzione repubblicana che vuole la
tutela della salute come fondamentale diritto dellindividuo
ed interesse della collettività, e non mette in guardia gli
utenti sui rischi che corrono.
Se avete subito un torto da una persona fisica, da un ente o
dalla Pubblica Amministrazione contattateci, noi presenteremo le
denunce e ci mobiliteremo con lo staff dei nostri avvocati e con
tutta la nostra organizzazione.
Associttadini è specializzata nel campo dellinformazione,
della documentazione e della comunicazione.
Linformazione e oggi una risorsa strategica
indispensabile per qualsiasi organizzazione.
Le probabilita di successo in una organizzazione dipendono
dalla capacita sia di ottenere informazioni precise ed
attendibili sullambiente in cui si opera che di comunicare
informazioni complete ed esaurienti circa la propria
attivita.
Associttadini risolve questa doppia esigenza offrendo ai
propri iscritti da un lato una vasta gamma di servizi informativi
e di documentazione e dallaltro una efficace presenza
comunicativa sul World Wide Web.
La Rete è il futuro dellinformazione perché la gente deve
sapere quello che gli succede intorno e soltanto quando
linformazione è immediata si possono bloccare le turpi
manovre dei prepotenti di turno.
Segnalateci abusi e disservizi, noi presenteremo le denunce,
faremo le inchieste, avvieremo azioni legali civili oppure
cercheremo di fare scattare le azioni penali affinchè ogni
cittadino danneggiato possa costituirsi parte civile con la
nostra assistenza.
2° TESI
Il
sistema bancario è inadeguato alle esigenze degli utenti e
virtualmente sullorlo del fallimento.
Il destino dei nostri soldi è spesso affidato a
documenti avvolti nella segretezza.
Agli inizi del 1997 sembra che i banchieri abbiano presentato
ufficiosamente al Governo ed a tutti leader politici un dossier
descritto come unanalisi in vista di Maastricht.
LEuropa unita in verità centra poco, il dossier è
stato un grido d'allarme ed una disperata richiesta d'aiuto.
Le banche hanno chiesto forti agevolazioni fiscali, lo sgravio di
oneri impropri e strumenti per tagliare il costo del lavoro anche
al di là della cassa integrazione che dal punto di vista dei
banchieri è considerata inutile.
La piattaforma di salvataggio chiesta dai banchieri si dovrebbe
aggirare intorno a 10.000 miliardi di lire.
Stiamo in guardia perché dietro la falsa cortesia del banchiere
in doppiopetto cè un sistema non solo inefficiente e
spesso arrogante con i clienti ma anche sembra virtualmente
sullorlo del fallimento.
Gli ultimi dati sono da brivido: i crediti in sofferenza di tutte
le banche ammontano a circa 118 mila miliardi, se andrà bene,
dopo anni di trafile giudiziarie, potranno esserne recuperati la
metà.
Altri 48 mila miliardi rappresentano i crediti incagliati, cioè
seriamente in pericolo.
In tutto sono 166 mila miliardi di lire in pericolo.
A fronte cè il patrimonio delle banche: 180 mila miliardi
di lire.
Il rischio sta per raggiungere il capitale.
E questi sono soltanto i dati ufficiali!
Oggi le banche sono come degli studi cinematografici: il cliente
è intimorito da facciate imponenti ma dietro la cartapesta
sbucano le erbacce mentre attori e comparse sono affaccendati
intorno ai loro guai.
Questi guai si scaricano due volte sui cittadini: come
contribuenti sono stati a ripianare i buchi del Banco di Napoli,
come risparmiatori affrontano lincertezza dei depositi,
disservizi, angherie e ricatti come quello del direttore che
minaccia il cliente di revocargli in tronco il fido se non
aumenta la movimentazione (e quindi i costi) del conto corrente.
Le vessazioni iniziano dai tassi dinteresse, oggetto degli
appelli del Capo del Governo, di politici ed industriali.
Tali appelli sono velleitari perché il Capo del Governo sa molto
bene che se il costo del denaro scendesse a livelli europei, le
banche dovrebbero sopportare un buco supplementare di
diciottomila miliardi: sarebbe il crack!
Questo non significa negare lo scandalo.
La forbice tra i tassi medi pagati sui depositi e quelli pretesi
per i prestiti è ancora di quasi cinque punti percentuali: quasi
il doppio dellinflazione!
Il costo medio del denaro in Italia è in media dell11.54%,
il più alto dellEuropa occidentale ed un imprenditore (al
Sud è quasi norma) può pagare oltre il 20% per un prestito
bancario.
Siamo sudditi altro che clienti!
Sapete cosè l'anatocismo trimestrale"? E
unespressione oscura per definire un trucco: le banche
addebitano ogni tre mesi gli interessi sugli scoperti, così il
debitore si trova a pagare un interesse anche sullinteresse
appena conteggiato.
Se molto prendono, ben poco le banche italiane sono disposte a
dare ed infatti vantano un altro record negativo: il basso
rendimento delle obbligazioni che emettono.
Negli USA le banche spesso pagano tassi più alti rispetto ai
bonds federali, da noi no.
Spesso è usata largomentazione che i titoli di Stato
possono essere congelati mentre le obbligazioni bancarie sono
garantite dal sistema bancario, come se questo in verità fosse
meno inguaiato delle casse statali !
Le banche, sempre protette dallombrello della politica e
della Banca dItalia, sono abituate a fare i bilanci
lucrando sui tassi dinteresse e dimenticando i costi,
ignorando la concorrenza.
Larrivo della concorrenza straniera sta cambiando lo stato
di fatto, i costi delle banche tedesche e francesi arrivano
all1,5% delle attività quelli delle italiane arrivano al
2,5%.
Il costo del lavoro per ogni bancario dovrebbe calare da 110 ad
87 milioni di lire allanno.
Dei 354.000 dipendenti almeno 30.000 sono in esubero.
Gli sportelli hanno raggiunto il record di 22.450 e tra le due
cose cè un nesso: per sistemare il personale in eccesso le
banche hanno attuato una politica insensata di moltiplicazione
degli sportelli.Il problema non è soltanto quello degli esuberi,
cè un intero ceto di funzionari e dirigenti che ha fatto
carriera con la lottizzazione.
Lo scambio con la politica è tra le cause principali delle
sofferenze, il male che si è mangiato il Sud e le sue banche.
La Banca di Roma denuncia sofferenze per oltre 6.000 miliardi di
lire ed oltre 3.000 miliardi di lire in partite incagliate.
La somma è più o meno pari al suo patrimonio.
La banca, nata da una complicata fusione tra Cassa di Risparmio
di Roma, Banco di Roma e Santo Spirito, pilotata dallIRI di
Prodi e sponsorizzata da Giulio Andreotti sta digerendo a fatica
altri bocconi: la Banca Mediterranea, lInterbanca e la
Banca Nazionale dellAgricoltura.
Stanno lasciando il gruppo circa 1.500 dipendenti ed altrettanti
se ne potrebbero andare se il governo accettasse le richieste dei
banchieri in merito ai prepensionamenti.
Anche la CARIPLO riesce a malapena a chiudere i conti in utile,
zavorrata da sofferenze e perdite delle casse acquisite in Puglia
e Calabria.
Il potente San Paolo di Torino presenta circa 6.000 miliardi di
sofferenze a fronte di 9.000 miliardi di patrimonio.
La prima banca italiana per affidabilità è considerata
l'I.M.I.: figura allottantatreesimo posto nel mondo !
3°TESI
Lo
Stato italiano deve pagare per le vittime dei crack delle
finanziarie.
Gli anni 80 - 90 sono stati quelli dellalta
finanza, del boom delle Borse e delle grandi scalate.
Questimpetuosa crescita ha comportato numerosi benefici ai
singoli protagonisti della scena economica: grandi gruppi,
multinazionali, banche, assicurazioni e società finanziarie
hanno sfruttato al meglio tutte le occasioni che il ventennio ha
presentato.
Un tassello è pero mancante al mosaico: il singolo risparmiatore
non ha raggiunto quel grado di tutela e di partecipazione che gli
spetta di diritto.
Il suo ruolo è rimasto limitato a quello di spettatore pagante,
se non di partecipante al "parco buoi", e solo in
alcuni casi la normativa si è occupata delle sue problematiche.
Il vuoto non riguarda solo laspetto legislativo ma si
estende anche al disinteresse generale del sistema nei confronti
delle necessità dellinvestitore privato.
I
FONDI COMUNI DINVESTIMENTO DI DIRITTO ITALIANO
La Legge n. 77 del 1983 promuoveva presso i
risparmiatori lo strumento del fondo comune mobiliare di diritto
italiano, il lancio del prodotto era aiutata da una compatta e
massiccia azione dei grandi organi di stampa (tutti controllati
dalla grande industria).
Listituzione delle casse comuni gestite era ovviamente ben
vista da tutte le realtà industriali, bancarie ed assicurative
che vedevano limportante vantaggio di questo nuovo
strumento di finanziamento per le attività imprenditoriali.
I fondi comuni mobiliari italiani non hanno trovato successo
presso il grande pubblico che continua a preferire
lacquisto diretto di titoli pubblici.
La Legge 77 del 1983 istitutiva dei fondi comuni mobiliari di
diritto italiano non è stata più aggiornata dal legislatore e
non fornisce pertanto ancora adeguate risposte ai seguenti
interrogativi posti dal mercato:
Negli USA le menzionate situazioni sono seguite
attentamente dalla SEC Security Exchange Commission a difesa
della collettività dei risparmiatori.
Questi interrogativi spiegano forse il limitato interesse dei
risparmiatori italiani verso il sistema dei fondi comuni
mobiliari italiani che gestisce attualmente circa 140.000
miliardi di lire.
Il mercato dei fondi comuni mobiliari italiani è peraltro
dominato, per ammontare della massa amministrata, da una decina
di importanti gruppi bancari ed assicurativi.
I gruppi che gestiscono fondi comuni mobiliari dovrebbero fare
pressioni sul Parlamento affinchè la Legge regolatrice del
citato strumento venga migliorata a vantaggio dei risparmiatori e
quindi dei gruppi proponenti.Nei Paesi europei dove le Autorità
e le Associazioni dei consumatori sono più attente alla difesa
dei diritti dei risparmiatori imperano organizzazioni come, ad
esempio, la scozzese Scottish Equitable che da sola gestisce una
massa di denaro superiore a quella amministrata da tutto il
sistema dei fondi comuni mobiliari italiani.
I
TITOLI ATIPICI
La fine degli anni 80 segna il crollo
di organizzazioni dedite al collocamento di titoli
"atipici" come lEuroprogramme di Arnaldo
Bagnasco, la Eurogest
di Paolo Federici e di altre minori
come lIstituto Fiduciario Lombardo di Vincenzo Cultrera,
lIstituto Finanziario Piemontese dei fratelli Canavesio e la OTC Overseas Trade Center di Luciano Sgarlata.
Una recente sentenza della Magistratura ha condannato il
Ministero dellIndustria ad indennizzare alcuni clienti
(quelli che si erano organizzati per la tutela) della OTC per i
danni subiti a ragione dei mancati controlli ministeriali.
LEUROPROGRAMME
E LEUROGEST
I veri disastri, a ragione delle masse
amministrate e del numero di clienti coinvolti (circa 40.000)
furono quelli del fondo immobiliare Europrogramme e del gruppo Eurogest (la
fiduciaria Fundus e la Scotti finanziaria spa).
Il caso Europrogramme è in buona parte risolto grazie anche
allimpegno degli ex Agenti del fondo immobiliare a difesa
dei loro clienti, una novità è il riaccendersi di un
procedimento legale nei confronti del gruppo De Benedetti
presunto mandante di una campagna di stampa che mise in crisi il
fondo immobiliare.
E invece irrisolto il caso Eurogest (il gruppo del
finanziere Paolo Federici) dove gli
azionisti della Scotti finanziaria spa (una immobiliare che nel
1987 aveva un patrimonio immobiliare superiore a mille miliardi
di lire) hanno visto azzerato il valore dellinvestimento
per ragioni che non sono ancora chiare.
Gli ex fiducianti della fiduciaria Fundus sono invece
intrappolati in una liquidazione coatta amministrativa dove i
liquidatori si rifiutano cautelativamente di liberare la massa
amministrata esistente a ragione delle pretese
dellAmministrazione finanziaria per presunte omesse
ritenute da parte della fiduciaria: in otto anni
lAmministrazione finanziaria ha perso ben cinque volte in
Commisione tributaria (anche in quella Centrale) ma continua a
presentare ricorsi: ed i risparmiatori aspettano !
Il caso Eurogest vede coinvolti circa 20.000 risparmiatori.
AssoCittadini ha presentato una circostanziata denuncia penale in
merito alle presunte responsabilità nella crisi Eurogest.
GLI
AGENTI DI CAMBIO
La fine degli anni 80 vedeva morire
anche la categoria degli agenti di cambio che chiudevano con
diversi crack la storia della loro attività.
LE
SIM
Gli anni 90 sono quelli del lancio
delle SIM società dintermediazione mobiliare con la Legge
1/1991.
Lultimo crack di una SIM (la napoletana PROFESSIONE &
FINANZA) fa salire il conto dei risparmi bruciati a circa 700
miliardi lire con circa 10.000 investitori in difficoltà.
Ma anche per le SIM più solide e corrette cè un pericolo:
la liberalizzazione europea che scatterà a settembre con
lentrata in vigore del Decreto Eurosim
I provvedimenti a carico di SIM e Fiduciarie nel 1992 hanno
riguardato cinque società, ventisei nel biennio successivo,
quattordici nel 1995 e quattro nel 1996.
Nel complesso quelle sanzionate sono state quarantanove delle
quali trenta fallite, o in liquidazione coatta o cancellate.
Le motivazioni di questi crack sono inquietanti perché i soldi
dei clienti sono quasi sempre spariti nel nulla.Nel 1994 è stata
dichiarata fallita la Zoppi Sim: è da considerarsi un fatto
storico perché finalmente a seguito di questo crack per la prima
volta un Magistrato ha fatto ispezionare dalla Guardia di Finaza
la Consob e finalmente, questanno dei dirigenti della
Consob sono stati rinviati a giudizio per abuso dufficio.
La Unionsim, lassociazione che raggruppa 32 società non
legate a grandi gruppi, ha preannunciato una elevata moria di SIM
in occasione dellentrata in vigore della direttiva Eurosim:
il preludio dello scoppio della vera competizione europea.
LE
SIM BANCARIE: IL CREDITO SVIZZERO
Neanche lingresso dei grandi
istituti bancari, italiani e stranieri, nel capitale delle SIM è
riuscito in questi anni a tenere i clienti al riparo delle
irregolarità gravi degli operatori.
E questo il caso della ELVIGEST, controllata dal gruppo
CREDITO SVIZZERO, di grande blasone e di dimensioni di livello
assoluto.
La fiduciaria venne sospesa nel 1995 dalla Consob a ragione di
una evidente costante subordinazione degli interessi della
clientela a quelli del gruppo CREDITO SVIZZERO.
Ci risulta che parte della clientela abbia accettato delle
transazioni mentre altri hanno avviato delle procedure legali
attualmente in corso.
Il CREDITO SVIZZERO ha riorganizzato le sue attività in Italia
concentrandole nella CREDIS SIM.
LE
SIM BANCARIE: LA ING SVILUPPO
Una storia particolare è poi quella
della ING SVILUPPO FIDUCIARIA, controllata dal grande gruppo
BANCARIO ASSICURATIVO olandese ING INTERNATIONALE NEDERLANDEN
GROEP, la ING SVILUPPO fiduciaria fu multata dalla CONSOB
nellottobre 1993 con l'ammenda più alta mai comminata: 80
milioni di lire. La ING SVILUPPO FIDUCIARIA fu poi sospesa
nellestate 1994 a ragione di una scarsa trasparenza nei
costi di gestione imputati ai clienti.
Il gruppo olandese ING, azzerati i vertici aziendali in Italia
sta ora tentando il rilancio: sono però diverse le spiegazioni
che la ING deve ancora fornire al pubblico italiano.
GLI
EMERGING MARKETS
La ING comprò nel 1994 il gruppo
SVILUPPO dalla FINARTE del finanziere Francesco
Micheli, la ING si lanciò
immediatamente in Italia lattività di collocamento di
diverse tranches delle obbligazioni "emerging markets",
cioè emissioni obbligazionarie che la ING aveva proposto in
altri Paesi del mondo cosiddetti emergenti quali il Cento ed il
Sudamerica, i rendimenti offerti al pubblico italiano per le
"emerging markets" era allettante e previsto comunque
dopo qualche anno di impiego: la stampa finanziaria non ha più
fornito notizie sui risultati ottenuti dal risparmiatore con
queste obbligazioni.
GESTIARTE
La ING deve poi ancora fornire
spiegazioni adeguate in merito ad una attività ereditata da Francesco
Micheli: GESTIARTE.
Gestiarte fu il primo (ed anche lultimo) tentativo di
lanciare in Italia un fondo comune dinvestimento in opere
darte.
LAvviso richiesto dalla Consob ai sensi di legge
davvenuta pubblicazione del prospetto informativo e
riportato su Il sole 24 ore dell8.11.1989 prevedeva la
chiusura delloperazione al 31.12.1995 ma sembra che questa
data non sia stata rispettata ed i lavori siano ancora in corso.
LA
BANCA DI ROMA E LA IMPREFIN SIM
Ma esistono casi ancora più clamorosi,
come quello che ha coinvolto la BANCA DI ROMA e una sua
controllata la IMPREFIN SIM con sede legale a Milano.
Un vero e proprio scandalo, se non altro per i nomi eccellenti
che sotto un codice cifrato risultavano essere clienti della SIM.
Tutto cominciò alla fine del 1993, quando alla CONSOB arrivarono
le denunce dalcuni clienti della IMPREFIN SIM, che
lamentavano un risultato di gestione inferiore alle attese.
Tra le irregolarità trovate dagli ispettori Consob la cosa più
grave fu quella che sui conti dei VIP cera sempre il segno
positivo ed, in qualche caso le operazioni erano finanziate dalla
stesa SIM.
Da quando gli Ispettori Consob hanno richiesto lazzeramento
del vertice della IMPREFIN SIM, la BANCA DI ROMA è corsa ai
ripari.
Dopo aver ripianato i 25 miliardi di perdite ed aver nominato
nuovi dirigenti, ha trasferito le attività della SIM nella
FIGEROMA, altra SIM controllata. E la vita continua!
IL
PRIMATO DELLA BANCA POPOLARE DELLETRURIA E DEL LAZIO
La SIM ad avere il primato del
fallimento tra le SIM bancarie è la ECU SIM, controllata dalla
BANCA POPOLARE DELLETRURIA E DEL LAZIO e dalla BANCA DI
LANCIANO, essa è stata dichiarata fallita a luglio del 1995.
LO
STATO DEVE INTERVENIRE
E impensabile che gli
intermediari falliti trovino disponibilità liquide per appianare
le perdite dei clienti.La reperibilità degli ingenti fondi
necessari per la ricapitalizzazione degli enti finanziari
disastrati può derivare solo in minima parte da contribuzioni
dirette degli stessi intermediari.
Si potrebbero destinare ad un "Fondo di garanzia" parte
delle disponibilità liquide non ancora acquisite dal Consiglio
di Borsa, per la restante parte non sembrerebbero esserci
alternative ad un intervento pubblico, in altre parole con
qualche forma di prestito straordinario al "Fondo" da
parte del Tesoro o della Banca centrale.Oppure infine, con
unemissione di titoli pluriennali, garantiti dallo Stato,
da parte del "Fondo" stesso.
Lo Stato deve risarcire il risparmiatore che perde il denaro per
la scarsa vigilanza degli enti preposti.
La Corte d'Appello di Roma ha recentemente stabilito che i
risparmiatori che hanno investito e perso il loro denaro perché
hanno fatto affidamento sull'obbligo di vigilanza del MINISTERO
DELL'INDUSTRIA E DEL COMMERCIO potranno essere risarciti
dal dicastero stesso.
Tale sentenza stabilisce infatti che il principio del neminem
laedere (divieto di produrre un danno illecito) vale anche nei
confronti delle istituzioni pubbliche che, attraverso il loro
comportamento illecito, negligente o imprudente, abbaino finito
per provocare danni ai cittadini.
Maggiore tutela giuridica e patrimoniale, diffusione delle
informazioni e possibilità di una migliore educazione
finanziaria: ecco le ragioni per cui AssoCittadini scende in campo
a difesa del risparmiatore mettendo a disposizione tutte le sue
risorse.
4° TESI
La
legge fallimentare è incostituzionale:
i bancarottieri di stato debbono essere puniti.
La legge 267 del 1942 (legge fallimentare) è
incostituzionale perché viola lart. 3 e lart. 47
della Costituzione.
Per la legge 267 del 1942 non vi è uguaglianza fra cittadini ed
essa non tutela il risparmio.
La legge 267 colpisce gli imprenditori privati, le società di
capitali e le società di persone.
Colpisce sul piano penale i cittadini, che hanno la
responsabilità sociale delle imprese e delle società
private.Tutela i creditori dei privati cittadini e delle
società.
Non colpisce le banche, gli istituti pubblici, gli enti
parastatali. Non sono colpiti con la 267 i "managers "
di Stato, i lottizzati del potere pubblico, mentre i privati sono
considerati dissestatori, bancarottieri ed incriminati magari per
pochi soldi, nulla di fronte alle migliaia di miliardi che
vengono a mancare negli istituti pubblici dissestati.
Assistiamo in silenzio alla devastazione economica degli enti e
delle aziende di stato.
Il Banco di Sicilia ha perso migliaia e migliaia di miliardi
(sembra oltre cinquemila miliardi) .
Per salvare il Banco di Napoli lo Stato si è accollato 12.000
miliardi di crediti e partite a rischio, più o meno il valore
dellEurotassa.
La Federconsorzi ha perso circa centomila miliardi.
Il gruppo Ferruzzi ha perso trentaduemila miliardi.
LINPS denuncia pubblicamente ottantamila miliardi di
deficit. Il deficit dellINPS ha distrutto in termini
monetari anche il patrimonio immobiliare, valutato in circa
cinquemila miliardi, mentre il deficit è indicato in ottantamila
miliardi.
La BNL ad Atlanta ha perso quattromiladuecento miliardi;
trentaquattro miliardi in Argentina; migliaia di miliardi con la
Federconsorzi ed ha chiamato il suo socio INPS a ripianare le
perdite: lINPS poi afferma di non avere il danaro per
adempiere alla sentenza della Corte Costituzionale che ha
riconosciuto ai deboli cittadini il diritto a pensioni eque.
La legge 267 del 1942 non si applica a questi istituti pubblici
che peraltro sono anche società per azioni.
Tali Istituti non possono fallire.
Per i loro responsabili non esiste reato di bancarotta
fraudolenta neppure nel caso del Banco di Sicilia e del Banco di
Napoli che con i loro debiti hanno superato e distrutto capitale
sociale e patrimonio.
Non vale neppure per i managers dellEFIM e delle altre
società del Gruppo IRI, che perdono centinaia di migliaia di
miliardi, anzi quei managers sono riciclati e proposti come
leaders politici.
La Costituzione è palesemente violata soprattutto se si
considera che, se il privato opera male lo fa a danno suo e dei
suoi eventuali soci e non della collettività.
I managers delle imprese pubbliche e para pubbliche operano male
in danno alla collettività ed a vantaggio personale dei loro
amici lottizzatori.
La legge 267 del 1942 viola perciò lart. 3 della
Costituzione, ma viola altresì lart. 47 della
Costituzione, che prevede la tutela del risparmio, che non è
tutelato, anzi ostacolato. In particolare:
illegittimità costituzionale della legge 267 del 1942, detta
legge fallimentare con particolare riguardo agli artt. 216 - 217
- 218 - 219 - 220 - 221 - 222 - 223, laddove non prevede il reato
di bancarotta semplice o fraudolenta nei confronti dei managers
pubblici (ENEL - INPS - INA - ASSITALIA - EFIM - FEDERCONSORZI -
BANCA NAZIONALE DEL LAVORO - BANCO DI SICILIA - BANCO DI NAPOLI -
ITALSTAT - IRI) e laddove non prevede il fallimento di banche,
industrie pubbliche, para pubbliche o istituti pubblici o para
pubblici, per violazione degli artt. 3 e 47 della Costituzione
Italiana.
5° TESI
La
legge sugli assegni bancari è incostituzionale: favorisce
lusura e vessa i cittadini con il bollettino dei protesti .
Gli accordi internazionali post bellici di Bretton
Woods del 1944 sancirono la possibilità per le banche centrali
di emettere carta moneta senza controvalore.
La situazione della Banca dItalia e del sistema bancario
quindi è identica a quella del CITTADINO che sottoscrive assegni
"senza provvista" : la Banca dItalia emette
titoli di credito solo apparenti in quanto privi della dovuta
"provvista".
La differenza sta in un solo fatto e cioè che il CITTADINO, che
è comunque il proprietario del valore monetario, è protestato,
denunciato, processato e condannato alla reclusione ed
allammenda, ed alla interdizione dallemettere assegni
ed alla pubblicazione della sentenza su tutti i giornali, il
tutto in virtù della Legge 15.12.1990 N° 386 "Nuova
disciplina sanzionatoria degli assegni bancari".
Il CITTADINO per avere emesso un simbolo monetario "senza
provvista" diviene un criminale, mentre la Banca
dItalia ed il sistema bancario si arricchiscono proprio con
lemissione di simboli monetari "senza provvista".
Il tutto in danno del CITTADINO e per effetto
dellinversione del diritto di proprietà, violando così
lart. 832 C.C., il quale statuisce: "Il proprietario
ha diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed
esclusivo, entro i limiti e con osservanza degli obblighi
stabiliti dallordinamento giuridico".
Si pone pertanto la questione di legittimità costituzionale
della legge istitutiva degli assegni e di tutte le leggi relative
agli stessi, in quanto violano lart.832 C.C: in relazione
agli artt. 3 e 42 della Costituzione Italiana.
La Banca dItalia non può e non deve avere un trattamento
difforme dagli altri cittadini della Repubblica (persone fisiche
e persone giuridiche).
La legislazione in atto crea disparità di trattamento.
Partendo dal principio che il valore monetario appartiene alla
collettività e non al sistema bancario nulla è dovuto al
sistema bancario in linea di capitale, perché esse detengono
illegittimamente la titolarità della moneta, essendosi il
sistema bancario indebitamente appropriato del valore monetario
che è di proprietà della collettività nazionale di cui il
sistema bancario dovrebbe essere il cassiere.
Il sistema bancario approfittando della pubblica fede, ha
compiuto un colpo di mano facendo credere alla collettività
nazionale che la Banca dItalia è la proprietaria del
valore monetario e ciò perché può stampare migliaia di metri
cubi di carta senza controvalore, dichiarando di essere
proprietario di milioni di miliardi.
Nulla è dovuto a titolo di interessi, perchè essi sono
applicati sulla proprietà della collettività, il sistema
bancario non solo si è appropriato del valore monetario ma ha
venduto e continua a vendere il bene altrui mostrandosi
proprietario, mentre è un usurpatore che ha trasformato il
proprietario in debitore.
Le leggi sugli assegni sono il frutto perverso della inversione
del diritto di proprietà del valore monetario insito in tutti i
simboli monetari (carta moneta, assegni, assegni circolari, carte
di credito), in quanto il diritto di proprietà spetta alla
collettività nazionale.
Con la legge sugli assegni si è violato il diritto fondamentale
della parità fra cittadini sia sotto forma di persone fisiche
sia sotto forma di persone giuridiche.
La Banca dItalia ed il sistema bancario possono emettere
indiscriminatamente carta moneta e assegni "senza
provvista" senza subire alcuna restrizione legale né
denuncie o processi o la gogna della pubblicità negativa o
linterdizione.
Il CITTADINO, pur proprietario del valore monetario, di cui egli
ha impregnato il simbolo monetario, di valore, essendo stato
espropriato del diritto di proprietà del valore monetario,
allorché emette un simbolo monetario quale lassegno
"senza provvista ", è protestato.
Gli artt. 46, 50, 60, 61, 62, 63, 64, 65, 124, 125 del R.D. 1736
del 1933 e gli artt. 1, 2, 3, 5, 6, 7 della Legge 386 del l990
violano lart. 1 della Costituzione, perché essi negano il
principio costituzionale che la Repubblica è fondata sul lavoro.
Il protesto, la conseguente condanna e linterdizione ad
emettere assegni costituisce un ostacolo alla piena realizzazione
del dettato costituzionale: è mortificato il principio del
lavoro come fondamento della Repubblica. Si protegge così il
grave fenomeno dellusura.
Il CITTADINO in difficoltà è costretto a ricorrere
allusura per evitare il protesto, che gli amputa le gambe e
gli toglie il lavoro.
Il CITTADINO protestato non solo perde la possibilità di un
lavoro, ma perde la dignità e la sovranità, perché non è più
libero di agire.
Se non ha un lavoro da dipendente, non potrà svolgere nessun
lavoro autonomo artigianale o commerciale, perché il protesto lo
pone in una condizione di soggezione e di rigetto da parte
dellintera collettività.
Se si tiene conto che i protestati in Italia sono ormai circa
15.000.000= (quindicimilioni), la Repubblica, anziché essere
fondata sul lavoro, è fondata sul protesto.
Il lavoratore CITTADINO, che ha perduto il lavoro a causa del
protesto, è un CITTADINO che ha perduto la sovranità.
Il protesto e le conseguente ad esso legate tutelano il CITTADINO
contro un altro CITTADINO e la Repubblica tutela con norme
imperative un CITTADINO contro un altro.
Una questione civilistica fra cittadini diventa una questione di
tutela penale della Repubblica a favore di una parte contro
unaltra creando così due classi di cittadini luna
contro laltra.
Il CITTADINO è aggredito due volte:
a) da un altro CITTADINO in virtù dellart. 55 R.D.
21.12.1933 n. 1736 ha un titolo esecutivo che è lassegno,
il quale è un titolo cartolare, nel quale è insito il diritto
della controparte: lassegno di per se stesso anche senza il
protesto è un titolo esecutivo equiparato ad una sentenza
passata in giudicato e contro tale titolo esecutivo il CITTADINO
debitore nulla può opporre e, comunque, anche in caso di
opposizione lesecutorietà non può essere sospesa salvo il
caso di gravi motivi e soltanto dietro cauzioni (artt. 56 e 57
RD. 1736 del 1933);
b) dalla Repubblica, che ha creato norme imperative di carattere
penale a tutela non della Repubblica stessa, ma di un CITTADINO
già ampiamente tutelato civilisticamente contro un altro
CITTADINO, che è così punito ripetutamente:
Il principio dellart. 3 della
Costituzione Italiana sulluguaglianza dei cittadini dinanzi
alla legge indipendentemente dalle "condizioni personali e
sociali" è pertanto ignorato. Vi è un CITTADINO (il
creditore) superprotetto ed un CITTADINO (il debitore)
crocifisso.
Il secondo comma dellart. 3 della Costituzione è violato
laddove stabilisce che "è compito della Repubblica
rimuovere gli ostacoli dordine economico e sociale, che,
limitando, di fatto, la libertà e luguaglianza dei
cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e
leffettiva partecipazione di tutti i lavoratori
allorganizzazione politica e sociale del Paese".
La Repubblica non rimuove gli ostacoli dordine economico e
ne crea altri allo sviluppo della persona umana e alla
partecipazione di tutti i lavoratori allorganizzazione
sociale del Paese.
La Repubblica avrebbe dovuto e dovrebbe astenersi da creare
situazioni punitive e repressive in danno di una parte e a favore
dellaltra.
La Repubblica non dovrebbe entrare nei rapporti civilistici, che
nascono dallautonomia negoziale privata. lassegno è
una promessa di pagamento, che, se non è rispettata, provoca
lesecuzione mobiliare o immobiliare o addirittura istanza
di fallimento se il promittente è un imprenditore.
Sarebbe sufficiente la semplice constatazione della gravità
delle azioni civilistiche, di cui dispone il creditore per non
andare oltre.
La Repubblica si schiera con il CITTADINO forte e finisce di
uccidere il CITTADINO debole, ponendolo così nella condizione di
non lavorare più, di essere respinto dal sistema bancario e
creditizio e di essere mortalmente abbracciato soltanto
dallusura.
Le norme in oggetto violano altresì lart. 2 della
Costituzione: "La Repubblica riconosce e garantisce i
diritti inviolabili delluomo sia come singolo sia nelle
formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e richiede
ladempimento dei doveri inderogabili di solidarietà
politica, economica e sociale".
Con il protesto e le relative conseguenze la Repubblica non
garantisce e nega al CITTADINO debitore i diritti inviolabili
delluomo e gli nega la solidarietà politica economica e
sociale, affossandolo e gettandolo nel ghetto. La Repubblica può
garantire i diritti inviolabili delluomo soltanto
rispettandolo come persona e persona umana; senza umiliarlo e
senza parteggiare per alcuno dei cittadini contro altri e, quando
la materia è deferita allautonomia negoziale privata, deve
lasciare allautonomia dei cittadini la regolamentazione.
Le norme in esame violano lart. 4 della Costituzione
laddove si legge che "La Repubblica riconosce a tutti i
cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che
rendano effettivo questo diritto".
La Repubblica dovrebbe dare un lavoro a tutti ma ciò non è
possibile; deve creare le condizioni perché il diritto al lavoro
sia effettivo e questo è possibile.
Con il protesto e le conseguenze ad esso connesse non si creano
certo le condizioni necessarie per rendere effettivo il diritto
al lavoro, anzi la Repubblica con tali leggi non crea le
condizioni volute dallart. 4., fa il contrario: distrugge
le poche possibilità in mano a quei cittadini, cui deve
costituzionalmente garantire il diritto al lavoro.
Le norme in esame violano lart. 35, I° comma, della
Costituzione: "La Repubblica tutela il lavoro in tutte le
sue forme ed applicazioni".
E il lavoratore autonomo ad essere esposto ai rischi del
protesto.
Il legislatore Repubblicano ha avuto un atteggiamento
discriminatorio: da un lato ha prodotto una forte ed abbondante
legislazione protettiva dei lavoratori subordinati in
applicazione della Costituzione mentre è sufficiente vedere le
leggi in esame per rendersi conto come il legislatore abbia
represso i lavoratori autonomi. La Repubblica non tutela il
lavoro in tutte le sue forme e applicazioni.
Le leggi in esame violano altresì lart. 41, I° comma,
della Costituzione: "Liniziativa economica privata è
libera". La libertà delliniziativa economica privata
risiede nella possibilità di ogni lavoratore autonomo di avere a
disposizione ogni e qualsiasi mezzo economico o mezzo strumentale
al fine di produrre.
Lintervento repressivo della Repubblica con il protesto e
con il processo penale a favore di una parte privata contro
unaltra parte privata limita la libertà
delliniziativa privata, anzi la uccide, perché il
"protestato" è un morto civile.
Il sistema bancario chiude le porte al CITTADINO protestato, gli
è impedito di lavorare e quindi di vivere.
A1 II° comma dellart. 41 della Costituzione si afferma che
"Liniziativa economica privata non può svolgersi in
contrasto con lutilità sociale o in modo da recare danno
alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana".
La Repubblica consente lesistenza di leggi repressive come
quelle in esame, non è liniziativa economica privata ad
essere in contrasto con lutilità sociale o a recare danno
alla sicurezza, alla libertà alla dignità umana, ma al
contrario le leggi in esame sono in contrasto con lutilità
sociale e recano danno alla sicurezza, alla libertà, alla
dignità umana.
Il lavoratore autonomo, titolare delliniziativa economica
privata, nel dignitoso tentativo di creare ricchezza sociale, si
ritrova con il protesto, teso a tutelare la promessa di
pagamento, linteresse del creditore di essere soddisfatto,
a vedere soppressa la sua libertà di iniziativa economica e
mortificata per sempre la sua dignità umana.
Al III° comma dellart 41 della Costituzione si legge:
"La legge determina i programmi e i controlli opportuni,
perché lattività economica pubblica e privata possa
essere indirizzata e coordinata a fini sociali".
Le leggi in esame non determinano né i programmi nè i controlli
opportuni, anzi fanno lesatto contrario, perché affossano
i programmi dei lavoratori autonomi, che non rispettano anche per
una volta, anche per mala sorte. la loro promessa di pagamento.
Lattività economica privata non è indirizzata e
coordinata a fini sociali: è mortificata e condotta alla
distruzione Per quanto sopra esposto le violazioni costituzionali
sono evidenti: la Repubblica deve garantire a tutti i cittadini
il diritto al lavoro e non soltanto dei lavoratori subordinati.
Se hai subito protesti, nonostante la tua buona volontà, lotta
con noi per migliorare le cose e riappropriarti dei tuoi diritti
costituzionali.