CRONACA DI ROMA

5 novembre 1998

Ripetitori tv e telefoni cellulari: non potranno essere superati i 20 volts per metro quadrato
Antenna selvaggia, addio
Inquinamento, nuove norme per la salute dei cittadini

di SARA IPPOLITO


ROMA - Chi abita sotto un guppo di ripetitori tv, da adesso in poi, potrà chiedere al Comune o alla stessa autorità per le telecomunicazioni che la sua casa - o la sua scuola, il suo luogo di lavoro - vengano controllati. E, nel caso vengano fuori degli alti livelli di inquinamento elettromagnetico, ha la possibilità di chiedere azioni di risanamento a carico dei titolari degli impianti.
A partire dal 2 gennaio prossimo, infatti, entrano in vigore i limiti dell'esposizione della popolazione all'inquinamento elettromagnetico «particolare» determinato dalle antenne tv e dai ripetitori dei cellulari. È stato pubblicato infatti ieri nella Gazzetta ufficiale il decreto del ministero dell'Ambiente che regola le «norme per la determinazione dei tetti di radiofrequenze compatibili con la salute umana», fissando i valori limite di esposizione ai campi elettromagnetici provocati «dai sistemi fissi delle telecomunicazioni e radiotelevisivi operanti nell'intervallo di frequenza compresa fra 100 khz e 300 ghz». Il provvedimento stabilisce un valore limite per la popolazione di 20 volts per metro, che si abbassa a 6 volts nel caso in cui si stia nella casa o nell'edifico a rischio elettrosmog per più di 4 ore. Il provvedimento incide su tutte le nuove concessioni, nell'assegnazione delle frequenze radiotelevisive, ma servirà anche come guida per sanare la «giungla ripetitori» che si è verificata in passato. La norma si applica a tutti gli edifici frequentati per almeno 4 ore al giorno, in sostanza, quindi, a tutte le abitazioni, gli ospedali, le scuole, i luoghi di lavoro. Un decreto innovativo, fa rilevare il sottosegretario all'ambiente Valerio Calzolaio: «Per la prima volta si fissano dei limiti, e non solo su possibili effetti acuti dell'inquinamento elettromagnetico ma anche sui rischi di medio e lungo periodo».
Il decreto pubblicato ieri - continua il sottosegretario all'Ambiente - rientra in un pacchetto di interventi: «il 1998 è stato l'anno in cui c'è stata una svolta centrale e istituzionale per l'elettrosmog, il '99 deve diventare quello che segna una svolta pratica sulla salute dei cittadini». E ricorda il disegno di legge quadro del governo, che definirà i principi di tutela della salute e dell'ambiente per tutte le forme di inquinamento elettromagnetico, che verrà discusso alla fine del dibattito sulla finanziaria alla Camera (attorno al 24 novembre). Ancora in corso, invece, la trattativa con l'Enel per risolvere il problema degli elettrodotti. «C'è stato un intenso lavoro diplomatico con l'Enel - ha detto Calzolaio - che però non è maturato. Abbiamo mandato ad agosto al presidente dell'Enel una bozza di accordo e spero che si arrivi a discuterlo entro l'anno». La bozza di accordo prevede che dal 2004 le aree «sensibili» (asili, scuole, ospedali ed aree densamente abitate) dovranno essere a prova di elettrosmog, con un limite di inquinamento elettromagnetico di 0,2 microtesla (unità di misura dei campi elettromagnetici). Per raggiungere questo obiettivo, l'Enel dovrà predisporre per fine 1999 un «piano regolatore» per le sue linee elettriche.
Soddisfatto il presidente del Wwf, Fulco Pratesi: «L'Italia - ha sottolineato Pratesi - rappresenta un caso unico al mondo con ben 60.000 tralicci che si erigono all'interno o nei pressi dei centri abitati, rappresentando un elevato fattore di rischio per la popolazione esposta. Finalmente si definiscono limiti certi, ma quelli di sei volts per metro per le aree sensibili (scuole, case) andrebbero portati a tre.

 

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