IL MESSAGGERO

CRONACA DI ROMA

  Venerdì 13 Maggio 2005  
     
  Il primario non avrebbe più dovuto operare da lunedì: l’ospedale gli concede una proroga di qualche giorno
  San Giovanni, polemica e protesta
   
  Sciopero della fame dei pazienti di Chirurgia per il licenziamento di Huscher
   
  di MARCO GIOVANNELLI

Sciopero della fame per 33 dei 36 pazienti ricoverati nella prima sezione di chirurgia dell’ospedale San Giovanni e mobilitazione dei parenti per permettere al primario del reparto, Cristiano Huscher, di continuare l’attività operatoria nonostante il licenziamento, provvedimento adottato dalla direzione generale dell’azienda ospedaliera al termine di un procedimento disciplinare. Il licenziamento era stato deciso tre settimane fa ed era stato concesso al chirurgo di continuare la sua attività per smaltire le liste d’attesa. Da Lunedì il chirurgo non è più dipendente del San Giovanni e quindi non può entrare in sala operatoria.Ieri mattina è scoppiata la protesta dei pazienti e dei loro familiari. Il segretario regionale di Cittadinanzattiva-tribunale dei diritti del malato ha accompagnato negli uffici della direzione generale una delegazione che chiedeva di valutare una proroga del licenziamento del primario chirurgo per consentirgli di operare le persone ricoverate nel suo reparto. «Confermo il licenziamento del chirurgo ma mi sembra paradossale che la proroga mi venga chiesta dai familiari dei pazienti - dice Francesco Bevere, direttore generale del San Giovanni che evita di entrare nel merito del licenziamento -. Se il chirurgo mi avesse fatto presente l’esigenza di continuare a curare i pazienti ricoverati avremmo trovato una soluzione. Sono disponibile a verificare con il chirurgo la lista d’attesa e i giorni necessari per portare a termine il suo lavoro».
«Non ho nessun problema a proseguire il lavoro - ha detto il chirurgo alla fine della seduta operatoria di ieri -. E’ evidente che il mio licenziamento è stato dettato da questioni personali ma non voglio fare polemiche. Il mio interesse resta quello per i malati che ho in cura e per i giovani chirurghi ai quali ora non posso più insegnare. La verità è che ho denunciato delle carenze igieniche nel reparto: ho trovato formiche sopra i tavoli di Rianimazione, topi in alcune stanze, persone senza fissa dimora che dormono nell’androne dell’ospedale. Questa è la mia unica colpa». Huscher ha mostrato una lunga lista di nomi di chirurghi che hanno scritto a Piero Marrazzo, presidente della Regione Lazio, in cui esprimevano solidarietà al collega.
Huscher è difeso dai pazienti che definiscono «il nostro salvatore e la nostra speranza» e che chiedono il reintegro del chirurgo. Non tutti però vogliono bene a Huscher. Sono in corso anche diverse indagini a seguito delle denunce dei parenti di pazienti operati e proprio i suoi più fidati collaboratori fanno notare che nel 2003 ha partecipato al 16 per cento delle sedute operatorie, nel 2004 al 27 per cento e da quando è stato licenziato è entrato sala operatoria nove volte per tredici interventi. La Rsu dice di aver appreso con «ampia soddisfazione» il licenziamento. I sindacati dei medici ospedalieri invece denunciano denunciano pressioni dei collaboratori del primario per firmare la petizione a suo favore.