IL MESSAGGERO
CRONACA DI ROMA
| Venerdì 13 Maggio 2005 | ||
| Una consulenza da oltre 280 mila euro alla base della lite tra chirurgo e azienda | |
| «Il San
Giovanni sono io, lospedale fa schifo, buona parte
dei medici sono degli incapaci e il direttore generale è
un nessuno». Sono queste le parole di Cristiano Huscher
che hanno innescato il provvedimento disciplinare
terminato con il licenziamento. Il chirurgo ha negato di
aver detto quelle parole ma le testimonianze di chi lo ha
ascoltato sono finite nella pratica che ha portato
allespulsione perché «non esiste più il rapporto
fiduciario tra lazienda e il medico». Tutto questo
emerge nella nota riservata che è custodita dal Comitato
di garanzia che decide se i licenziamenti dei dipendenti
pubblici sono motivati. Il Comitato ha ritenuto che
fossero fondate le contestazioni, nonostante le note
prodotte a sua difesa dal chirurgo, e quindi è scattato
il licenziamento. Ma perché i rapporti sono diventati così burrascosi? Francesco Bevere molto probabilmente si è spaventato quando alla fine dellanno scorso sono piombati nel suo ufficio i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria alla ricerca di documenti su una convenzione stipulata tra il chirurgo e una società che produce strumenti per la sala operatoria. Huscher percepiva allepoca 284.050 euro lanno per svolgere per conto della ditta una consulenza didattica. Il compenso (negli anni dovrebbe aver raggiunto circa un milione di euro) doveva essere diviso con la sua equipé e il dieci per cento doveva finire nelle casse del San Giovanni. La convenzione venne annullato il 31 dicembre del 2004 e a quel punto scattò la reazione del chirurgo che il 4, il 5 e il 20 gennaio ma anche il 4 febbraio, denunciò gravi carenze igieniche nelle sale operatorie. Il chirurgo, attraverso il suo legale, chiese ai giudici della sezione lavoro del Tribunale civile di intervenire con urgenza per «eliminare tutte le carenze e gli inconvenienti denunciati che pongono grave rischio per lincolumità del personale impegnato nella sala operatoria». Queste erano le contestazioni: nessun filtro di accesso per le barelle che trasportano i pazienti da operare e impossibilità di utilizzare zoccoli a norma. Gli atti vennero presentati il 4 marzo scorso ma dieci giorni dopo la magistratura ritenne il ricorso infondato perché non cera nessun motivo di urgenza. I pericoli indicati sono stati ritenuti generici e i fatti lamentati, sempre secondo il giudice, si riferivano a tre anni prima. M.Gi. |