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Sabato 7 Aprile 2001 |
CRONACA DI ROMA
VILLA STUART
"Rubavano"
ovociti, a giudizio 5 medici
Effettuavano prelievi di
ovociti per la fecondazione artificiale senza chiedere il
consenso scritto alle pazienti, e nelle cartelle cliniche
riportavano un altro tipo d'intervento chirurgico: il pubblico
ministero Maria Bice Barborini ha indagato per più di tre anni e
ha concluso linchiesta citando in giudizio cinque persone
tra anestesisti e medici della casa di cura privata Villa Stuart.
Agli imputati il magistrato ha contestato la falsificazione delle
cartelle cliniche commessa da un pubblico ufficiale e la violenza
privata per la mancata richiesta del consenso scritto. Secondo
l'accusa, infatti, il gruppo di medici effettuava interventi per
la fecondazione artificiale registrando nelle cartelle cliniche
cisti ovariche e asportazioni di ghiandole di Bartolino. Il
legale della clinica precisa che nellinchiesta "non
cè stato nessun coinvolgimento degli organi dirigenziali
di Villa Stuart, né di medici che abbiano avuto un rapporto
organico con la clinica".
A far partire linchiesta, a marzo del '97, fu un annuncio
su "Porta Portese", nel quale si cercavano
"giovani di sesso femminile, di nazionalità italiana, per
donazione di gameti da inserire in un programma di fecondazione
in vitro". Nel corso delle indagini i Nas svolsero anche
accertamenti amministrativi in una trentina di cliniche private
di Roma, dove abitualmente si eseguivano prelievi per la
fecondazione artificiale. A Villa Stuart furono poi sequestrate
cartelle cliniche relative a interventi, attrezzature per i
prelievi, contenitori con ovociti. Dagli accertamenti (sono state
necessarie due consulenze tecniche) è emerso che in molti casi
alle pazienti venivano prelevati ovociti, e una di loro dichiarò
che non era stata messa al corrente del prelievo e tantomeno
l'aveva autorizzato. Per un periodo il "Servizio di
fecondazione assistita" della clinica privata venne anche
chiuso. Il pm infatti contestò la mancanza delle necessarie
autorizzazioni e rivelò condizioni ambientali non ottimali: i
laboratori erano in un sotterraneo e i prelievi venivano
effettuati con apparecchiature non in regola. Il reparto fu
riaperto solo quando la clinica ottenne le necessarie
autorizzazioni. Uninchiesta analoga venne condotta a
Firenze perché l'équipe che operava a Villa Stuart lavorava
contemporaneamente nel capoluogo toscano.