Martedì 6 Marzo 2001

CRONACA DI ROMA

La coppia scozzese che rifiutò il maschio
Villa Europa, parlano i medici:
"Caso limite, non lo rifaremo"

ROMA - "Abbiamo effettivamente compiuto una diagnosi del sesso su un embrione perchè si trattava di un caso non ordinario, ma con una necessità psichiatrica autorevolmente ed ampiamente documentata a livello medico e scientifico, l’effettuazione della quale non è espressamente proibita dalla legislazione attualmente in vigore. Non dal codice deontologico adottato dalla Federazione nazionale dell’Ordine dei Medici, non dal Decreto ministeriale del ’97 più volte reiterato, che nella materia fa testo". Il dottor Franco Lisi, direttore clinico col collega Leonardo Rinaldi del centro Biogenesi (servizio Fisiopatologia della riproduzione e procreazione assistita) attivo da nove anni presso la clinica Villa Europa all’Eur, conferma e spiega il senso e le motivazioni dell’intervento di "predeterminazione del sesso" effettuato nel loro centro su richiesta dei coniugi scozzesi Louise e Alan Masterton al fine di soddisfare il desiderio, lungamente ed intensamente coltivato da entrambi, di mettere al mondo una bambina.
Perchè una bambina, dottore?
"I coniugi Masterton non sono certamente "squilibrati". Ma anche giacchè conoscevano il professor Simon Fishel, nostro direttore scientifico - dice Lisi - ci hanno presentato una autorevole e ampia documentazione psichiatrica di quanto la drammatica fine della loro bimba di tre anni in un incendio li abbia così colpiti fino a "scavare" nella loro psiche un vuoto enorme (con conseguenze psicopatologiche) incolmabile senza la nascita di un’altra bimba dopo quella finita così. Per poter realizzare questo sogno in Inghilterra secondo le prescrizioni del competente organismo britannico "Hefa" con cui erano da lungo tempo in contatto, avrebbero però dovuto seguire tempi molto più lunghi. Mentre negli Stati Uniti il problema sarebbero stati i costi ingenti. Più alti di tre o quattro volte degli 8/9/10 milioni pagati qui per conoscere il sesso dell’embrione, che è risultato maschile e pertanto hanno deciso di lasciare alla clinica per altri genitori".
Nessun imbarazzo etico/morale, prima della prova? Nessuna contestazione esterna, dopo?
"No. Ma voglio essere molto chiaro. Noi non effettuiamo di norma diagnosi del sesso su embrioni e sebbene si tratti di una metodica senza grandi difficoltà (si estrae una cellula dall’embrione), preciso che non ne faremo in seguito. Forse a qualcuno le ragioni dei coniugi Masterton possono sembrar futili, banali, addirittura voluttuarie. Ma le implicazioni psichiatriche di questo caso spiegate in una documentazione medica inoppugnabile ci hanno spinto a compiere quel genere di diagnosi che non ripeteremo".
Mai?
"I protocolli deontologici della professione medica dicono che la predeterminazione del sesso è prevista come forma di prevenzione di patologie ereditarie. Ad esempio l’emofilia, che si trasmette più spesso ai maschi. Torno a sottolineare invece che in qualunque altro caso che non presentasse tali implicazioni patologiche, il nostro centro non compirà mai, per nessun motivo, questa forma di diagnosi su un embrione. Coniugi semplicemente e banalmente desiderosi di una bimba, o di un maschietto, non troverebbero nel nostro istituto la benchè minima forma di collaborazione. Quello dei Masterton infatti è stato e rimane un caso limite".

F. Vent.

 

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