![]() |
Giovedì 20 Febbraio 2003 |
CRONACA DI ROMA
Emanuele Gozzo utilizzava
"artifici
e raggiri" per aumentare
la sua clientela. LOrdine: quello che conta
è la buona fede del sanitario
di ROSSELLA CRAVERO
ROMA - E reato indirizzare i pazienti dalla struttura
pubblica a quella privita. I medici, in quanto dipendenti della
pubblica amministrazione, hanno un "dovere di fedeltà"
che li obbliga a "non dirottare" i pazienti, specie se
gravi, verso le cliniche private affermando che nella struttura
pubblica le liste di attesa sono troppo lunghe rispetto alla
gravità delle condizioni di salute. Questa volta è la
Cassazione a ribadire il servizio pubblico che i camici bianchi
devono offrire, sottolineando inoltre il dovere del medico, nei
casi in cui il ricovero o gli accertamenti si dimostrano
problematici in quella struttura, è quello di attivarsi, sempre
nell'ambito della sanità pubblica, per consentire il ricovero
"immediato".
Con questa decisione la seconda sezione penale della Suprema
corte ha confermato la colpevolezza di Emanuele Gozzo, un medico
dipendente di un ospedale pubblico, accusato di abuso di ufficio
e truffa aggravata per essersi fatto pagare "parcelle
milionarie" per prestazioni effettuate, privatamente, nei
confronti di pazienti da lui conosciuti perchè ricoverati nella
struttura pubblica dalla quale dipendeva.
Il sanitario usava "artifici e raggiri" per aumentare
la sua clientela privata, diceva ai pazienti giunti in ospedale e
ai loro parenti che la situazione era molto grave e non era
possibile un ricovero rapido. Poi li convinceva ad eseguire gli
esami più urgenti presso la clinica privata con la quale era in
contatto e successivamente li convinceva a farsi operare nella
stessa struttura.
Ad un paziente aveva persino detto che in ospedale non erano
"al momento" disponibili certe "endoprotesi
metalliche" probabilmente necessarie in sala operatoria.
Invano il dottor Gozzo ha cercato di difendersi. A sua discolpa
ha redatto una apposita memoria scritta, nella quale ha dato
risalto alla "lunghezza delle liste di attesa", e al
"problema collegato della disponibilità di posti
letto". Un problema, quello dei lunghi tempi di attesa negli
ospedali, che ancora non trova soluzione, nonostante le aziende
sanitarie abbiano in alcuni casi usato lattività
intramoenia dei dottori, prevista dala legge, proprio per lo
smaltimento delle liste dattesa. La Cassazione gli ha
risposto che quando arriva un paziente grave è "doveroso il
ricovero immediato per procedere ad accertamenti tempestivi,
eventualmente costringendo ad ulteriori attese pazienti le cui
condizioni siano meno pressanti". Nella circostanza che il
ricovero non fosse possibile per totale carenza di letti il
dottore - osserva la Suprema Corte - "avrebbe dovuto avviare
il paziente presso altra struttura ospedaliera disponibile,
anzichè consigliargli una serie di esami da effettuare in una
struttura privata". Sulla scia di queste considerazioni
Piazza Cavour ha confermato che il medico ha violato "i
doveri professionali normativamente definiti". Tuttavia,
siccome i reati commessi da Gozzo risalgono al 1993, la
Cassazione ha dovuto dichiarare la prescrizione senza però
assolvere Gozzo. La Corte d'Appello di Bologna, il 12 aprile
2001, lo aveva condannato a sei mesi di reclusione (pena
condizionalmente sospesa), ad un milione di multa e
all'interdizione dai pubblici uffici per un anno.
Un monito importanto nei confronti di una categoria proprio in
questi giorni sotto tiro, per altri comportamenti scorretti.
"Bisogna fare un distinguo nel caso in cui ci sia la buona
fede del professionista - commenta Giuseppe Del Barone,
presidente dellOrdine dei medici - Ci sono situazioni in
cui il paziente fa molta pressione sul medico per essere
indirizzato in una struttura di altro tipo e il medico a volte si
trova costretto a dare delle indicazioni che consentono di
salvaguardare il rapporto con il malato". Una sentenza
importante è stata definita dal segretario del Tribunale dei
diritti del malato Stefano Inglese. "Le indicazioni che
vengono fornite dai giudici - spiega Inglese - vanno al di là
del caso specifico: innanzitutto viene evidenziata l'indicazione
a usare la rete delle strutture sanitarie pubbliche per trovare
risposte alla richiesta di salute della popolazione; inoltre c'è
la responsabilità che viene fatta ricadere direttamente sui
medici. Ma questa, a sua volta, richiama alla responsabilità
coloro che devono prendere decisioni nella programmazione
sanitaria e l'utilizzazione delle risorse e dunque dei
politici".