L'UNITA'

Interni

11.09.2004
Fecondazione, la legge taglia le nascite
di Davide Madeddu

È la legge ammazza nascite. Quattro mesi di «funzionamento» bastano alla
norma sulla procreazione assistita per far diminuire in tutta Italia il
numero delle maternità. I dati forniti da tre centri nazionali parlano
chiaro: in quattro mesi il numero delle maternità ottenute grazie a tecniche
di fecondazione assistita è calato rispetto all'anno scorso del 15%. Un caso
emblematico è quello dell'Ospedale microcitemico - pubblico - di Cagliari.
La struttura dell'azienda sanitaria meta di centinaia di famiglie che
chiedono aiuto ai medici per avere aiuto e magari riuscire ad avere un
bimbo. Struttura importante anche per la lotta e la cura della talassemia. E
l'allarme sugli effetti provocati dalla nuova legge parte proprio
dall'ospedale di Cagliari
. Ad annunciare i dati, preoccupanti, è Gianni
Monni, primario del nosocomio. «Le gravidanze tra le donne tra i 35 e i 40
anni sono state nei quattro mesi del 2004 il 18% contro il 30% dello stesso
periodo del 2003 - spiega - e, tra le donne di 40 e più anni, sono state il
7% nel periodo considerato del 2004 contro il 9% dell'anno precedente». Dati
che, per il primario, non possono essere sottovalutati e costituiscono
invece un fenomeno che, come aggiunge, deve essere modificato. «Tutto questo
è dovuto al fatto che non potendosi produrre più di tre embrioni e non
potendoli congelare si ha la diminuzione di gravidanza
».
Il fantasma aborto Il responsabile della struttura di Cagliari sottolinea
anche un altro aspetto della, quello legato proprio alla talassemia. Il
problema principale, almeno nell'ospedale diretto da Monni si chiama
diagnosi genetica preimpianto. «Dal febbraio 2004 abbiamo dovuto sospendere
questa diagnosi e le donne sono costrette ad eseguire l'aborto terapeutico.
E invece dobbiamo ricordare che la diagnosi preimpianto era nata per evitare
l'aborto
». Senza dimenticare poi i cosiddetti viaggi della speranza in
Croazia, in Svizzera, in Francia o in Slovenia effettuati dalle famiglie che
sperano di poter avere un figlio facendo ricorso ai metodi ormai vietati in
Italia. Proprio per questo motivo Gianni Monni non esita a definire la legge
sulla fecondazione assistita «contro le popolazioni, le famiglie, le donne e
il lavoro dei medici e degli scienziati».
La speranza del referendum Non è comunque l'unico a contestare la norma. A
sollevare il problema, è Andrea Borini, responsabile del Cecos, il centro
studio e conservazione ovociti e sperma umani. «È una vera indecenza che ci
sia gente costretta ad andare all'estero per fare per esempio una diagnosi
preimpianto
. Questa legge, è chiaro, penalizza una buona parte dei
pazienti». E, ricordando il referendum, Borini conferma il dato nazionale
relativo al calo di nascite, e aggiunge: «Se passa il referendum siamo
tutti, inteso noi medici, pazienti e persone di buon senso, più felici».
Bologna e Palermo A denunciare il calo delle gravidanze negli ultimi quattro
mesi, anche i dati, diffusi ieri mattina, dalla Sismer (Società italiana
studi di medicina della riproduzione) di Bologna, organizzatrice del quarto
forum scientifico internazionale su biologia e medicina della riproduzione.
«In particolare - spiegano Luca Gianaroli, e Anna Pia Ferraretti,
rispettivamente direttore scientifico e direttore clinico della Sismer - nel
centro bolognese le gravidanze in corso nel periodo 10 marzo-10 luglio 2004
sono state 17 per le donne con meno di 37 anni, contro le 26 dello stesso
periodo 2003. Per le donne con più di 38 anni, le gravidanze sono state 5
contro le 7 dello stesso periodo 2003. Nel complesso il calo è del 15-20%»
Gli effetti della legge non risparmiano neppure Palermo. Al centro Andros
negli ultimi quattro mesi risultati di gravidanze su donne con più di 38
anni sono calate dal 29% al 12%
. «L'effetto della nuova legge sulla
procreazione - aggiunge Anna Pia Ferraretti - è la riduzione delle
gravidanze, cioè bambini che non nascono. E questo è deprimente».
Il numero degli ovociti Carlo Flamigni, ordinario di ostetricia e
ginecologia all'università di Bologna e presidente della società italiana di
fertilità e sterilità è categorico. «Immagino che i dati presentati da
questi centri siano dovuti al fatto che, dovendo partire solo con 3 ovociti,
difficilmente si riesce ad arrivare al numero di embrioni ottimale per il
trasferimento in utero». Poi aggiunge. «Anche noi alla Tecnobios (il centro
di cui Flamigni è consulente scientifico) abbiamo riscontrato una
diminuzione, sia pure più contenuta, delle gravidanze: direi intorno al 10%.
Naturalmente, quei centri che anche prima della legge non congelavano gli
embrioni avranno una diminuzione ancora meno sensibile».