11 marzo 1999 |
Firenze, seme
infetto |
| Firenze Laccusa era di tentata epidemia e lindagine, che ipotizzava lutilizzo di seme infetto per la fecondazione artificiale, scatenò paura, sconcerto e gravi prese di posizione in tutta Italia; ieri, infine, a più di un anno di distanza, lepilogo con la decisione del gip di Firenze Antonio Banci per il non luogo a procedere perché il fatto non sussiste. "Sono contento perché si è dimostrato a livello scientifico-professionale e dunque giudiziario che con la mia equipe abbiamo sempre ben operato", è soddisfatto il dottor Luca Mencaglia, titolare della struttura per la cura dellinfertilità Centro Florence, che nel novembre 1997 era stato arrestato con laccusa di tentata epidemia, insieme ad altri due medici e ad un biologo. "Sono contento - aggiunge Mencaglia, che ha saputo della decisione del gip dai suoi legali di fiducia, gli avvocati Patrizia Polcri e Renzo Ventura - anche per tutte le coppie che si sono rivolte a noi e che ora ritrovano senza più dubbi una meritata tranquillità". Il ginecologo, 44 anni, fu tratto in arresto dopo una serie di perquisizioni avvenute nella struttura a cui gli uomini del Nas posero i sigilli. Al centro dellinchiesta, che condusse al sequestro di tutto il materiale biologico compreso quello inviato ad altre strutture, una serie di dosi ricavate da 42 donazioni di sperma fatte, nel periodo dal 1993 al 1997, da un fiorentino di 37 anni, risultato affetto da epatite C, il quale tuttavia sarebbe stato alloscuro della sua positività allHcv. Tra gli accusati, per i quali il pm aveva chiesto il rinvio a giudizio, figurava infatti anche lo stesso donatore. Ma, come rileveranno poi gli avvocati difensori dei medici, la perizia disposta dal gip non era giunta a dimostrare la trasmissione del virus da Hcv attraverso linseminazione artificiale. Inoltre, i periti non avevano trovato tracce del virus nei 19 campioni di seme del donatore affetto da epatite esaminati, né risultavano aver contratto linfezione le donne che avevano ricevuto quel seme. |