4/1/03


Il ministro interviene nel dibattito sulla fuga di scienziati all’estero:
"Le università chiedono solo soldi, invece devono svecchiarsi"


"I nuovi baroni bloccano la ricerca negli atenei"

Sirchia accusa: "Gerontocrazia e nepotismo scacciano i giovani, in cattedra
vanno solo figli e cognati"


ROMA - Emigrano perché "schiacciati dalla mentalità neobaronale delle nostre
università" e anche per la cosiddetta mancanza di "massa critica", cioè l’
impossibilità di confrontarsi in un unico centro con colleghi di altre
discipline. Il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, non minimizza
affatto il problema tutto italiano della fuga di cervelli. E ne attribuisce
la responsabilità maggiori alle culle istituzionali della ricerca. Gli
atenei, accusati di "bloccare i giovani in nome della gerontocrazia, della
burocrazia e del nepotismo. In cattedra vanno tuttora i figli e i cognati. I
meriti individuali non contano". Il ministro insiste: "Il nepotismo è una
brutta malattia. Le università devono avere il coraggio di affrontare con
atteggiamento critico il loro futuro. Invece non fanno che chiedere soldi
senza contribuire al rinnovamento rimettendosi in discussione. Devono
svecchiarsi". Per dare un impulso alla ricerca e offrire opportunità di
rimpatrio ai giovani ("ma non esageriamo, la maggioranza resta"), Sirchia
sta lavorando per creare una rete di centri di eccellenza, la cui ossatura è
costituita dagli Ircss (istituti di ricerca a carattere di ricovero e cura).
LA POLEMICA - Si dichiara costretto a lasciare l’Italia perché "qui non
posso lavorare, nella sanità prevale ancora la cultura del privilegio
personale", il chirurgo Ignazio Marino. Lo scorso settembre il direttore
dell’Ismett, l’Istituto mediterraneo per i trapianti, sede a Palermo, data
di nascita ‘96, frutto della gestione mista tra gli ospedali Civico e
Cervello e l’università di Pittsburgh, ha annunciato di essersi dimesso per
motivi di natura personale e professionale. Al suo posto gli americani hanno
con rapidità nominato John Fung, indicato come erede di Thomas Starzl,
colosso dei trapianti di fegato a Pittsburgh.
In partenza per la Jefferson University di Filadelfia, dove dirigerà la
divisione trapianti, l’ex dell’Ismett ha lasciato una lettera di addio
pregna di risentimento, denunciando le difficoltà di lavorare bene in
Italia. E annoverandosi nel gruppo dei cervelli in fuga. Un testamento che
non convince molti colleghi. "Marino non ha niente a che vedere con questo
fenomeno - lo contraddice Sirchia -. Le ragioni della sua fuga sono ben
diverse. Era entrato in collisione con i vertici americani dell’Ismett che
non condividevano le sue iniziative. Oltretutto i costi gestionali della
struttura, coperti dalla Regione Sicilia, erano diventati insostenibili. Nel
doppio ruolo di direttore e amministratore delegato, lui godeva di vantaggi
economici notevolissimi. Credo che abbia pagato i pessimi rapporti con la
sanità siciliana. Voleva fare il solista".
STORIA DIVERSA - Oltre a Ciampi, esternano dispiacere la Cgil medici e il
capogruppo dei Ds nella Commissione antimafia, Lumia, che preannuncia un’
interrogazione parlamentare. Raffaello Cortesini, invece, vero re dei
trapianti in Italia, oggi alla Columbia University ("ma con il Paese
mantengo un legame stretto, anche come direttore del Consorzio"), racconta
una storia diversa su Marino: "E’ stato costretto a dimettersi dall’
Università di Pittsburgh, per scarsa produttività. I suoi 120 trapianti sono
costati 120 milioni di euro. Con gli stessi soldi qualsiasi altro centro
avrebbe fatto faville. Se c’è un settore che da noi funziona ottimamente è
proprio questo. Siamo al quinto posto in Europa". Carlo Marcelletti,
cardiochirurgia pediatrica del Civico, in perfetta sintonia con la Sicilia
ma non con l’ex vicino di ospedale, giudica la polemica immotivata: "Ha
avuto a disposizione mezzi eccezionali, di cui nessun altro ha mai goduto.
Non ci stracceremo le vesti". Irritato e perplesso, Mauro Salizzoni,
responsabile dei trapianti di fegato alle Molinette di Torino, difende il
nostro sistema. E l’Ismett risponde gelido: "La nostra attività clinica e
chirurgica non si è mai fermata, né rischia di bloccarsi. Da settembre, 8 i
trapianti effettuati".
Margherita De Bac

 

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