Martedì 21 Gennaio 2003

INTERNI

Milano, la sentenza del processo Longostrevi
Analisi false o inutili:
condannati 178 medici

MILANO - A Edoardo Davosta, presidente della quarta sezione del Tribunale di Milano, c’è voluta più di un’ora e mezza per leggere la sentenza. Per leggere cioè le 178 condanne, le 42 assoluzioni e le 26 prescrizioni del reato per i 246 tra medici e funzionari che per anni hanno truffato il Servizio Sanitario Nazionale inventandosi false fatture e soprattutto false prescrizioni. Tutto grazie all’attività di Giuseppe Poggi Longostrevi, proprietario del Centro di Medicina nucleare, che era riuscito a mettere in piedi questa gigantesca truffa scoperta solo nel maggio del ’97, quando ci furono i primi arresti. Le condanne vanno da un minimo di 6 mesi a un massimo di 3 anni e mezzo e tra tutte spicca quella di Giancarlo Abelli, l'assessore regionale alle Politiche sociali, di Forza Italia, finito a giudizio per aver emesso due fatture per operazioni inesistenti per un totale di 70 milioni delle vecchie lire, quando rivestiva l'incarico di presidente della clinica Beato Matteo di Vigevano: se il Pm Francesco Prete aveva chiesto per lui una pena pari a sei mesi di reclusione, il Tribunale lo ha condannato a un anno e sei mesi. Ma anche gli altri imputati non stanno meglio. Oltre a dover risarcire i danni provocati, saranno interdetti dall’esercizio della professione per tutta la durata della pena.
Una vicenda abbastanza incredibile per molti versi: per le dimensioni del giro d’affari, per il numero delle persone coinvolte, per quei 60 miliardi di vecchie lire trovati nei conti svizzeri del professore, per la totale mancanza di controlli incrociati da parte della Regione, che di fatto ha permesso a Longostrevi di andare avanti per dieci anni indisturbato, finché si è trovato un vigile urbano cocciuto (e decisamente onesto) che ha rifiutato un "regalino" di 300 milioni per stare zitto e ha invece raccontato tutto alla polizia. Famiglia molto attiva quella del professore: ad organizzare e mandare avanti la truffa c’erano oltre a lui, la moglie e i due figli, tutti impegnati a convincere i medici di base a fare una operazione semplice, innocua e assolutamente redditizia. Quando si trattava di prescrivere esami a un paziente, infatti, venivano aggiunte nella ricetta alcune analisi da svolgere proprio nel Centro di Medicina nucleare. Inutile dire che queste analisi o non venivano svolte o figuravano solo teoricamente per il paziente. Ma non per la Regione, alla quale veniva chiesto un regolare rimborso. Così, pian piano, il sodalizio tra Longostrevi e i medici di base era man mano cresciuto. Non per simpatia, certo. C’era una percentuale su ogni prescrizione, ma anche piatti d’argento, gioielli per le signore e beni vari a Natale, quando si tiravano le somme. Ora per loro i nodi sono venuti al pettine, mentre il professor Longostrevi è uscito drammaticamente di scena. Si è suicidato il 12 aprile del 2000.

U. Cub.

 

 

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