da Uomini & Business - ottobre 1996
Sono almeno 200 le persone con alti incarichi (politica, magistratura, pubblica amministrazione) titolari di conti cifrati in Svizzera e in altri paradisi fiscali sui quali sono state versate negli anni tangenti per un importo complessivo di almeno mille miliardi. Per ora questi personaggi sono ancora in gran parte da identificare. Chi ha versato questi soldi? Sembra siano state 4-5 "centrali" finanziarie in tutto, che in questi anni si sarebbero assicurate così i favori di alti funzionari dello Stato.
La super Talpa dei 200 corrotti eccellenti
di Giuseppe Turani
Milano. Sono almeno 200 i corrotti eccellenti di cui le varie procure dItalia sono in questo momento alla caccia. O meglio: i conti li hanno trovati, mancano i nomi dei titolari. Largomento è "top secret" e quindi su di esso si sa molto poco. E la cifra di 200, molto probabilmente, è sbagliata per difetto. Di questi 200 personaggi si sa soltanto che si nascondono dietro conti cifrati (e quindi anonimi), in gran parte accesi presso istituti bancari svizzeri (ma non mancano scelte ancora più esotiche). Inoltre, si sa che sui loro conti, nel tempo, sono state versate somme considerevoli. Anche facendo una media di appena 5 miliardi a testa, si arriva al totale astronomico di mille miliardi di lire. Il conto definitivo, però, è certamente ancora più alto. La consistenza delle somme versate in questi anonimi conti bancari stranieri lascia intuire (ma è quasi una certezza) che i titolari degli stessi siano personaggi molto importanti. Da qui la conclusione alla quale è facile arrivare: dietro questi 200 conti si devono nascondere, quasi certamente, alcuni magistrati, un gruppo di politici (magari di seconda linea) e una serie piuttosto impressionante di alti funzionari dellamministrazione pubblica. I 200 conti sarebbero stati individuati dalla Guardia di Finanza e da investigatori di altri corpi dello Stato seguendo la pista del denaro caldo di alcuni inquisiti eccellenti. Dai conti di questi ultimi sono stati visti uscire, in epoche diverse, somme considerevoli, in genere versate su altri conti. Una prima mappa di tutti questi versamenti ha portato alla scoperta dei 200 conti eccellenti. I conti, come si diceva allinizio, sono cifrati, anonimi, e finora non si è ancora trovato il modo per arrivare allidentità dei loro titolari. In qualche caso, comunque, si è già arrivati al nome e cognome dei titolari, ma si tratta di eccezioni. Lesistenza di questi 200 conti dà unidea della vastità del fenomeno corruzione in Italia, ma apre anche squarci sulla durezza della battaglia che si sta conducendo oggi in Italia intorno al problema della giustizia. Le osservazioni che si possono fare in proposito sono queste:
1. Esiste un numero consistente, almeno 200, di persone, in gran parte non ancora identificate, che risultano essere titolari di conti anonimi cifrati, sui quali sono state versate nel tempo somme importanti (dal miliardo in su). In un certo senso queste persone rappresentano il "cuore duro" della corruzione italiana.
2. La consistenza dei versamenti lascia immaginare che si tratti di persone che ricoprono posizioni di rilievo nella pubblica amministrazione, nella magistratura e nella politica. In qualche caso sarebbero stati scoperti versamenti (su un solo conto) di importo anche superiore ai dieci miliardi di lire. E evidente che una somma del genere non viene "spesa" per corrompere un fattorino o un autista perché orecchi una conversazione. Somme del genere possono essere state versate soltanto a soggetti che erano, e probabilmente sono, in grado di influire su scelte importanti (da qui lipotesi che si tratti in gran parte di membri della magistratura, della politica e della pubblica amministrazione). In totale, come si diceva prima, sembra che su questi conti anonimi siano stati versati circa mille miliardi di lire, anche se nessuno è in grado di precisare, per ora, lentità "globale" del denaro finito in tasca a questi 200 soggetti. Non si esclude che, alla fine, essa risulti molto più alta.
3. Quasi tutte le 200 persone in questione sono tuttora senza nome e cognome. Si sa, cioè, che esistono perché esistono i conti e esistono i soldi, ma finora non è stato possibile identificare tutti i titolari. E logico supporre, quindi, che quasi tutti i duecento corrotti eccellenti si trovino ancora al loro posto, dentro i loro uffici, in teoria (ma forse anche in pratica) a disposizione dei loro corruttori, pronti a deviare indagini, a mescolare le carte, a fare confusione, a coprire reati. E questo è laspetto più sconvolgente di tutta la storia. Dopo quattro anni di indagini di Mani pulite si scopre che allinterno dello Stato esiste ancora un gruppo di 200 persone (quasi certamente in posizioni-chiave) che da anni accettava soldi per rendere favori non leciti, per emettere sentenze addomesticate (o per far sparire interi dossier), per piegare la pubblica amministrazione a interessi particolari.
Di fronte a questo insieme di fatti, due sono le considerazioni che diventa urgente fare:
1. E evidente che ancora oggi, ottobre 1996, allinterno dello Stato e della pubblica amministrazione è al lavoro una specie di super-Talpa, una sorta di contro-Stato, costituito da alcune centinaia di persone, che risponde non agli interessi pubblici, ma agli interessi di anonimi finanziatori, certamente portatori di esigenze non proprio in linea con quelle dello Stato e della collettività (altrimenti non andrebbero in Svizzera a versare miliardi sui conti di pubblici funzionari).
2. Se lesistenza di queste 200 persone rappresenta un problema serio, la vicenda si fa ancora più inquietante quando si passi a fare unaltra considerazione. Da una parte ci sono 200 persone che nel giro di qualche anno hanno intascato circa mille miliardi di tangenti per rendere favori. Dallaltra parte, però, deve esistere un gruppo di persone o di soggetti che, nel corso di un certo numero di anni, hanno tirato fuori mille miliardi per corrompere una serie di alti funzionari della pubblica amministrazione, della politica, e della magistratura.
Questo dei "finanziatori" è, come si diceva prima, laspetto più preoccupante di tutta la vicenda. Le indagini sono appena cominciate e sono complicatissime, ma già oggi si è in grado di affermare che le fonti da cui proveniva il denaro per alimentare i conti cifrati dei 200 corrotti eccellenti non proveniva da uninfinità di fonti. Probabilmente, alla fine delle indagini risulterà che i mille miliardi che in questi anni sono transitati da alcuni conti anonimi agli altrettanto conti anonimi dei 200 corrotti eccellenti sono usciti dalle casse di 4-5 "centrali" al massimo. Non siamo quindi in presenza, almeno in questo caso, di una corruzione diffusa, spicciola, poco importante, avente come protagonisti qualche industrialotto del Nord Est e qualche funzionario di terzordine del ministero dellIndustria. Qui siamo in presenza di "centrali" potenti (sembra che una sola "centrale" abbia fornito quasi la metà dei mille miliardi), che sono riuscite a scavarsi in questi anni una sorta di impunità dentro allo Stato e una serie di corsie preferenziali per far viaggiare più in fretta i propri interessi. Tutto questo dimostra che siamo ancora in piena emergenza corruzione. E che siamo di fronte a una corruzione organizzata, forte, che minaccia direttamente lautorità dello Stato. Il quadro che si può tracciare è infatti abbastanza chiaro. Pur lasciando perdere i casi noti (Ferrovie, Eni, Fiat, Berlusconi-Fininvest, ecc.), sta diventando sempre più chiaro che allinterno dello Stato italiano agiscono 4-5 "centrali" che nel corso degli anni hanno distribuito oltre mille miliardi a fini di corruzione a oltre 200 personaggi eccellenti. Tutti, centrali e personaggi, sono per il momento anonimi. E evidente che qui si nasconde il cuore, perennemente rinnovabile, della corruzione italiana. Ci sono le persone (ben piazzate), ci sono i soldi, ci sono i canali finanziari (banche svizzere e altri paradisi fiscali). Si tratta di una specie di macchina perfetta. Passano i regimi, passano le maggioranze politiche, ma questo "blocco duro" continua imperterrito a esistere e a agire. Al massimo si sposta da un affare allaltro, da un settore di attività a un altro. Adesso va di moda lAlta Velocità. Domani si tratterà di unaltra cosa. Ma la "tecnica" è sempre la stessa. Da una parte cè lo Stato (o le sue amministrazioni), con molti denari da spendere per progetti di pubblica utilità. Dallaltro, ci sono i signori della super-Talpa (i 200 corrotti eccellenti e i loro amici finanziatori), pronti a ritagliarsi grandi fette di tutti questi soldi. Allo stato delle indagini, che sono appena cominciate, è impossibile dire se si tratti di una sorta di P2 legata dallunico comun denominatore del denaro o se invece non si tratti di qualcosa di più semplice. Sembra, comunque, che non ci si trovi di fronte a unassociazione (sia pure di fatto). Qui lo schema sarebbe molto elementare. Un gruppo di "centrali" (4-5 in tutto) avrebbe individuato nel corso degli anni una serie di personaggi disposti a fare favori anche importanti in cambio di denaro. Gli accordi sono stati presi, il denaro si è mosso, e i favori sono stati fatti. Punto e basta. Quasi certamente le 200 persone non si conoscono nemmeno fra di loro, tranne in qualche caso: non si esclude, infatti, che ci siano stati dei veri e propri collettori, ma solo in alcuni casi particolari. Per il momento non è possibile fare alcun nome (tanto delle "centrali" quanto dei personaggi coinvolti). Ma si tratta un po del mistero di Pulcinella. Infatti, si sa che a queste scoperte si è giunti mettendo in fila i dati emersi nel corso di alcune delle più importanti indagini oggi in corso. E quindi, alla fine, i nomi saranno quelli che in questi stessi giorni leggiamo su tutti i giornali italiani ... Di fronte a tutto ciò si capisce come sia complicato (e pericoloso) organizzare una qualsiasi "uscita politica" da Tangentopoli. Cè il pericolo, reale, di uscire da Tangentopoli e di lasciarsi alle spalle, dentro lo Stato, la super-Talpa che abbiamo appena descritto, tranquillamente dedita a scavare buchi nellinteresse pubblico. Viene persino il sospetto che quanti oggi si agitano per superare Tangentopoli stiano lavorando, in qualche modo, consapevolmente o inconsapevolmente, proprio per difendere la super-Talpa, e quindi la possibilità che la corruzione non venga mai estirpata. In queste condizioni, tutto quello che è possibile fare consiste nel lasciare che le procure continuino nel loro lavoro. Se esiste unemergenza essa non è certo rappresentata dalle indagini, ma dal fatto che le indagini semmai non sono ancora riuscite (più che altro per la resistenza opposta dagli istituti bancari stranieri) a fare piena luce sul complesso affaristico-delinquenziale che abbiamo denominato come super-Talpa. Questo non esclude che vi siano aspetti del lavoro giudiziario da correggere, garanzie da estendere, precauzioni da prendere. Ma tutto ciò avendo sempre presente che questo è uno Stato che ha ancora al suo interno una gigantesca Talpa, che è tenuta in vita da centinaia di miliardi sporchi, provenienti da persone, gruppi e soggetti che hanno finalità opposte a quelle dello Stato. La strada per riportare la corruzione entro limiti fisiologici e, in fondo, accettabili è ancora lunga e non può consentire nessun "disarmo" unilaterale. Infine, ma questo è solo un sospetto, non si può nemmeno escludere che le strade della super-Talpa si siano incrociate, in qualche punto e in qualche momento, con quelle della criminalità organizzata più dura. Un po perché, in certe ore, entrambe le formazioni hanno avuto interesse a indebolire lautorità dello Stato. E un po perché entrambe le organizzazioni sono interessate a avere di fronte una giustizia un po più morbida, un po più assonnata, un po più distratta.