lunedi , 16 settembre 1991 |
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Scandali |
| Primati negativi. perche' e' la capitale dei crack |
| Ma che succede a Torino ? |
| Cometto Maria Teresa |
Quasi 25 mila risparmiatori coinvolti. Poco meno di 1. 000 miliardi di lire andati in fumo. Una mezza dozzina di procedimenti penali aperti. Con l' ultimo giallo della Dominion di Roberto Caprioglio, sono dieci i crack finanziari scoppiati a Torino negli ultimi quattro anni. Un record che ha dato parecchio da fare ai giudici di tribunale e comincia a impensierire seriamente gli operatori del capoluogo piemontese, anche perche' questa volta, nel giallo della Dominion, sono rimaste impigliate due istituzioni di primordine della Torino che conta: il San Paolo, per l' appoggio e i finanziamenti che ha concesso per anni al gruppo Caprioglio, e lo studio dell' agente di cambio Sandro Montalcini, il cui procuratore Andrea Soave e' indicato da molti come personaggio chiave di tutta la vicenda. Due sono le domande che sente ripetersi in continuazione chiunque frequenti, in questi giorni, ambienti di Borsa o aziende all' ombra della Mole. Innanzitutto, perche' proprio a Torino si e' verificata una simile concentrazione di finanzieri d' assalto e fallimentari ? E poi, se e' vero che un certo sottobosco della finanza continua a prosperare , quale sara' il prossimo buco a venire allo scoperto ? E impossibile, ovviamente indovinarlo, visto che, dal momento dell ' ultimo censimento disponibile, a Torino sono registrate ben 275 societa' finanziarie, i cui titolari e responsabili sono in gran parte sconosciuti. Il Mondo offre uno spaccato di questo universo , passando in rassegna non solo chi ha avuto recentemente problemi con le autorita' di vigilanza, ma anche chi, pur animato dall' ambizione di emergere, per un motivo o un altro continua ad essere emarginato dai salotti buoni della citta'. I cattivi maestri. " Perche' proprio a Torino tutti questi crack ? E semplice ", sostiene Franco Cellino, presidente degli agenti di cambio torinesi e dell' associazione Torino finanza: " Perche' qui si forma il 13% del risparmio nazionale, mentre il peso della popolazione e' solo dell' 8% sul totale. C' e' insomma piu' materia prima e fa gola a troppi. Saranno circa mille gli operatori sulla piazza, ma quelli che contano davvero e sono affidabili si limitano al 10% ". Secondo altri osservatori il problema e' che Torino, tutto sommato, e' rimasta una piazza finanziaria provinciale, dove proliferano gli operatori cosiddetti marginali, dediti alle speculazioni piu' che hanno impoverito i risparmiatori torinesi in questi ultimi quattro anni (tabella in questa pagina) c' e' un po' di tutto. C' e' lo yuppismo dei fratelli Cesare e Massimo Canavesio, che hanno finanziato le proprie avventure di Borsa con i soldi degli inconsapevoli clienti della Fidelital, la fiduciaria del loro gruppo Ifp. Ci sono i travet dei crediti da leasing, senz' altro il gruppo piu' numeroso (da Aldo Bersano della All leasing a Roberto Alladio della Tecnofiduciaria, dalla Fidileasing alla Kitleasing) , che finanziavano le proprie attivita' sempre con i soldi dei risparmiatori, finendo gambe all' aria per la sfasatura fra interessi da pagare ai fiducianti e rate da riscuotere fra i clienti . C' e' il geniale inventore dei titoli atipici, Paolo Federici, saltato per la insita illiquidita' delle associazioni in partecipazione con cui raccoglieva i soldi per le iniziative immobiliari della sua Eurogest. E ci sono le parabanche come la Ipifim di Marco Sobrito, che da una parte erogava prestiti a impiegati e casalinghe e dall' altra si finanziava con i risparmi di piccoli investitori. Risparmiatori ingenui, ma anche avidi di guadagnare qualcosa in piu' della media di mercato, venditori porta a porta scatenati a caccia di provvigioni, finanzieri con troppa fretta di crescere, sono un po' gli ingredienti comuni a tutte queste storie fiorite nelle citta' della Fiat. E proprio alla casa degli Agnelli (a Torino sinonimo di serieta) viene imputata da alcuni la preoccupazione di non apparire come ne' padrona ne' monopolista della piazza e quindi di adottare una politica di laissez faire verso chi cerca, anche se in sedicesimo, di farle concorrenza. Emblematico e' considerato a questo proposito l' atteggiamento verso la squadra e il giornale concorrenti alla Juventus e alla Stampa, cioe' il Torino calcio e, oggi, la Gazzetta del Piemonte. L' outsider nel pallone. Il personaggio piu' discusso e piu' in vista di quella Torino minore esclusa dall' establishment e' proprio l' attuale proprietario della squadra granata e del secondo quotidiano cittadino, cioe' Gianmauro Borsano , fondatore e animatore del gruppo Gima. Su di lui pendono gli esiti dell' inchiesta penale per il crack Ipifim (societa' da lui fondata e amministrata, come pure la Bofina), per la quale lo scorso maggio ha gia' ricevuto un avviso di garanzia che ipotizza a suo carico reati di natura fallimentare e societaria (per questa vicenda Borsano ha gia' versato un risarcimento di circa 7 miliardi alla procedura Ipifim). La Consob (Commissione nazionale per le societa' e la Borsa), inoltre, ha finora bloccato due delle iniziative a cui Borsano teneva di piu': la quotazione al Ristretto di Torino della controllata Miller & Benson e l' offerta al pubblico delle quote del Mediolanum golf, un' operazione immobiliare dello stesso gruppo Gima. Ma di Borsano in questi giorni si parla soprattutto negli ambienti politici a proposito della sua annunciata candidatura alle prossime elezioni politiche nelle liste del Psi. Un debutto pero' non ancora scontato, perche' sta spaccando i socialisti piemontesi. Da una parte c' e' chi condivide l' input di accogliere Borsano per mietere voti fra i torinisti. Dall' altra ci sono i leader locali, preoccupati di essere tagliati fuori nella corsa elettorale proprio da Borsano, a causa del nuovo sistema a una sola preferenza, oltreche' dell' impatto sull' opinione pubblica di eventuali sviluppi, nell' imminenza della campagna, dell' inchiesta Ipifim. Il club della Sherman & Patterson. Una serie di sinistre coincidenze mette sul chi va la' chi si accosta a questa finanziaria rampante: la sede e' la stessa della fallita Tecnofiduciaria; il nome per meta' riecheggia quello di un' altra commissionaria torinese non ammessa agli antirecinti alle grida e fallita con il crack Ipifim la Freeman & Patterson. Ma, soprattutto, nell' azionariato delle diverse societa' che fanno capo a Giovanni Lojodice (Sherman & Patterson commissionaria, Financial improvement cooperative, Arnold & Arold, per citarne solo alcune) colpisce la presenza di Giorgio Saronne, novarese legato anche alla Cierre commissionaria, cioe' una delle societa' coinvolte nel giallo Dominion, come riportatrice di titoli azionari presso la Dumenil Leble'. A Torino la Sherman & Patterson ha stupito per il lusso con cui ha arredato la sede di piazza Solferino 9 e, in particolare, quella del Griffin club, dove tappeti antichi e quadri d' autore accolgono i clienti del gruppo. Una clientela vasta e sparsa anche nel resto d' Italia, dove opera una capillare rete di remissori. Collaudato il sistema per eludere la regolamentazione Consob sulla sollecitazione del pubblico risparmio : si fanno aderire gli investitori a una cooperativa creata ad hoc , la Financial improvement cooperative; poi si raccolgono capitali con contratti di pronto contro termine (12% di interesse a 12 mesi) . Le garanzie ? Fissati bollati in fotocopia, hanno raccontato al Mondo alcuni clienti, preoccupati per l' insolita procedura. I miracoli della Sfa. " Se mi porti un miliardo di portafoglio clienti, ti faccio guadagnare 200 milioni l' anno di commissioni ": lo promettono, ai candidati venditori, gli uomini di Franco Milano, l' animatore del gruppo. (Sfa Servizi finanziari amministrativi). Con una rete di agenti porta a porta (Sfa distribuzione) e la Italia fiduciaria ereditate dal gruppo All leasing di Bersano, oltre che con la capogruppo Sfa commissionaria (non autorizzata in Borsa), Milano anima da un paio d' anni la piazza torinese, non senza incontrare qualche intoppo. Per esempio alla fine dell' 89 e' stato condannato dal tribunale di Torino al termine di un' i struttoria per concorrenza sleale, su denuncia di un importante gruppo nazionale, e i suoi comportamenti scorretti sono stati segnalati alla Consob. Le gestioni fiduciarie non autorizzate che oggi la Sfa colloca si segnalano per gli elevati costi a carico dei clienti: una commissione del 10% dell' incremento di valore del patrimonio; un' altra dello 0, 1% sul valore di ogni compravendita di titoli effettuate e infine 10 mila lire per ogni operazione conclusa. I risultati si vedono sul rendiconto trimestrale di un cliente che ha affidato alla Sfa un patrimonio di mezzo miliardo. Al 31 dicembre 1990, per esempio, 20, 8 milioni se ne sono andati in commissioni alla Sfa grazie a centinaia di operazioni di trading. In un periodo di Borsa non certo brillante, insomma, Milano riesce a guadagnare per se', di sole commissioni, circa il 16% l' anno. I self made men Magnesi. Di loro si dice a Torino che sono molto ricchi (vantano per esempio una villa da 3 miliardi in collina) e dunque non possono temere un crack. Ma non si perdona loro il passato ruspante da venditori porta a porta della Fundus l' atteggiamento di chi crede di saperla piu' lunga degli altri. Diventati famosi anche a Milano per l' acquisto del ristorante Savini, da giugno i fratelli Carlo e Luciano Magnesi sono nei guai per il provvedimento della Consob che ha sospeso l' autorizzazione a entrare in Borsa per le loro due commissionarie, la Cofim di Torino e la Cofinter di Milano. I rilievi della commissione presieduta da Bruno Pazzi sono pesanti. In sostanza, per far quadrare i conti 1989 e 1990 e rispettare cosi' gli indici patrimoniali e di rischio richiesti dalla Consob, i Magnesi hanno occultato buchi di bilancio facendo operazioni infragruppo e finanziandosi ai danni dei clienti. Nel portafoglio di questi ultimi, per esempio, e' stata trovata una buona fetta di titoli emessi da societa' del gruppo Magnesi e non trattati ufficialmente in Borsa, quindi registrati a prezzi privi di riscontri obiettivi. La stessa identita' precisa del gruppo sfugge ai commissari di via Isonzo. La cenerentola Bofina. Con scetticismo e' guardato l' ennesimo tentativo di rilancio della Bofina, societa' di leasing fatta quotare al Ristretto di Torino, nel 1988 da Borsano, che ne era proprietario, e poi passata per le mani di Sobrito (Ipifim) e Pierre Binelli (Finanziaria nord). Scampata a malapena dal fallimento di quest' ultimo, la Bofina finora si e' segnalata per la delusione dei suoi sottoscrittori: le sue azioni, collocate fino a qualche tempo fa fuoriborsa anche a 2 . 400 lire, oggi valgono meno di 800. Andrea Ferreo e Adriano Paolo Marcotulli, che l' hanno recentemente rilevata, sono praticamente saliti alla ribalta ora. Del secondo, appena trentenne, si sa che ha lasciato un anno fa la carica di amministratore delegato della Cofige holding, un' altra commissionaria (non autorizzata), che fa capo a Dario De Stasio ed e' trattata al terzo mercato. Socio di Falck e Arvedi. Un ultimo outsider torinese recentemente stoppato dalle autorita' nella realizzazione dei suoi ambiziosi progetti e' Luciano Errani, animatore del gruppo Everyfin a cui fanno capo fra l' altro due commissionarie (Mediogest e Mobilvalor) e una rete di vendita (Everycard). Socio in Fincomid dei gruppi Falck e Arvedi, Errani e' comunque considerato a Torino fuori dall' elite dei finanzieri che contano. Lo scorso aprile la Consob ha rigettato la sua istanza di ammettere la Mediogest negli antirecenti alle grida della Borsa di Roma, perche' la societa' era sprovvista dei requisiti richiesti . Maria Teresa Cometto