Al PROCURATORE DELLA REPUBBLICA

presso il Tribunale di Roma

 

Oggetto: il crack del gruppo finanziario Eurogest (la fiduciaria Fundus spa e la Scotti Finanziaria spa).

 

Il sottoscritto dott. Giorgio Bernardi nato a Frascati l’8.5.1952 e residente in Roma Via Cassia 1712 in qualità di vice Presidente dell'Associttadini Associazione degli utenti e dei consumatori

PREMESSO

Ha presentato nel corso del 1996 esposti alla S.V. riguardo al crack finanziario delle società in oggetto (avvenuto nel 1988) che ha coinvolto circa 20.000 famiglie di piccoli risparmiatori che stanno aspettando l’accertamento, da parte delle Autorità preposte, delle responsabilità per quanto avvenuto.

Tutto ciò premesso

DENUNCIA

La casa editrice Foedus (Gruppo Larus) di Bergamo (Via Rossini 6 - Tel. 035.252548) ha pubblicato nel mese di febbraio 1997 il libro di Florio Fiorini titolato "DALL’ENI, ALLA SASEA, ALLA PRIGIONE".

Ho estratto dal libro scritto da Fiorini documenti numerati da A a J che allego e costituiscono parte integrante del presente.

Il libro scritto da Florio Fiorini vale come esposto al Procuratore della Repubblica.

Il Fiorini lancia accuse gravissime al P.M. milanese Dottor ORSI LUIGI che dileggia chiamandolo MASTRO LUIGI SCORDARELLO (Documento H).

Il Fiorini avanza dubbi sulla buona fede del Sostituto Orsi, lo accusa di essere compiacente al potere politico e di aver fatto scadere i termini delle indagini nei confronti dell’On. Angelo Sanza.

Documento H: "...il governo dei giudici è sempre durato poco ed anche in Italia la politica e l’economia stanno riprendendo le loro funzioni essenziali, rispetto a quella del potere giudiziario, il terzo potere".

Il Sostituto Orsi (se vero quanto mi riferisce il comm. Vito Caporusso di Bari che segue la pratica presso la Procura milanese) è da quattro anni (in deroga quindi all’art. 407 CPP) che tiene aperte le indagini preliminari sulle vicende del crack Eurogest e non ha ancora trasmesso la pratica al GIP.

Documento G: "Quello che "me rode" come si dice a Roma é che il Sostituto Orsi, sulla base di quanto scritto da Brambilla, persegue me e gli altri amministratori praticamente nullatenenti, mentre si guarda bene dall’investigare seriamente su chi ha dei patrimoni con cui può rispondere, tra cui Ernesto Cavallini, proprietario di aerei e tenute per 100 miliardi accumulati a danno delle fallite, ma soprattutto non persegue per la Scotti i funzionari del Credit Lyonnais che hanno truffato i risparmiatori per più di 200 miliardi"

Il Fiorini racconta quindi (Documento E) il "salvataggio del Federici": Costui, capo di una delle solite organizzazioni di piazzamento di prodotti finanziari, le catene di Sant’Antonio che promettevano interessi mirabolanti mandando i propri agenti a casa dei risparmiatori, era andato come tutti i suoi colleghi in difficoltà.

Il Fiorini evidentemente vuole depistare volendo far apparire il Federici come uno sprovveduto a capo di una catena di sprovveduti che andavano a fare il "piazzamento di prodotti finanziari" per conto suo "a casa dei risparmiatori", ovviamente anche essi sprovveduti perché abboccavano alla promessa di "interessi mirabolanti".

La realtà è che il Fiorini Florio ed il Paolo Federici (Presidente del gruppo Eurogest) quanto meno avevano in comune la frequentazione di potentati economici quali, ad esempio, l’APSA Amministrazione Patrimonio Sede Apostolica.

Il Fiorini racconta (Documento A) favori fatti personalmente al commendator Caporali, il laico che si occupava degli affari dell’APSA, e poi scrive (Documento B): "Avevamo insieme all’APSA ed alla Montedison, una banca a Zurigo, la Treuhandbank, la Banca Fiduciaria.

Ci serviva soprattutto a fare compensazioni tra Italia e Svizzera.

Infatti l’Eni e la Montedison erano i grandi finanziatori dei partiti italiani di governo, che, a quel tempo, non avevano ancora imparato ad aprire i conti all’estero a proprio nome. Si pagava quindi in valigette da 500 milioni I’una che si portavano all’EUR a Micheli per la D.C., a Via del Corso a Balzamo del P.S.I., a Via del Tritone a Cajati del P.S.D.I., mentre per il P.R.I. veniva a ritirarle nei nostri uffici un certo Fanfani, semplice omonimo del famoso Senatore. Per evitare che i movimenti di contanti dessero nell’occhio si facevano le compensazioni sulla Treuhand Bank di Zurigo, e si passava in Vaticano, allo IOR, a ritirare i contanti."

Fiorini comprò la Sasea nel 1982 dall’APSA trattando con il commendator Caporali.

In quel periodo l’APSA era azionista della EUROGEST ed il commendator Caporali era il loro uomo nel Consiglio di amministrazione.

L’Eurogest di Paolo Federici peraltro, all’inizio degli anni 80, comprò dal Vaticano la tenuta agricola Santa Maria di Galeria, limitrofa alla tenuta residenziale romana Olgiata.

Il Presidente dell’Eurogest Paolo Federici non era così sprovveduto come vorrebbe far credere (chissà poi perché?) il Florio Fiorini .

La Eurogest fu, di fatto, negli anni 80 uno dei maggiori gruppi finanziari italiani con una rete di Agenti di servizi finanziari che era, per dimensioni e fatturato, tra le prime tre del mercato.

Gli Agenti della SFE Servizi Finanziari Eurogest spa (a regime circa 1.000 unità) gestivano circa 20.000 Clienti hai quali avevano collocato Certificati di associazione in partecipazione (relativi a specifiche operazioni immobiliari di grande prestigio e stategica ubicazione), le gestioni di denaro eseguite dalla società FUNDUS (autorizzata con Decreto del Ministero Industria e da questi sorvegliata), le gestioni portafoglio titoli, il conto corrente bancario abbinato al conto gestito, le assicurazioni vita (il tutto con l’autorizzazione e la sorveglianza della Consob).

La rete degli Agenti SFE tutto era meno che una "catena di Sant’Antonio" e questo il Fiorini lo sa bene !

Il Fiorini non può scrivere a proposito dell’acquisto dell’EUROGEST da parte della SASEA di aver effettuato un "salvataggio" perché è falso scrivere (Documento F) che i Clienti dell’Eurogest non riuscivano a riavere i loro risparmi "da più di dieci anni ".

Qualsiasi Istituto bancario può entrare in crisi se viene lasciato sottoporre ad una martellante denigratoria campagna di stampa atta a spaventare i depositanti.

Nella vicenda del crack Eurogest appare anomalo l’accanimento della stampa e l’operato degli organi preposti alla vigilanza sulle Istituzioni che raccolgono risparmio: la Banca d’Italia, la Consob, il Ministero dell’Industria.

Il Servizio Ispettorato della Banca d’Italia si era accorto (Documento H) di anomalie nei rapporti tra talune banche e la Sasea, una di queste anomalie furono (Documento E) i finanziamenti della Banca Popolare di Novara per il "salvataggio del Federici".

Il Fiorini inoltre racconta (Documento C) la sua abilità nel mettere aziende in fallimento (la Odeon TV) , a fare concordati fallimentari al 25% ed a comprare utilizzando finanziamenti bancari ("ci siamo ben guardati dal restituire i 25 miliardi al San Paolo") ottenuti fornendo in garanzia altre aziende che si stava già provvedendo a svuotare (la Scotti Finanziaria).

Il Fiorini mente, evidentemente per depistare, quando scrive (Documento I) riferendosi ai depositi dei fiducianti presso la Fundus spa: "...abbiamo rimborsato noi nel 1989....".

I fiducianti della Fundus, avrebbero fatto volentieri a meno dell’intervento del "corsaro" Fiorini, infatti a seguito della precipitosa messa in liquidazione coatta amministrativa della società fiduciaria essi hanno avuto in otto anni dai Commissari liquidatori l’80% del loro credito iniziale, stanno subendo le pretese infondate del II Ufficio Imposte Dirette di Torino (che contribuisce al blocco cautelativo da parte dei Commissari liquidatori di oltre 150 miliardi di lire) ed in otto anni non hanno percepito alcun interesse sui loro risparmi bloccati nella liquidazione coatta amministrativa della Fundus.

E’ da evidenziare che i fiducianti Fundus non avevano alcun bisogno del "salvataggio" di Fiorini perché il credito della Fundus nei confronti di Eurogest (questa fu la motivazione per il decreto di liquidazione coatta amministrativa) era garantito dal patrimonio immobiliare del gruppo Eurogest (oltre 1.000 miliardi netti).

I circa 15.000 fiducianti della Fundus spa si stanno domandando se la frettolosa messa in liquidazione coatta amministrativa decretata dal repubblicano Ministro dell’Industria Adolfo Battaglia fosse veramente necessaria.

Il 12.2.1988 venne fatta pubblicare a pagamento dagli Agenti del gruppo Eurogest su "Il corriere della sera" e su "Il giornale nuovo" una lettera aperta al Ministro dell’Industria Adolfo Battaglia, che allego in copia e che costituisce parte integrante del presente, per chiarimento delle rispettive responsabilità a proposito della crisi Eurogest.

Il Ministro dell’Industria, il repubblicano Adolfo Battaglia, omise/rifiutò la risposta a quella lettera.

La lettera valeva come esposto alla Procura della Repubblica in merito ad anomalie nel comportamento degli organi di vigilanza (Consob e Ministero dell’Industria) e di taluni organi di stampa.

Appare peraltro anomalo il comportamento della Sezione Fallimenti del Tribunale di Milano che accettò una inadeguata offerta di Fiorini (allego memoria specifica).

E’ inaudito e gravissimo il fatto narrato dal Fiorini (Documento C) a proposito del Ministro dell’Industria Gianni De Michelis e della sua "strizzatura di palle" al finanziare Cabassi a favore del tandem Parretti/Fiorini.

Il Fiorini peraltro stranamente omette (!?), nelle sue opere editoriali, di raccontare un altro affare che egli curò e che vide coinvolto un altro Ministro dell’Industria, il liberale Renato Altissimo: il crack della OTC Overseas Trade Center del finanziere Sgarlata.

Fiorini scrive (Documento F) che il patrimonio immobiliare della Scotti Finanziaria ammontava a mille miliardi e che questo patrimonio "è stato rubato" per circa 150 miliardi dal Credit Lyonnaise: il resto del patrimonio dove è finito?

Fiorini definiva se stesso come il "corsaro della finanza": chi furono i suoi mandanti per l’affare Eurogest?

Conclusione: circa 20.000 famiglie di risparmiatori (fiducianti della Fundus spa e/o azionisti della Scotti Finanziaria spa sono in vigile attesa di sapere, dalle Autorità preposte agli accertamenti, chi siano i responsabili di quanto accaduto nella vicenda del crack Eurogest.

Per quanto sopra esposto

CHIEDE

alla S.V. l’accertamento delle eventuali responsabilità penali, commissive ed omissive, in relazione ai fatti esposti ed eventualmente procedere alla punizione dei colpevoli.

Con riserva di costituirsi parte civile per il risarcimento dei danni.

ALLEGA

Documenti numerati da A ad J (estratti dal libro di Florio Fiorini "Dall’Eni, alla Sasea, alla prigione" Editore Foedus - Bergamo):

  1. Fiorini ed il Vaticano;
  2. I grandi finanziatori dei partiti italiani di Governo;
  3. Il costruttore Cabassi ed il Ministro De Michelis;
  4. Parretti ed il Ministro De Michelis;
  5. Il Nuovissimo Banco Ambrosiano;
  6. La Banca Popolare di Novara ed il salvataggio di Paolo Federici;
  7. De Benedetti, l’Europrogramme e la Scotti finanziaria;
  8. Il PM milanese Luigi Orsi;
  9. Il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro;
  10. Il Credit Lyonnaise.

Ed inoltre:

  1. "Crack Europrogramme: si ricomincia" dal mensile Investire del marzo 1997;
  2. memoria su "amministrazione controllata della Eurogest spa: l’anomalo comportamento della sezione fallimenti del Tribunale di Milano";
  3. esposto al Ministro dell’Industria pubblicato su "Il corriere della sera" e su "Il giornale nuovo" in data 12.2.1988.

Con osservanza.

Roma, 2.4.1997

 

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