22/29 maggio 1995

Crack Sasea - Fiorini ed i giudici

NON TOCCATE I SANTI IN PARADISO

Ha parlato soltanto della Consob.

Su Parretti, Berlusconi, Mgm, Popolare Novara e Lyonnais invece...

di Renata Fontanelli

L’ULTIMA partita. Quella in cui deve giocare le carte che gli sono rimaste. Florio Fiorini, l’inesauribile creatore di marchingegni societari e finanziari e artefice del crack Sasea, si trova al centro di un’enorme scacchiera. Ai lati siedono due squadre di giocatori. ognuna con una visione totalmente differente dello schema da adottare: i giudici e i curatori di Milano e Ginevra.

In Svizzera le cose si sono messe molto bene. Dopo quasi tre anni di prigione nel carcere di Champ Dollon a Ginevra, Fiorini vede avvicinarsi la liberazione. Anche i magistrati svizzeri, adesso. si professano ammaliati dal suo stile e dal suo entusiasmo. Persino Jean Luis Crochet, che aveva fama di giudice spietato, nell’ultima deposizione ha voluto inserire un paragrafo in cui loda la collaborazione del suo inquisito piu famoso. Non solo.Il reato per cui dovrà essere giudicato dalle autorità elvetiche è soltanto quello di bancarotta semplice. Una strada tutta in discesa, quindi, sulla quale sembra aver influito la scarsa tenacia svizzera nel perseguire il Crédit Lyonnais protagonista dell’ascesa e caduta dell’ex direttore finanziario dell’ENI.

A Milano invece il sostituto procuratore Luigi Orsi appare deciso a non farsi ammaliare dallo stile dell’imprenditore toscano. I1 giovane magistrato ha potuto interrogare Fiorini durante un "prestito" di dieci giorni. E il finanziere si è dimostrato disponibile nel fornire spiegazioni su aspetti molto imbarazzanti dell’attività italiana di Sasea.

Pazzi in Consob

Prima questione: la Consob [Commissione nazionale per le società e la Borsa]. Da tempo sono stati accertati pagamenti annuali elargiti da Sasea all’ex presidente, Bruno Pazzi, "proconsole" dell’ex presidente del consiglio, Giulio Andreotti, a piazza Affari: mezzo miliardo una tantum. Mai però era stato possibile chiarire la ragione specifica di questi versamenti. Entrambi gli interessati si sono sempre trincerati dietro una serie di versioni paradossali, imperniate su alcuni e non meglio definiti "piaceri monegaschi". Secondo Fiorini quei soldi passati a Pazzi rappresentavano un "ringraziamento" per avergli presentato il principe Ranieri. Pazzi, interrogato dal magistrato di Milano, avrebbe invece parlato di una sua attività di consulenza finanziaria. In realtà, I’ex presidente della Consob avrebbe percepito quelle somme per fare la "vedetta": il suo compito era quello di preavvertire le società del gruppo dell’arrivo di eventuali ispezioni della commissione di sorveglianza. Addomesticare i controlli pare essere stata una specialità delle imprese italiane di Sasea.

Gli stessi riguardi sarebbero stati adottati [come ha spiegato Fiorini nel corso delle deposizioni rese a Milano] anche nei confronti delle verifiche fiscali con almeno tre diverse elargizioni alle pattuglie della Guardia di finanza. D’altronde il pool Mani pulite nell’estate 1993 si era già imbattuto in un controllo risolto a suon di mazzette da parte dei responsabili della Tamoil Italia. In quell’occasione, I’ex sostituto procuratore Antonio Di Pietro aveva persino fatto interrogare uno dei piu importanti esponenti del governo libico. Ma, anche da quella testimonianza l’unica certezza emersa era che ogni responsabilità per le bustarelle alle fiamme gialle andasse attribuita agli amministratori italiani di Sasea, partner nella società libica.

L’amico Silvio

Resta invece sempre sullo sfondo, e irrisolta, la questione dei rapporti d’affari con Silvio Berlusconi, che avrebbe fornito garanzie finanziarie per rilevare alcune attività e quote azionarie di società della Mgm, il grande gruppo multimediale che fu oggetto di un’avventurosa scalata da parte del vulcanico operatore di Viterbo, Giancarlo Parretti, in cordata con la stessa Sasea di Fiorini. In particolare Fininvest si era impegnata a rilevare il circuito di sale cinematografiche della Pathé Italia. In passato Fiorini ha piu volte accennato alla vecchia collaborazione con il cavaliere. I1 prigioniero di Chamy Dollon fece capire che c’era stato un suo interessamento tramite Pazzi anche per I’acquisto di Tmc Telemontecarlo, per impedire che l’emittente monegasca finisse sotto il controllo di Carlo De Benedetti. E di questa operazione il regista sarebbe stato il creatore della Fininvest. Ma la vicenda non ha poi trovato alcun riscontro ed è stata addirittura smentita dalle ulteriori precisazioni di Fiorini sul legame con Pazzi. E la Bpn [Banca popolare di Novara, altra protagonista e vittima illustre di questo enorme "affaire" internazionale?

Possibile che il credito illimitato goduto da Sasea potesse essere frutto soltanto delle relazioni tra l’ex amministratore delegato Piero Bongianino e l’uomo d’affari toscano? Fiorini in alcune delle sue operazioni lampo ha ottenuto coperture anche per 300 milioni di franchi svizzeri in un’unica soluzione (oltre 300 miliardi di lire) con un acquisto fasullo, da parte di una società dello stesso gruppo, delle obbligazioni Sasea. Un record.

E i politici? Se la flottiglia di società messa in campo da Fiorini avesse mai avuto una possibilità di riuscire a uscire dal tracollo finanziario con ogni probabilità le avrebbe trovate grazie agli appoggi e agli interessi di tanti amici politici, quasi gli stessi uomini che hanno imposto in Italia le regole di Tangentopoli. Ma anche su questo fronte i magistrati paiono aver raccolto briciole. Nelle ultime deposizioni Fiorini sembrerebbe aver aggiunto qualche dettaglio sull’elargizione alla tesoreria del PSI. L’anno scorso aveva già descritto una serie di pagamenti a esponenti della sinistra DC e della corrente che si richiamava a Carlo Donat Cattin. A farne le spese era stato Angelo Sanza, esponente del neonato PPI, il partito popolare, la cui carriera è stata bloccata da un invito a comparire della procura di Milano. Ma si tratta di poche centinaia di milioni.

Mistero Parretti

Nel corso degli ultimi interrogatori italiani, sono state infine fatte, ovviamente, lunghe chiacchiere su Parretti, l’ex compagno di avventura con il quale oggi Fiorini non ha piu alcun contatto. Probabilmente anche in questo caso la chiave del mistero potrebbe essere custodita negli intrecci con il Crédit Lyonnais, primo gruppo bancario francese travolto da una serie di scandali di cui il caso Pathé-Sasea costituisce senza alcun dubbio uno dei capitoli piu pesanti. È una ragnatela che nessuno vuole dipanare. E dell’affare Mgm, compresi i rapporti con Berlusconi, si interessano da tempo pure gli inquirenti statunitensi, senza però avere per ora assunto alcuna iniziativa né denunciato apertamente eventuali irregolarità o infrazioni alla legge. Quelli francesi invece hanno chiesto da tempo l’arresto di Parretti.

A Ginevra, secondo le indiscrezioni raccolte da "Il Mondo", gli uomini del Lyonnais sembrano poter contare comunque sull’appoggio dei curatori fallimentari chiamati ad amministrare i resti di Sasea. I giudici da parte loro sono pronti a chiudere. Fiorini dovrà rispondere, insieme con gli uomini del consiglio di amministrazione di Sasea svizzera, dei reati di bancarotta semplice, truffa e falso in bilancio. L'avvocato Bonnant è entusiasta e prevede che a questo punto la carcerazione sia prossima al termine. Il legale ha anche chiesto che il suo assistito venga processato davanti alla Corte correzionale, senza giuria popolare.

Bonnant si rivela peraltro entusiasta anche del suo cliente: "Fiorini? Un romanzo di energie... Forse anche perché italiano. Si ricorda tutto, ha una memoria da computer dell’ultima generazione".

In carcere Fiorini ha avuto un’attività frenetica di scrittore. Dopo il primo libro ["Ricordati da lontano"], ne ha scritti altri due: uno sulla vicenda Mgm e un altro sul Vaticano che potrebbe avere l’ironico titolo: "In gold we trust" ["Abbiamo fede nell’oro"], che parafrasa il motto che appare al centro del dollaro, la moneta americana "In god we trust".

 

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