Milano Finanza 7/01/2006

18 anni per arrivare in Fundus
CRAC FINANZIARI Con la liquidazione dei 16 mila soci della fiduciaria, giunge a conclusione la vicenda Eurogest, uno dei casi più eclatanti legati alla diffusione dei titoli atipici.

di Elena Dal Maso


A distanza di 18 anni si chiude uno dei capitoli più controversi nella storia del risparmio gestito in Italia, quello di Eurogest. In maniera del tutto sottotono. Con una comunicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 20 dicembre e la quasi contemporanea pubblicazione del testo, su un unico quotidiano nazionale, Carlo Rava e Antonio Nuzzo, i commissari liquidatori, hanno comunicato ai 16 mila sottoscrittori della Fundus, fiduciaria per l'investimento in liquidazione coatta amministrativa, che il ministero delle attività produttive ha autorizzato, a fine novembre, il nono e ultimo rimborso dei creditori chirografari e di quelli ammessi in via tardiva. Si tratta di quasi 30 milioni di euro, circa il 15% di quei 381 miliardi di lire investiti, negli anni 80, da migliaia di risparmiatori italiani. Fino a lunedì 9 gennaio si potrà presentare ricorso al tribunale di Torino.

L'ultimo rimborso nel '96, poi il caso in Cassazione. L'ultimo rimborso, pari al 5% del credito per un totale di 19 miliardi di lire, era avvenuto a metà del 1996, quando ai risparmiatori furono restituiti, nel complesso, 320 dei 380 miliardi di lire dovuti. Da allora sono trascorsi quasi dieci anni, a causa di una divergenza interpretativa di tipo fiscale tra Fundus e l'Agenzia delle entrate, che nel frattempo era finita in Cassazione. I diversi gradi di giudizio hanno dato ragione nel frattempo alla fiduciaria, permettendo alla fine ai commissari liquidatori di rimborsare il 15% restante.

Il lato positivo della storia è che si tratta di un raro caso di rimborso completo del capitale. ´Quest'ultimo, tuttavia, spiega Giorgio Bernardi, direttore di Associttadini, che ha seguito il caso nel corso del suo svolgimento (aveva lavorato per una decina di anni come agente della capogruppo Eurogest), ´è avvenuto nell'arco di quasi due decenni e ai prezzi storici. Senza more, interessi e soprattutto senza tener conto dell'inflazione'.


Un crack a catena. La storia di Fundus spa è collegata a un crack più importante, quello di Eurogest/Scotti, che coinvolse a sua volta 15 mila persone per 514 miliardi di lire. Investitori, questi ultimi, meno fortunati di quelli di Fundus, perché nel frattempo sono rimasti a mani vuote.

Fundus era una fiduciaria torinese che fungeva da polmone finanziario di Eurogest, il gruppo di Paolo Federici (vi giravano attorno 31 società), il finanziere che promosse i certificati immobiliari di Eurogest negli anni 80. Attraverso una rete di agenti, il finanziere promosse svariate operazioni immobiliari, per esempio la realizzazione di centri commerciali, finanziate collocando tra i risparmiatori questi titoli, detti atipici, perché non soggetti a quotazioni in borsa. I certificati di partecipazione si rivelarono difficilmente liquidabili prima della conclusione dell'affare immobiliare. Anche il legislatore li prese di mira con provvedimenti fiscali, come la ritenuta del 30% sui proventi. Fu per questo che alla fine del 1986 Paolo Federici pensò di sostituirli con le azioni di una società sospesa dalle quotazioni fin dal 1977, la Scotti finanziaria. Oltre il 95% dei sottoscrittori dei certificati Eurogest aderirono all'offerta di pubblico scambio, ma la Scotti non è mai rientrata in borsa, prima per l'opposizione della Consob e in seguito per il crollo del gruppo Federici.

Nel gennaio 1988 la capogruppo non riuscì a onorare i contratti di riporto nei confronti della controllata Fundus. A marzo Eurogest fu ammessa alla procedura di amministrazione controllata. Il ministero dell'industria decretò poi la messa in liquidazione coatta amministrativa di Fundus. In ottobre la maggioranza del capitale sociale di Eurogest/Scotti passò da Federici al gruppo Sasea dell'italo-svizzero Florio Fiorini, ex direttore finanziario dell'Eni, definito all'epoca il lavandaio della finanza italiana. Nell'89 la società rimborsò i debiti per riporti ai liquidatori della Fundus per 186 miliardi di lire e in ottobre Fiorini lanciò un'offerta pubblica di scambio di azioni Eurogest con azioni Sasea holding: in quell'occasione il flottante di Eurogest si ridusse a meno del 3% e il 14 giugno 1990 la società fu cancellata dal listino. Le casse di Eurogest/Scotti sono state poi prosciugate per finanziare le società del gruppo Sasea, esposto con il Crédit lyonnais, poi a sua volta finito in un crack. Ai nuovi amministratori di Eurogest/Scotti non rimase che svalutare crediti e partecipazioni nei confronti del gruppo Sasea, che nel frattempo era sprofondato in una bancarotta da 5 mila miliardi di lire. Il fallimento di Sasea holding costò a Fiorini una condanna in Svizzera a quasi quattro anni di carcere.


I protagonisti oggi fra politica, immobili e buen retiro. Che cosa hanno fatto nel frattempo i protagonisti del crack Eurogest? Sasea era la società con la quale Fiorini acquistò, negli anni 80, Odeon Tv da Calisto Tanzi, pagandola un quarto del suo valore, 25 miliardi di euro, perché aveva fatto mettere l'emittente in fallimento. Tanzi inoltre era stato socio di Fiorini nella Sidit, Società italo-danubiana di investimenti e trading. Fiorini, poi, ha avuto come socio in affari Giancarlo Parretti, con cui tentò, rovinosamente, la scalata alla Metro Goldwin Mayer via Crédit lyonnais. Mentre Fiorini è uscito di scena, dopo aver scontato fino al '96 quasi quattro anni di carcere in Svizzera e patteggiato la condanna in primo grado a causa della bancarotta della consociata italiana di Sasea, Parretti (si veda su www.giancarloparretti .it), superati i guai con la giustizia americana e francese, ha dato vita a un movimento civico, ´Orvieto agli orvietani', ed è tornato a occuparsi di cinema. Anche Paolo Federici ha continuato con l'attività. Ha incarichi in tre società immobiliari e partecipa in altre quattro. Prima di Eurogest era stato fra i protagonisti di un altro fallimento, nel 1973: quello di International fur brokers spa, specializzata nel commercio di pellicce, dove era membro del cda. (riproduzione riservata)