18.07.97

 

QUANDO NINÌ, IL LUCIDO E STEFANO ANDAVANO DA DADONE


Ecco la garçonnière di D’Adamo
L’appartamento di Antonio D’Adamo in via Agnello 5 a Milano, al quale si accede anche da via Santa Radegonda. Nel tondo, l’immagine dal tetto del Duomo.


di MARCO GREGORETTI


Una volta quel tetto con terrazza panoramica che guarda le guglie del Duomo di Milano era noto per il viavai di bella gente: vi si svolgevano suggestive feste da ballo. Oggi il grande balcone condominiale è tornato alla ribalta come misterioso corollario di un’intricata vicenda politico-giudiziaria. Da lì si ergono, infatti, quattro torrette. Tanti anni fa erano i camerini del teatro Odeon, adesso sono piccoli appartamenti: uno è quello già ribattezzato «la garçonnière di via Agnello cinque». Ovvero l’elegante e riservato luogo d’incontro che l’ingegner Antonio D’Adamo, detto «Dadone», avrebbe messo a disposizione, poche rampe di scale sopra i suoi uffici Edilgest, degli amici: Eleuterio Rea, soprannominato «Stefano» Sergio Radaelli chiamato «Il lucido» e «Ninì», affettuoso nomignolo con cui si rivolgevano ad Antonio Di Pietro.
E` proprio per merito dell’ex magistrato molisano che la garçonnière è diventata così importante: è bastato dire che l’eroe di Mani pulite ci andava, per trasformare 40 metri quadrati scarsi in una meta per cronisti e fotografi. Ma come ci si arriva e, soprattutto, come è fatta?
Via Agnello non è l’unico accesso. Anzi, sono in molti a dire che Di Pietro preferiva passare dal numero 8 di via Santa Radegonda, un portone a fianco del cinema Odeon, alle spalle di via Agnello ma nello stesso stabile.

Brindisi, chiacchiere e foto ricordo
In questa immagine e nelle due seguenti si vede un Antonio Di Pietro assai diverso da quello accigliato e truce che si agita da qualche mese a questa parte. Il magistrato ilare che si fa fotografare nel privato e a un passo dalle guglie del Duomo testimonia di un’epoca in cui la «sua» Milano era ancora da bere.



Raffaele Coniglio, custode lucano, conferma solo a metà: «Mi ricordo di aver visto Di Pietro solo una volta qualche anno fa. Era salito portando con sé la borsa. Le guardie del corpo lo avevano aspettato sotto. Dopo mezz’ora era tornato giù.

Però, cosa vuole, questo palazzo era pieno di uffici di aziende coinvolte in Tangentopoli e poi fallite. Qui c’era anche Florio Fiorini. Ho visto attraversare quella porta da un sacco di gente famosa: Giancarlo Parretti, Gian Mauro Borsano, Sergio Cragnotti...».
Con l’ascensore si arriva al sesto piano. Dopo aver fatto a piedi alcuni gradini si apre una porticina a vetri che introduce sul terrazzone.


Lo si attraversa passando sopra tutto il palazzo costruito negli anni Venti, tra piante e suggestivi dislivelli, fino alla torretta di via Agnello. Nell’appartamento, con boiserie (il rivestimento in legno delle pareti), tre spazi comunicanti ma divisi: la camera da letto, il soggiornino con l’angolo cottura e, vera chicca, la zona pranzo che, seguendo l’andamento delle mura, è semicircolare. E se poi si vuole uscire dal retro, la garçonnière è dotata di una scaletta metallica d’emergenza che riporta sul terrazzo condominiale. Per guardare il Duomo e farsi fotografare lontano da occhi indiscreti.

 

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