DOCUMENTO C:

IL COSTRUTTORE CABASSI ED IL MINISTRO DE MICHELIS

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RACCONTA FIORINI

E mentre tutti fumiamo il sigaro, meno Miguel, Polo mi prega di continuare il racconto dei miei rapporti con I’establishment finanziario italiano e di come questo fosse in contatto anche con Parretti.

Vi ricordate - comincio allora io - che Parretti andava in giro dicendo che aveva in mano tutte le società assicurative di Cabassi e che fu perciò che lo incontrai.

Cabassi faceva parte dell’establishment finanziario milanese. Era figlio di industriali che avevano fatto la loro fortuna gestendo le cave di rena poco lontane da Milano, rena necessaria all’industria delle costruzioni, tant’é vero che il soprannome corrente di Cabassi a Milano era "el Sabiunàt"

Giuseppe aveva ereditato un patrimonio immenso che gli avevano portato via a poco a poco gli Agnelli: quando aveva bisogno di quattrini, e gli capitava spesso perché aveva la malattia del mattone: appena vedeva un immobile lo voleva comprare, andava a Torino e ritornava con qualche miliardo in piu ma con qualche gioiello in meno.

Uno dei gioielli che gli Agnelli gli avevano portato via per due soldi era la Rinascente.

Nel 1985 la sua situazione finanziaria si era fatta pesantissima a causa delle nuove disposizioni per le società assicurative. Dalla guerra in poi le società assicurative erano state la fonte di liquidità di tutti i costruttori. Le Assicurazioni, infatti, incassavano i premi in contanti e non pagavano mai i sinistri, perché la legge italiana prevedeva il 5% di interessi di mora. Quindi i costruttori vendevano immobili alle loro società assicurative e ne prendevano liquidità che costava loro il 5% anziché gli altissimi tassi di mercato, talvolta superiori al 15%.

Tutto cambiò però alla fine del 1984. Da una parte i giudici cominciarono ad emettere sentenze in base alle quali le società assicuratrici dovevano pagare, se risarcivano i sinistri con ritardo, non solo gli interessi pari a quelli bancari, ma in piu la svalutazione: dovevano in definitiva risarcire i danni causati all’assicurato per il tardivo pagamento.

Per di piu, il deficit statale oramai divenuto incontrollabile aveva costretto le autorità monetarie a imporre alle società assicurative che per lo meno la metà delle loro disponibilità fossero investite in Buoni del Tesoro

Di colpo Cabassi si trovò che le sue quattro società Assicurative, l’Ausonia di Milano, la Levante di Genova, l’Intercontinentale di Roma e la Veneta di Venezia, anziché dargli liquidità gliene assorbivano massicciamente lui non era stato in grado di far fronte agli impegni di riliquidizzazione delle quattro società e quindi era in situazione disperata A questo punto, come detto, chiamò in aiuto il Parretti perché De Michelis non firmasse i decreti di commissariamento delle quattro società

E Parretti fu efficace: De Michelis non firmò i decreti di commissariamento, ed egli ottenne in contropartita, che Cabassi sottoscrivesse un contratto con il quale cedeva alla Comfinance tutto il suo patrimonio contro una rendita vitalizia di due miliardi all’anno.

Una sciocchezza, se si pensa al patrimonio di Cabassi, per cui si deve dedurre (in base anche all’altro elemento, che Parretti trattava i De Michelis come soci) che il beneficiario di tale contratto non fosse il solo Parretti, ma che questi fosse piuttosto il fiduciario della famiglia De Michelis. Le azioni della Comfinance erano al portatore, chi sa chi ce le aveva in mano.

Comunque, quando io incontrai Parretti, il contratto non era stato ancora eseguito perché conteneva una clausola secondo la quale la Comfinance doveva garantire con fideiusssione bancaria il pagamento" della rendita vitalizia di due miliardi all’anno a Cabassi

Né Parretti né De Michelis erano stati in grado di trovare tale fideiussione bancaria

Ma dopo il successo dell’operazione Ausonia, la Comfinance aveva 40 miliardi in cassa derivanti da tale operazione e poteva quindi rilasciare tale garanzia, portando via a Cabassi tutto il patrimonio

Tuttavia io, che avevo in mano i 40 miliardi della Comfinance, perché l’operazione l'avevamo gestita noi, mi opposi ed in una drammatica riunione, una domenica, a Milano convinsi Parretti a stracciare il contratto, contro riconoscimento da parte di Cabassi di 75 miliardi, cosi composti:

È così svelato il segreto dell’improvviso arricchimento di Parretti, da qualcuno attribuito ai soldi della Mafia o ai piu strani giri.

Parretti l’ha fatto ricco Cabassi, grazie alle strizzature di palle di De Michelis.

Comunque Cabassi, grazie a me, si cavò un bel pensiero.

E finché é vissuto me ne é stato sempre riconoscente, trattandomi come un figlio o un fratello minore.

Anche perché non é l’unica volta che gli cavai le castagne dal fuoco.

Sempre da Torino gli avevano dato un’altra fregatura, questa volta non gli Agnelli, ma l’Istituto Bancario San Paolo di Torino e per questo il Presidente Zandano e il Vice Direttore Generale Giuseppe Rossello.

I1 San Paolo si era inguaiato concedendo crediti enormi al costruttore Romagnoli. Ad un certo punto, anziché svalutare il credito, avevano rilevato dal Romagnoli in pagamento di debiti la Bastogi, una vecchia società che aveva costruito tutte le strade ferrate d’Italia, ma che si era ridotta a semplice società immobiliare.

Per di piu Romagnoli aveva inguaiato la Bastogi con la Odeon TV, che poi aveva venduto a Tanzi della Parmalat, il quale non aveva però liberato la Bastogi delle garanzie di pagamento dei canoni alle emittenti locali.

Ciò aveva creato una voragine di 100 miliardi nei conti della Bastogi.

Noi della Sasea, quando avevamo acquistato la Odeon TV da Tanzi, come spiegherò in seguito, I’avevamo messa in fallimento ed avevamo fatto il concordato fallimentare al 25%, pagando cioè solo 25 miliardi, anziché 100.

I 25 miliardi ce li aveva naturalmente dati il San Paolo, 12.5 sulla Scotti Finanziaria e 12.5 sulla De Angeli Frua. Eravamo andati a Torino io e Cabassi a chiederli. E Rossello, vice direttore della banca, sentito il Presidente Zandano, ci aveva concesso il credito in mezz’ora.

Naturalmente ci siamo ben guardati dal restituire i 25 miliardi al San Paolo. D’altra parte debbo dire che Rossello non ha mai avuto il coraggio di sollecitarne il rimborso a me.

Ho saputo, dopo il mio arresto, che il San Paolo aveva ottenuto una garanzia di Cabassi e che ne ha chiesto il rimborso ai suoi eredi. Giuseppe Cabassi é infatti morto nel maggio 1992.

Ragazzi vorrei dire ai figli di Cabassi, che la moglie, religiosissima, ha chiamato come i quattro Evangelisti, Marco, Giovanni, Luca e Matteo, dite al San Paolo che i 25 miliardi li chieda a Romagnoli o che li porti a perdite, come doveva fare nel 1990, quando inventarono la "cavalleria" da Romagnoli a Cabassi ed a Sasea.

La "cavalleria", lo spiego per i non addetti, é la tecnica delle banche per nascondere le perdite. Quando un cliente traballa, é un "cavallo" troppo carico, si passa una parte del carico, dei debiti impagati e dubbi, ad un’altra società, un nuovo "cavallo", fintanto che questo non zoppica a sua volta per il peso eccessivo e così via.

E ogni tanto qualche "cavallo" muore sotto il peso del carico, come é successo alla Sasea - concludo.

 

 

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