il manifesto
28 Gennaio 2006
«Requisizioni per i senzacasa»
Il prefetto di Roma Serra fa sua l'idea del X Municipio. Dopo lo
sgombero di 100 immigrati
CINZIA GUBBINI
ROMA
Requisire immobili privati e abbandonati per rispondere ai
«picchi» dell'emergenza casa. Questa volta a «prendere in
considerazione l'ipotesi» non è il presidente delX municipio
romano Sandro Medici - che lo ha già fatto l'anno scorso,
sollevando un polverone, e ha di recente ottenuto una prima
vittoria in tribunale contro la proprietà - ma niente di meno
che il prefetto della capitale, Achille Serra. La svolta, che
potrebbe aprire una via del tutto inedita sul fronte
dell'emergenza abitativa, è arrivata ieri in una riunione in
prefettura convocata d'urgenza. A fare pressione, sotto le
finestre del palazzo governativo, c'erano un centinaio di
profughi africani con sacchi, coperte e tanta rabbia, sgomberati
qualche ora prima dalla polizia. Tre giorni fa avevano occupato
un palazzo dell'Enasarco ( ex ente pubblico) all'estrema
periferia della città (Romanina, X municipio) abbandonato da
almeno sei anni: lo avevano chiamato «Salam Palace», che vuol
dire «pace» in tutte le lingue parlate dagli occupanti. Vi
avevano trovato riparo circa duecento persone, tra cui alcuni
bambini, tutte provenienti da Eritrea, Etiopia, Sudan e Somalia. E
tutte con in tasca un permesso di soggiorno, chi per protezione
umanitaria, chi per essere stato riconosciuto rifugiato politico.
Ma tutte lasciate a loro stesse una volta superato l'«esame»
per il diritto d'asilo.
Prima dell'occupazione molti di loro dormivano semplicemente in
strada, magari infilandosi in qualche autobus «a riposo» per
cercare di ripararsi dalla morsa del freddo che anche a Roma si
fa sentire. Altri avevano trovato un appoggio in uno stabile
occupato da Action- Agenzia per i diritti, sulla via Collatina,
dove si sta cercando di sviluppare un porgetto di accoglienza
alternativa, basata sull'autogestione. La situazione in via Collatina,
però, stava diventando ingestibile. Per questo un gruppo di
africani aveva deciso di mettersi insieme, con l'obiettivo di
«conquistare» un'altra casa.
Ma il sogno è durato poco: ieri mattina si sono presentati al
cancello polizia e finanzieri, buttando fuori tutti. L'iniziativa
l'ha presa la prefettura, e vista l'anomalia di uno sgobero così
repentino, qualcuno lo ha messo in collegamento con la
«cacciata» di Alemanno del giorno prima, quando un gruppo di
disobbedienti aveva impedito al candidato sindaco di partecipare
a un incontro proprio in X municipio. Sembra, invece, che anche
l'Enasarco abbia fatto pressione (sarebbe in preparazione una
gara d'appalto, vedi box a fianco). Senza contare l'intransigenza
sulla «legalità» del prefetto Serra.
Subito dopo lo sgombero ci sono stati dei momenti di tensione
davanti al «Salam Palace» ormai vuoto, con i rifugiati
determinati a occupare la strada, stanchi di non avere risposte.
In tanti di loro sono stati rispediti in Italia, in base alla
convenzione di Dublino, dopo aver cercato di raggiungere altri
paesi europei: lì, in Svezia o in Inghilterra, avevano avuto una
casa, un aiuto economico, corsi di lingua. «Deportati» in
Italia, si sono trovati in mezzo a una strada. «E' una specie di
tortura», denunciava Abdou, somalo. Alla fine, tutti insieme
hanno deciso di manifestare sotto
Soddisfatti i militanti dell'Agenzia per i diritti («ma che alle
parole seguano i fatti). Per i centocinquanta rifugiati
sgomberati,