IL GIORNO

16 febbraio 2003

Inchiesta / La denuncia di Sirchia

Schema ideale: due vincitori per un posto

Questa storia dei concorsi universitari truccati è un'invenzione o la realtà?

"Truccati è una parola grossa", ribatte Luigi Donato, barone doc, ordinario di cardiologia alla scuola superiore Sant'Anna di Pisa, che è come dire la Normale, l'Olimpo delle scienze applicate, nonché presidente dell'area di ricerca del Cnr di Pisa, 1300 dipendenti, il più importante centro del Cnr in Italia.

"Il fatto è riprende Donato che il meccanismo che si è messo in piedi per questi concorsi facilita la realizzazione di soluzioni precostituite, che sono pienamente legittimate dal meccanismo perverso che è stato messo a punto".

Lei obietta sull'aggettivo truccati, ma concorsi del quale si conosce il vincitore in quale altro modo potrebbero essere chiamati?

"Parlerei di meccanismo perverso".

Ma una lotteria che ha sorteggio già determinato è una lotteria truccata. E non è la stessa cosa per un concorso?

"Attenzione, il fatto è che il collegio dei docenti della materia, che poi è la lobby, si trova d'accordo e dice: questa volta votiamo per te te e te. E perché votiamo per te per te e per te? Perché deve vincere il tale e il tal'altro".

Come funziona il sistema?

"La facoltà chiede un concorso per una materia, mettiamo cardiologia. La commissione ad esempio per i professori associati è formata da un membro interno e da quattro esterni, due ordinari e due associati".

Come fanno a controllare le nomine?

"Perché le nomine degli esterni vengono fatte dal collegio dei professori della materia, che è una lobby, la corporazione dei professori di quella materia, un'associazione, che non ha alcuna veste giuridica e sfugge a qualunque controllo anche del ministero".

Come può esserci un potere così assoluto sulle commissioni di concorso?

"Perché tutti quanti sono interessati. Perchè questa volta lo vinci tu e la prossima volta lo vinco io".

Formalmente chi costituisce la commissione?

"L'ho già detto. Viene eletta dal collegio, che in sostanza è un organo di governo spontaneo, interno alla categoria, che però fa da lobby e controlla completamente chi accede alle cattedre di quella determinata materia".

E la facoltà subisce le scelte della lobby?

"Normalmente questo gioco è fatto con l'accordo della facoltà che indice il concorso, ma poiché per regolamento dovranno uscire due vincitori, ci si mette d'accordo per far uscire la coppia che va bene a tutti".

Ma sono uno o due i posti da assegnare?

"No, deve essere coperto un posto".

Allora perché vengono scelti due vincitori?

"Perché il secondo sarà destinato ad altra sede".

E la facoltà?

"La facoltà può prendersi o l'uno o l'altro o nessuno dei due. Ed è un meccanismo perverso perché tutti quanti all'interno della corporazione sono in qualche modo, se mi si passa la parola, ricattabili. Perché se non stai a questo accordo, tu la prossima volta non avrai questo o quest'altro posto".

Meccanismo perfetto.

"Ma se per caso il desiderio della facoltà non collima con il desiderio della corporazione succede un pasticcio, per esempio succede che i candidati, che non sono graditi dalla lobby, vengono invitati a ritirarsi".

Se non sono graditi alla facoltà, chi vince, la facoltà o la lobby?

"Normalmente la lobby. Ad esempio c'è stato un concorso di recente, in cui c'era conflitto tra facoltà e corporazione. Così le persone non gradite sono state invitate a ritirarsi. Su nove se ne sono ritirati più della metà. E questa è una cosa che è abbastanza frequente".

Il dire che questo andazzo non è poi cosa così grave mi pare derivi più dalla diffusione del malcostume che dalla gravità del medesimo.

"Infatti è gravissimo. Però bisogna fare attenzione, non si può dire che sia un meccanismo universale, è assai meno grave anche in medicina e nel settore delle discipline di base, quelle non professionali o anche in altri facoltà come lettere e ingegneria".

Lì non succede?

"Voglio dire che c'è sempre l'accordo di massima ma non c'è la manfrina su quelli da far ritirare".

Che cosa fa la differenza?

"Secondo me tutto è legato alla connessione tra l'attività clinica ospedaliera professionale e la posizione accademica, perché è una posizione di potere non soltanto accademico ma anche economico".

Come uscirne?

"Come ha annunciato il ministro Moratti e come fanno le grandi università del mondo. Non si fanno concorsi, si fa la cooptazione. Mi va bene il tale e chiamo il tale".

Perché allora c'è il concorso?

"Perché consente il controllo da parte della lobby".

Ma il risultato sarebbe ottenuto nello stesso modo.

"No, io ho lavorato alla Columbia University, in Germania, in Olanda, in Inghilterra, in Svezia. E lì decide o il consiglio di facoltà o il preside, c'è una struttura che decide e che ha tutto l'interesse alla più alta qualificazione".

Mentre i concorsi farsa rispondono a quale interesse?

"Al fatto che una disciplina venga controllata. Oltrettutto in questo modo si è esasperato il localismo".

L'irresistibile ascesa del cretino locale, è il titolo di un saggio sul problema.

"Esatto, perché far venire un professore da fuori comporta un peso in più sul bilancio della facoltà, mentre far vincere uno interno quasi non incide perché è poca cosa la differenza tra lo stipendio di un professore associato e quello di ordinario. Sono inverosimili idiozie, che finiscono con il dequalificare il sistema. Parliamo tanto di autonomia e dunque applichiamola, chi la userà bene andrà su, chi la userà male andrà giù".

 

di Giovanni Morandi

 

 

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