A MILANO 13 MULTINAZIONALI DEL FARMACO SOTTO INCHIESTA PER AVER TRUCCATO GARE D’APPALTO

Sirchia: nessuna marcia indietro contro le truffe
"Il decreto è stato ritirato, ma sto lavorando a un disegno di legge"

11/4/2003

ROMA A rimetterci sono i malati, lasciati soli nella loro sofferenza. Hanno vinto quanti, non solo tra i medici e gli industriali farmaceutici, operano nella Sanità in maniera disonesta e approfittano della propria posizione per arricchirsi. Molti, anche in Parlamento, sono stati ingannati e indotti in errore dall’assurdo spauracchio di una ghettizzazione dei medici, di una persecuzione della categoria". A 24 ore dal ritiro del decreto contro le truffe nella Sanità, il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, ha in mano l’appello in cui Angela Brizzi (una dei 120 pazienti danneggiati dalle valvole cardiache impiantate a Torino e Padova) gli chiede di "andare avanti per la sua strada", esprimere il suo "forte rammarico" per la mancata conversione in legge delle norme anti-raggiri e invoca multe salate per chi non si comporta onestamente. "I malati hanno ragione a lamentarsi - commenta il ministro della Salute -. Non si può giocare con la vita della gente per i soldi. Non ho la minima intenzione di fare marcia indietro: sto lavorando a un disegno di legge che difenda i cittadini da simili macchinazioni e menzogne".


Ministro, perché non sono passate le norme anti-truffe?

"I sindacati dei medici sono riusciti a trarre in inganno la maggioranza. Pochissimi operatori sanitari hanno letto il provvedimento, gli altri si sono accodati alle grida corporativistiche e ai richiami sguaiati da logica del clan. Sono finiti negli ingranaggi di una ben orchestrata campagna di disinformazione. Chi difende i disonesti ha avuto la meglio. Serve una task force di medici specialisti da affiancare ai Nas e Guardia di Finanza per contrastare sul nascere le truffe al malato. Va vigilato il rapporto tra medici e produttori di medicinali. Non basta la confisca dei beni accumulati con l’illecito, dobbiamo intervenire sull’articolo 640 del codice penale (che punisce chi truffa privati o enti pubblici) aumentando di 10 volte le sanzioni".

Ieri 13 multinazionali del farmaco sono finite sotto inchiesta a Milano per aver truccato gare d’appalto, mentre in Veneto e in Piemonte si allarga lo scandalo delle protesi fasulle. Servono nuove regole a salvaguardia della salute pubblica?

"Il decreto anti-truffe era stato concepito per porre un freno ai casi di malasanità. Di alcuni conosciamo l’esistenza, gli altri restano nell’ombra. Sappiamo che nella Sanità c’è chi specula sul dolore dei malati. Occorrono pesanti sanzioni pecuniarie. Pensavamo di aver calibrato le contromisure, di essere al riparo dall’accusa di voler demonizzare gli operatori sanitari. Per non aggravare la situazione abbiamo pure privilegiato alle sanzioni penali le multe salate, così da gravare sulle tasche dei disonesti senza rovinarli come persone. Poi, però, i sindacati dei medici hanno messo in moto la macchina della propaganda e delle strumentalizzazioni a copertura delle "mele marce": sono una minoranza, ma sanno far pressione. Il nostro obiettivo, comunque, resta quello di impedire le truffe ai danni del Servizio sanitario. Tanto più in epoca di "vacche magre" e di necessari tagli agli sprechi, è inconcepibile sottrarre risorse ai malati e privarli di prestazioni e servizi".

Cosa non ha funzionato?

"I diritti dei malati sono stati sacrificati sull’altare della difesa di categoria. La gran parte dei medici si è fatta trascinare in una battaglia priva di senso, che fa a pugni con il buon senso. E’ la realtà quotidiana, alla fine, a far giustizia delle menzogne preconcette, e oggi gli italiani hanno aperto i giornali e trovato due notizie: il ritiro del decreto e le aziende farmaceutiche indagate per corruzione. Più evidente di così. Come si fa a dubitare della necessità di un giro di vite? Il provvedimento anti-truffe va nella direzione opposta alla malasanità. Per evitare uno scontro frontale, abbiamo fatto "pro tempore" un passo indietro. Vogliamo rilanciare il piano, procedendo a tappe forzate ed estendendo le norme anti-truffe al mondo della farmaceutica e al settore della pubblicità dei medicinali. Il governo non ci ripensa: ha assunto un atteggiamento serio e corretto, perché vuole cambiare le cose senza creare spaccature con nessun operatore della sanità, senza procedere a colpi di piccone".

Dopo lo stop al decreto Forza Italia chiede l’attivazione di un tavolo di confronto fra ministero, Regioni, federazione degli ordini e sindacati dei medici. Che cosa pensa?

"Serve una consultazione preliminare più ampia, che includa le associazioni di difesa dei malati. Faremo (assieme alle rappresentanze delle categorie interessate) una legge precisa, che metta al riparo i cittadini dai raggiri. Non ci saranno perdite di tempo. Ho chiesto al Consiglio superiore di Sanità un testo che serva da base per discutere con sindacati e Tribunale del malato, medici e pazienti. Contro le truffe bisogna rivedere la tematica dell’informazione sanitaria e i suoi possibili effetti distorcenti sulle pratiche mediche".

Intanto i medici cantano vittoria per lo scampato pericolo...

Di certo a quest’ora i pazienti si sentirebbero più tranquilli se fossero divenute legge le norme contro i disonesti. Come dimostra lo scandalo alle Molinette, chi si comporta male tradisce la fiducia di chi si mette nelle sue mani e può fare danni irrecuperabili. Su un punto non devono esserci dubbi: intendo riaffermare la difesa e l’integrità della Sanità pubblica. Sotto osservazione, dunque, ci sono i medici disonesti, così come gli errati comportamenti dell’industria farmaceutica e delle amministrazioni ospedaliere e sanitarie in genere. E’ stato affossato dai sindacati un provvedimento equo e indispensabile che, se da una parte punisce con sanzioni di tipo pecuniario, dall’altra mette al riparo i professionisti dall’errore occasionale. Nel mirino non c’è una categoria, bensì i singoli disonesti come quello che in Campania prescriveva farmaci molto costosi, come gonadotropine e ormoni anabolizzanti, per migliaia di euro al mese, aggirando le norme regionali e gli accordi ratificati in sede Asl per quelle medicine. E’ giusto che l’80% del denaro ricavato dal "giro di vite" vada a finanziare i servizi sanitari e a ridurre le liste d’attesa. Servono la mano pesante anche contro le false informazioni scientifiche e l’obbligo per gli ordini dei camici bianchi di attuare entro 60 giorni i procedimenti disciplinari".

INDEX