Domenica 2 Marzo 2003

INTERNI

Il ministero e i ricercatori avevano aspramente criticato la decisione. Scandalo Glaxo: l’oncologo Tirelli accusato di associazione per delinquere
Stop ai congressi, Farmindustria ci ripensa
Dopo l’inchiesta sui regali ai medici le aziende avevano bloccato i finanziamenti

di CARLA MASSI

ROMA - Indagini, scandali, accuse, ripicche, ricatti, altre accuse e dietrofront. L’indagine della Guardia di Finanza sui regali dell’azienda farmaceutica Glaxo ai medici hanno scatenato una dura battaglia tra le industrie e il ministero della Salute. In mezzo, i camici bianchi. Che, nella bagarre, hanno attaccato sia le aziende che il professor Sirchia. I primi a sferrare il colpo sono stati gli industriali: "In attesa di norme chiare e definite, la giunta dell’Associazione ha ritenuto opportuno che le aziende sospendano temporaneamente ogni attività di informazione scientifica ad eccezione delle visite ai medici, della consegna del materiale informativo autorizzato dal ministero della Salute, nonché dei campioni". La decisione di mettere un freno a convegni e congressi la Farmindustria l’ha presa il 19 febbraio. Subito dopo l’avvio dell’inchiesta Glaxo. Che tra gli indagati, accusati di corruzione e associazione per delinquere, vede anche il nome del professor Umberto Tirelli, primario dell’Istituto nazionale tumori di Aviano (Pordenone) e docente di Oncologia medica all’università di Venezia.
"Un’azione di contrasto indebito quella di bloccare i congressi" ha sentenziato il ministro della Salute Girolamo Sirchia. "Che ha come conseguenza - ha aggiunto - di aizzare contro di me chi, come le Società scientifiche, ha già organizzato un congresso e se lo vede bloccare". Una pioggia di proteste dalle università e dagli ospedali: è un ricatto bello e buono, il giudizio unanime. Tempo poche ore dall’ultimo commento del Ministro e la Farmindustria "rivede" la sua scelta. Dietrofront. La prossima settimana verrà convocata una giunta straordinaria per ripensare la scelta di bloccare i congressi medici.
Si placano, almeno per il momento, le polemiche. Ma, ormai, il "tappo" è saltato. "Uno dei nostri veri problemi - accusa Eugenio Santoro, Presidente emerito della Società italiana di chirurgia - sta nel fatto che i medici italiani vogliono essere portati in carrozza agli appuntamenti con l’informazione scientifica. Gli stranieri arrivano a pagarsi l’iscrizione ai congressi con i soldi propri. Dovrebbero pensarci università e ospedali. Qui da noi, oltretutto, si organizzano troppi eventi. In Italia, nel 2002, sono stati oltre 23mila. Un numero esagerato. Per quanto riguarda i congressi non si tratta né di corruzione né di comparaggio, ma solo di iniziative promozionali. Certo è che, in questa maniera, il confine tra circolo virtuoso e vizioso può essere difficile da decifrare".
Suggerisce una serie di nuove regole nell’organizzazione dei congressi Franco Pacini, presidente della Federazione nazionale delle malattie digestive: "Ogni relatore divrebbe dichiarare con trasperenza quali sono i suoi rapporti con questa o quella ditta. Se ha fatto il consulente, per quale sostanza etc. Nei paesi anglosassoni è prassi, lo stesso sistema è stato adottato dalla rivista British medical journal. L’importante è la dichiarazione. Fondi pubblici non ci sono, l’aggiornamento così come stanno le cose sarebbe difficile. Piuttosto, si deve continuare a lottare perché i convegni di due ore in Mesopotamia o di due giorni alle Maldive non si facciano mai più". Dice Sirchia: "Vanno bloccati i mini-convegni a carattere ludico, i congressi devono essere limitati ai contenuti formativi. La cena al ristorante ha poco da spartire con l’aggiornamento". Tanto rumor per nulla: mentre furoreggiava la querelle tra Sirchia e gli industriali, infatti, sulle nevi di Madonna di Campiglio continuavano a scendere dottori sciatori che avevano organizzato i loro simposi scientifici dalle 16 alle 18. Per una settima. Quella bianca, appunto.

 

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