Venerdì 28 Febbraio 2003

INTERNI

Ricette facili, il pm:
c’è reato associativo

VERONA - C’è anche l'ipotesi del reato di associazione per delinquere nell'inchiesta relativa alle prescrizioni di farmaci che sarebbero state pilotate, attraverso medici compiacenti, dall'azienda farmaceutica Glaxo. La Procura di Verona ipotizza infatti questa accusa nei confronti dei dipendenti dell'azienda veronese e di almeno una quindicina di medici di base che, in cambio di viaggi-premio e altri regali, avrebbero abbondato nella prescrizione di determinate medicine ai loro assistiti.
La novità giudiziaria è trapelata ieri quando si sarebbe dovuta svolgere l'udienza davanti al Tribunale del riesame (presidente Mario Sannite, sostituto procuratore Antonino Condorelli) dove erano stati depositati trentaquattro ricorsi contenenti richieste di dissequestro di documenti e materiale raccolto dalla Guardia di finanza durante le perquisizioni. L'appuntamento è però andato a vuoto perché tutti i legali dei dipendenti della Glaxo hanno rinunciato all'udienza.
Ma nel frattempo si è saputo che il sostituto procuratore Condorelli, il pubblico ministero che conduce l’inchiesta, ha iscritto nel registro degli indagati una quindicina di medici che si aggiungono ai circa quaranta dipendenti della Glaxo coinvolti nella vicenda e che ha aggiunto a quella di corruzione la nuova ipotesi di reato associativo. Una decisione che aggrava non di poco la posizione degli indagati, dal momento che se in sede di giudizio dovesse essere riconosciuta la partecipazione ad una "associazione per delinquere" le condanne risulterebbe sensibilmente più pesanti. Intanto resta fissata una prossima udienza, per altri sedici ricorsi, per il 4 marzo.
A sostegno dell’inchiesta di Verona ci sono, come si ricorderà, migliaia di ore di intercettazioni telefoniche che starebbero a dimostrare come la casa produttrice andava ben oltre i limiti di una normale "promozione" di un prodotto farmaceutico e come alcuni medici siano arrivati a condurre vere e proprie "trattative" sugli incentivi promessi. Da qui l’argomentazione del Pm che la distribuzione dei "premi" non era occasionale, ma piuttosto organizzata nell’abito, appunto, di una "associazione" costituita per commettere il reato.

 

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