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Giovedì 13 Febbraio 2003 |
INTERNI
Denunciati per
comparaggio circa 2.900 sanitari. Accusa di corruzione per altre 72 persone,
tra cui 40 collaboratori della Glaxo
Farmaci e
regali, medici divisi in "serie A e B"
Intercettazioni
per 13 mila ore: "Soldi soltanto a chi ci fa guadagnare, agli altri
niente"
di ANTONIO DE FLORIO
ROMA - "Io non sono il portiere sono il primario, e se avete dato 40
milioni al mio aiuto... faccia un po’ lei". A parlare è il dirigente
sanitario di un ospedale pugliese e destinatario del messaggio è l’informatore
scientifico della Glaxo che gli ha appena offerto cinque milioni di vecchie
lire perché prescriva e faccia prescrivere i farmaci prodotti dalla propria
azienda. In un’altra conversazione tra due informatori scientifici
friulani del colosso farmaceutico si ascolta: "Ma "ganasce
d’argento" non ha proprio vergogna?". Il riferimento è a un
medico che avrebbe alzato il prezzo delle "ricette-pilotate". Nelle
13.200 ore di intercettazioni telefoniche e ambientali raccolte dalla guardia
di finanza su ordine della magistratura veronese nell’inchiesta che vede
coinvolti tremila medici in tutt’Italia, alcuni dirigenti e una
quarantina di informatori scientifici della Glaxo, affiorano i primi indizi. E
il colonnello Giovanni Mainolfi che dirige il nucleo di polizia tributaria del
Veneto dice: "Non si tratta di regali, ma di soldi e di una strutturata
rete di corruzione". I convegni organizzati a Montecarlo, semmai in
occasione del gran premio di formula uno, sono solo un aspetto marginale, per
gli inquirenti.
Cinquanta milioni di euro, pari a quasi cento miliardi di vecchie lire,
destinati nel bilancio 2001 della Glaxo alle "promozioni" erano
sembrati troppi. I finanzieri che nel giugno scorso hanno iniziato una verifica
fiscale presso gli uffici della multinazionale farmaceutica hanno scoperto che
a quella cifra erano legati, come ad un sottile filo, quasi 3 mila operatori
sanitari: primari, aiuto primari, professori universitari, medici di famiglia,
pediatri e alcuni resposabili di farmacie ospedalierie.
Per 2.900 di essi denunciati (1.202 del nord, 632 del centro e 1.068 del sud e
delle isole) l'ipotesi d'accusa è di comparaggio (si rischia fino a un anno di
carcere e la sospensione dalla professione), invece è di corruzione per altri
72, una quarantina dei quali della Glaxo. Da parte sua l'azienda - i cui
vertici non sono coinvolti - si dice sorpresa delle accuse e manifesta la
volontà di piena collaborazione con l'autorità giudiziaria.
La multinazionale sapeva esattamente quanti pezzi per ogni prodotto erano stati
venduti anche per singolo medico. Aveva in qualche modo il controllo della
filiera, dall'ospedale al medico di famiglia. Prove i finanzieri dicono di
averne raccolte acquisendo da 45 Usl di 28 province italiane (le Usl sono però
oltre 200) i dati dai quali emergerebbe come le prescrizioni siano state
pilotate. I medici sarebbero stati divisi in tre fasce, A, B e C, a seconda
della loro capacità di prescrizione. E nella prima fascia erano catalogati
essenzialmente i primari e i docenti universitari, particolarmente influenti.
In una e-mail di una manager regionale agli informatori provinciali si
consiglia di tagliare "i medici di fascia C", perché non fanno
vendere a sufficienza. In un’altra si invita a usare "un linguaggio
non compromettente per i soldi che andiamo a distribuire". Tra gli
indagati figurano anche 6 aiuto primari, 8 primari e professori universitari.
Di questi due sono di Roma.