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di ANNA MARIA SERSALE
ROMA - Ventidue persone arrestate, nove farmacie sequestrate, 170 indagati,
tra cui medici, informatori scientifici e dirigenti di multinazionali
farmaceutiche: è il bilancio dell’operazione compiuta dai carabinieri
del Nas nella provincia di Bari. L’accusa è di associazione per
delinquere, corruzione, truffa ai danni del servizio sanitario nazionale,
comparaggio e falso. Proprio il comparaggio, che ha antiche radici nel nostro
sistema medico-sanitario, denunciato più volte dal ministro della salute
Girolamo Sirchia, è il reato “madre” da cui sono derivati a
catena tutti gli altri.
La truffa ammonta a 5 milioni di euro. Dei ventidue arrestati, sette sono in
carcere, gli altri ai domiciliari. Regali costosi, di prestigio, viaggi, ma
soprattutto danaro contante, erano i ”benefici” richiesti dai
medici per le false prescrizioni a nome di pazienti morti o ignari di quanto
stava accadendo.
Era nata una triangolazione di interessi, che aveva prodotto un giro
vorticoso di danaro. I medici usavano il ricettario del servizio pubblico per
prescrizioni di cui nessuno aveva bisogno. Venivano utilizzati i nomi dei
pazienti e il loro codice sanitario per prescrivere i farmaci che gli
informatori delle case produttrici sponsorizzavano. Tutti ne traevano
vantaggio: i medici che intascavano soldi, gli informatori che innalzavano il
budget di vendite, i farmacisti che ottenevano il rimborso sui farmaci
”venduti”.
Raccontano gli investigatori: «Le riprese fotografiche e video lasciano pochi
spazi ai dubbi. Le buste contenenti migliaia di farmaci costosi, anche
salvavita, venivano smaltiti nella spazzatura durante la notte, oppure nei
giorni festivi, in un caso anche a Natale». In cambio i medici ricevevano,
secondo l'accusa, danaro, viaggi ”all inclusive” in paesi
esotici: ai più esigenti veniva garantito uno stipendio mensile fisso di
5.000 euro al mese. Questa volta, oltre a medici, informatori scientifici e
farmacisti, l'inchiesta ha puntato più in alto e ha portato all'arresto del
legale rappresentante di un piccola azienda farmaceutica della Capitale,
Raffaele Copernico Sanasi, di 52 anni.
All’operazione i carabinieri lavoravano da tempo. Già il 7 luglio
scorso per la farma-truffa erano scattate le manette per altre ventidue
persone, sempre su richiesta del pm del Tribunale di Bari Ciro Angelillis,
che per mesi ha coordinato il lavoro dei carabinieri del Nas e della polizia
municipale del capoluogo. Le indagini hanno svelato, secondo l'accusa, il
malaffare architettato da «colletti bianchi ricchi», come li definì il
procuratore della Repubblica di Bari Emilio Marzano, subito dopo i primi
arresti.
Dunque, migliaia di ricette, medicinali, scambi di favori. Tutto a danno
della sanità pubblica, che ha già conti perennemente in rosso. Da ieri ne
stavano per pagare le conseguenze gli abitanti di Conversano, un grosso
centro alle porte di Bari. I 23mila abitanti della cittadina erano rimasti
senza medicinali. Le quattro farmacie esistenti erano sotto sequestro per
ordine del giudice. Poi, nell’interesse della collettività, la Procura che conduce
l’inchiesta nel pomeriggio ha consentito la riapertura di due delle
rivendite quando si è accorta che la gente era in difficoltà. È un dato,
questo, che fa comprendere quanto fosse radicata e diffusa, secondo
investigatori e inquirenti, la farma-truffa milionaria compiuta da capi-area
di aziende farmaceutiche, informatori scientifici, medici di base e
farmacisti. Anche la
Regione Puglia era sull’avviso da anni. Dal 2001
aveva potenziato il sistema di controllo sulle prescrizioni dei farmaci.
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