Sabato 26 Luglio 2003

 

 

 

 

 

Operazione del Nas a Bari: sequestrate 9 rivendite di medicinali, 170 gli indagati. Fra le accuse il “comparaggio”

 

Farma-truffa, ai medici soldi e viaggi

 

 

 

Altri 22 arresti nel secondo blitz. A Conversano chiuse tutte e quattro le farmacie

 

 

 

di ANNA MARIA SERSALE


ROMA - Ventidue persone arrestate, nove farmacie sequestrate, 170 indagati, tra cui medici, informatori scientifici e dirigenti di multinazionali farmaceutiche: è il bilancio dell’operazione compiuta dai carabinieri del Nas nella provincia di Bari. L’accusa è di associazione per delinquere, corruzione, truffa ai danni del servizio sanitario nazionale, comparaggio e falso. Proprio il comparaggio, che ha antiche radici nel nostro sistema medico-sanitario, denunciato più volte dal ministro della salute Girolamo Sirchia, è il reato “madre” da cui sono derivati a catena tutti gli altri.
La truffa ammonta a 5 milioni di euro. Dei ventidue arrestati, sette sono in carcere, gli altri ai domiciliari. Regali costosi, di prestigio, viaggi, ma soprattutto danaro contante, erano i ”benefici” richiesti dai medici per le false prescrizioni a nome di pazienti morti o ignari di quanto stava accadendo.
Era nata una triangolazione di interessi, che aveva prodotto un giro vorticoso di danaro. I medici usavano il ricettario del servizio pubblico per prescrizioni di cui nessuno aveva bisogno. Venivano utilizzati i nomi dei pazienti e il loro codice sanitario per prescrivere i farmaci che gli informatori delle case produttrici sponsorizzavano. Tutti ne traevano vantaggio: i medici che intascavano soldi, gli informatori che innalzavano il budget di vendite, i farmacisti che ottenevano il rimborso sui farmaci ”venduti”.
Raccontano gli investigatori: «Le riprese fotografiche e video lasciano pochi spazi ai dubbi. Le buste contenenti migliaia di farmaci costosi, anche salvavita, venivano smaltiti nella spazzatura durante la notte, oppure nei giorni festivi, in un caso anche a Natale». In cambio i medici ricevevano, secondo l'accusa, danaro, viaggi ”all inclusive” in paesi esotici: ai più esigenti veniva garantito uno stipendio mensile fisso di 5.000 euro al mese. Questa volta, oltre a medici, informatori scientifici e farmacisti, l'inchiesta ha puntato più in alto e ha portato all'arresto del legale rappresentante di un piccola azienda farmaceutica della Capitale, Raffaele Copernico Sanasi, di 52 anni.
All’operazione i carabinieri lavoravano da tempo. Già il 7 luglio scorso per la farma-truffa erano scattate le manette per altre ventidue persone, sempre su richiesta del pm del Tribunale di Bari Ciro Angelillis, che per mesi ha coordinato il lavoro dei carabinieri del Nas e della polizia municipale del capoluogo. Le indagini hanno svelato, secondo l'accusa, il malaffare architettato da «colletti bianchi ricchi», come li definì il procuratore della Repubblica di Bari Emilio Marzano, subito dopo i primi arresti.
Dunque, migliaia di ricette, medicinali, scambi di favori. Tutto a danno della sanità pubblica, che ha già conti perennemente in rosso. Da ieri ne stavano per pagare le conseguenze gli abitanti di Conversano, un grosso centro alle porte di Bari. I 23mila abitanti della cittadina erano rimasti senza medicinali. Le quattro farmacie esistenti erano sotto sequestro per ordine del giudice. Poi, nell’interesse della collettività, la Procura che conduce l’inchiesta nel pomeriggio ha consentito la riapertura di due delle rivendite quando si è accorta che la gente era in difficoltà. È un dato, questo, che fa comprendere quanto fosse radicata e diffusa, secondo investigatori e inquirenti, la farma-truffa milionaria compiuta da capi-area di aziende farmaceutiche, informatori scientifici, medici di base e farmacisti. Anche la Regione Puglia era sull’avviso da anni. Dal 2001 aveva potenziato il sistema di controllo sulle prescrizioni dei farmaci.

 

 

 

 

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