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di SANDRO IANNI
BARI - Costosi omaggi, super-viaggi di piacere o per congressi, percentuali
in denaro sui farmaci assegnati: è quello che ottenevano i medici in cambio
di iper-prescrizioni di farmaci, sollecitati dagli informatori scientifici e
con la connivenza di farmacisti.
Dagli accertamenti compiuti dai carabinieri e dalla polizia municipale di
Bari nell'ambito dell'inchiesta che ieri ha portato a 22 ordinanze di
custodia cautelare, sono emersi elementi sul ruolo svolto dai medici. In
carcere sono finiti il medico Francesco D'Atri, di 52 anni, di Bari e gli
informatori Giuseppe La Penna,
di 41 anni, e Mario Toscano, di 37, entrambi di Bari. Altre 170 persone sono
indagate in un’inchiesta che si è ormai estesa in tutta Italia.
Alcuni professionisti preferivano ottenere una percentuale (10-12% su ogni
confezione prescritta) o un forfait di 5.000 euro al mese. Sono stati documentati
numerosi omaggi di ”medical tours” che, col pretesto
dell'interesse professionale alla partecipazione a congressi scientifici,
consentiva ai professionisti di avere vacanze gratuite in luoghi esotici o in
storiche capitali europee.
In alcuni casi i medici hanno imposto tariffe con un pagamento immediato pari
al 50% del prezzo pattuito con gli informatori scientifici al momento
dell'accordo; il restante 50% veniva saldato dopo aver accertato che le
farmacie aumentavano gli ordini di medicinali. I soldi destinati alla
corruzione dei professionisti venivano dati agli informatori scientifici
dalle case farmaceutiche.
Proprio dalle intercettazioni si capisce che i protagonisti avevano un quadro
molto chiaro della situazione. Parlando con un informatore scientifico a
proposito di un elenco di medicinali un medico dice: «Ma allora ci
controllate?» e l'informatore risponde: «Beh, certo. È chiaro che vi
controlliamo. E che pensate, che facciamo beneficenza?». Le intercettazioni
hanno avuto un ruolo importante nelle indagini. Ecco allora lo «scambio di
idee» tra due capi-area di case farmaceutiche: uno racconta preoccupato
all'altro dell'approccio avuto con un medico e l'altro, tranquillo, gli
risponde: «Stai tranquillo, non ti preoccupare, poi leccano il dente e ti
vengono a cercare loro».
Nelle prescrizioni i medici scavalcavano completamente i pazienti a cui,
ignari, venivano prescritti numerosi farmaci. Ad un paziente, in un solo
giorno, sono state destinate 76 confezioni di farmaci: anche lui, come tutti
gli altri, era completamente ignaro del fatto che il proprio nome venisse
utilizzato per arricchire medici, informatori scientifici e farmacie.
I pazienti - spesso esenti dal pagamento del ticket, in altri casi
addirittura morti - sono state le vittime inconsapevoli dell'ingegnoso
meccanismo inventato per arricchire quelli che il procuratore della
Repubblica, Emilio Marzano, ha voluto definire «colletti bianchi ricchi».
In alcuni casi le medicine sono state prescritte anche a pazienti non esenti
dal ticket: il prezzo è stato poi pagato a rotazione o diviso in tre da tutti
i soggetti coinvolti e cioè medici, informatori scientifici e farmacie. I
grossi quantitativi di farmaci - numerosi dei quali sono stati recuperati e
ora verranno destinati ad associazioni benefiche, con un danno al servizio
sanitario nazionale di 5 milioni di euro in quattro anni - venivano poi
buttati in cassonetti: per questa operazione venivano scelte le ore della
notte fonda o i giorni festivi; ideale, per esempio, secondo gli investigatori,
le feste di Natale. Ne è stata recuperata, durante le indagini, solo una
parte, per un valore di “appena” centomila euro.
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