Martedì 8 Luglio 2003

 

 

 

 

 

 

 

 

Ricette “facili” in cambio di soldi e favori Centosettanta gli indagati, in tutta Italia

 

 

 

 

 

 

 

di SANDRO IANNI


BARI - Costosi omaggi, super-viaggi di piacere o per congressi, percentuali in denaro sui farmaci assegnati: è quello che ottenevano i medici in cambio di iper-prescrizioni di farmaci, sollecitati dagli informatori scientifici e con la connivenza di farmacisti.
Dagli accertamenti compiuti dai carabinieri e dalla polizia municipale di Bari nell'ambito dell'inchiesta che ieri ha portato a 22 ordinanze di custodia cautelare, sono emersi elementi sul ruolo svolto dai medici. In carcere sono finiti il medico Francesco D'Atri, di 52 anni, di Bari e gli informatori Giuseppe La Penna, di 41 anni, e Mario Toscano, di 37, entrambi di Bari. Altre 170 persone sono indagate in un’inchiesta che si è ormai estesa in tutta Italia.
Alcuni professionisti preferivano ottenere una percentuale (10-12% su ogni confezione prescritta) o un forfait di 5.000 euro al mese. Sono stati documentati numerosi omaggi di ”medical tours” che, col pretesto dell'interesse professionale alla partecipazione a congressi scientifici, consentiva ai professionisti di avere vacanze gratuite in luoghi esotici o in storiche capitali europee.
In alcuni casi i medici hanno imposto tariffe con un pagamento immediato pari al 50% del prezzo pattuito con gli informatori scientifici al momento dell'accordo; il restante 50% veniva saldato dopo aver accertato che le farmacie aumentavano gli ordini di medicinali. I soldi destinati alla corruzione dei professionisti venivano dati agli informatori scientifici dalle case farmaceutiche.
Proprio dalle intercettazioni si capisce che i protagonisti avevano un quadro molto chiaro della situazione. Parlando con un informatore scientifico a proposito di un elenco di medicinali un medico dice: «Ma allora ci controllate?» e l'informatore risponde: «Beh, certo. È chiaro che vi controlliamo. E che pensate, che facciamo beneficenza?». Le intercettazioni hanno avuto un ruolo importante nelle indagini. Ecco allora lo «scambio di idee» tra due capi-area di case farmaceutiche: uno racconta preoccupato all'altro dell'approccio avuto con un medico e l'altro, tranquillo, gli risponde: «Stai tranquillo, non ti preoccupare, poi leccano il dente e ti vengono a cercare loro».
Nelle prescrizioni i medici scavalcavano completamente i pazienti a cui, ignari, venivano prescritti numerosi farmaci. Ad un paziente, in un solo giorno, sono state destinate 76 confezioni di farmaci: anche lui, come tutti gli altri, era completamente ignaro del fatto che il proprio nome venisse utilizzato per arricchire medici, informatori scientifici e farmacie.
I pazienti - spesso esenti dal pagamento del ticket, in altri casi addirittura morti - sono state le vittime inconsapevoli dell'ingegnoso meccanismo inventato per arricchire quelli che il procuratore della Repubblica, Emilio Marzano, ha voluto definire «colletti bianchi ricchi».
In alcuni casi le medicine sono state prescritte anche a pazienti non esenti dal ticket: il prezzo è stato poi pagato a rotazione o diviso in tre da tutti i soggetti coinvolti e cioè medici, informatori scientifici e farmacie. I grossi quantitativi di farmaci - numerosi dei quali sono stati recuperati e ora verranno destinati ad associazioni benefiche, con un danno al servizio sanitario nazionale di 5 milioni di euro in quattro anni - venivano poi buttati in cassonetti: per questa operazione venivano scelte le ore della notte fonda o i giorni festivi; ideale, per esempio, secondo gli investigatori, le feste di Natale. Ne è stata recuperata, durante le indagini, solo una parte, per un valore di “appena” centomila euro.

 

 

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