VITERBO

 

Sabato 27 Dicembre 2003

 

 

 

 

 

 

 

SENTENZA

 

Crack Cofiri, al via i primi indennizzi

 

 

 

Insperato regalo per i risparmiatori coinvolti nella bancarotta della finanziaria tarquinese

 

 

 

di LUIGI SERAFINI


Crack Cofiri: alla fine paga "Pantalone". Un inatteso regalo di Natale quello recapitato ad inizio settimana a una parte dei risparmiatori coinvolti nella bancarotta della finanziaria tarquiniese. Il Ministero degli Interni, dopo la conferma in appello della sentenza con la quale il Welfar era stato condannato al risarcimento del maltolto per le "reiterate omissioni che vi furono nelle ispezioni e nei controlli sui bilanci della Cofiri", ha iniziato ad inviare i primi indennizzi. Un verdetto che pone la parola fine - anche se non ancora per tutti - alla lunga e complessa causa civile intrapresa contro l'organo istituzionale che avrebbe dovuto vigilare, per Legge, sulle scritture contabili della finanziaria. Tre i procedimenti, avviati l'indomani del crack da due distinti gruppi di risparmiatori e dal curatore fallimentare nominato dal tribunale. A beneficiare dell'indennizzo (interessi compresi) i soci-finanziatori, una trentina dei quali di Tarquinia, che per primi avevano imboccato la via dell'azione giudiziaria contro il Ministero, ma appare ormai scontato che anche tutti gli altri, o almeno quelli che hanno potuto dimostrare di avere le carte in regola, riusciranno a breve ad ottenere i rimborsi. Una vicenda balzata alle cronache nell'ottobre '96 con gli arresti di Romeo Gatti (amministratore della Cofiri), di Giovanni Di Capua (fondatore), di Maurizio Bondi (commercialista) e di Giovanni Benassi. Perché gli arresti? Secondo la Procura, la Cofiri, dopo aver rastrellato denaro tra i risparmiatori, avrebbe compiuto investimenti sbagliati e sospetti portando la finanziaria alla bancarotta. In fumo circa 130 miliardi delle vecchie lire, raccolti su scala nazionale tra 2.773 soci, un centinaio quelli di Tarquinia. La causa penale, che ha portato in primo grado alla condanna di Gatti (4 anni) e Di Capua (3) e al rinvio a giudizio del Bondi, è attesa dalla sentenza di appello.

  

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