
Al Signor PROCURATORE
DELLA REPUBBLICA
PRESSO IL TRIBUNALE DI
CIVITAVECCHIA
ed
Al Signor PROCURATORE
DELLA REPUBBLICA
PRESSO IL TRIBUNALE DI
PERUGIA
DENUNCIA
Oggetto: la COFIRI e la BANCA POPOLARE DEL
LAVORO.
Il sottoscritto dott.
Giorgio Bernardi nato a Frascati RM l’8.5.1952 e residente in 00123
Roma Via Cassia 1712 Telefono 06.30891957 nella sua qualità di vice Presidente
dell’Associttadini Associazione degli
utenti e dei consumatori inoltra il seguente atto di denuncia.
PREMESSO CHE:
AssoCittadini:
- è uno dei più dinamici
soggetti portatori di interessi diffusi ed è completamente autonomo da
partiti ed organizzazioni sindacali;
- è particolarmente attenta
alla tutela dei piccoli risparmiatori ed è promotrice di vari procedimenti
pendenti presso le Procure della Repubblica finalizzati
all’accertamento delle responsabilità in disastri finanziari che
sembrano progettati a danno dei piccoli risparmiatori;
- interviene, tra
l’altro, in procedimenti che riguardano il finanziere e presunto golpista
Giulio Negrini, il buco di mille miliardi di lire della Eurogest di Paolo Federici, la disfatta
dei piccoli azionisti della Cassa di Risparmio delle Puglie all’atto
della incorporazione per fusione da parte della banca Cariplo, il recente
crack di L. 30 miliardi del promotore finanziario Giuseppe Lo Leggio e
quello della Molvan Sim.
Tutto ciò premesso
DENUNCIA:
"La Cofiri
era una finanziaria che agiva al di fuori di ogni schema ed è stato accertato
che non era iscritta a nessuno degli elenchi prescritti e che agiva in
violazione del testo unico delle leggi bancarie e svolgeva attività finanziarie
non autorizzate. Sarebbe a dire come se un supermercato, aperto in pieno centro
storico lavorasse senza essere in possesso delle dovute licenze".
Il giornalista Giuseppe Scoponi così denunciava il giorno 26.10.1996 sul
giornale Il Corriere di Viterbo.
Il giorno precedente erano stati arrestati dalle Forze dell’Ordine i
vertici della Cofiri, cooperativa di credito di Tarquinia.
I catturati erano Giovanni Di Capua, Luca Di Capua, Romeo Gatti,
Giovanni Benassi e Marcello Bondi.
Giovanni Di Capua veniva indicato dai giornalisti come ex segretario
particolare dell’On. Ciriaco De Mita.
Nel contesto di quella che sembra configurarsi come una associazione a
delinquere finalizzata alla truffa si inserisce il progetto di fondare un
istituto di credito (la
Banca Popolare del Lavoro) con la costituzione di un comitato
promotore del quale Giovanni Di Capua era il presidente.
Il tentativo di fondare una banca è stato probabilmente un tentativo di
aggirare le norme introdotte nel 1991 e 1993 sulle SIM Società
d’Intermediazione Mobiliare.
La Banca Popolare
del Lavoro non è mai decollata ed i capitali raccolti sembra che siano stati
distratti a favore della capofila e quindi finiti nella bancarotta.
Fonti giornalistiche indicano presunti "intermediari
compiacenti" che avrebbero organizzato l’esportazione
clandestina dei capitali sottratti ai risparmiatori.
Per quanto sopra denunciato
CHIEDE:
- l’accertamento di
tutte le responsabilità, civili e penali, commissive ed omissive, in
relazione ai fatti esposti con particolare riferimento alla
violazione del testo unico delle leggi sull’attività bancaria,
all’omissione atti d’ufficio, all’abuso d’ufficio,
truffa, appropriazione indebita, falso in bilancio ed alla associazione a
delinquere;
- di essere avvertito nel
caso eventuale di richiesta archiviazione;
- di essere ricevuto per
fornire chiarimenti.
Con l’espressa riserva di:
- costituirsi parte civile
per il ristoro dei danni subiti;
- produrre ulteriori
documenti e testimonianze.
Il presente atto è composto da due pagine ivi inclusa la presente.
Con osservanza.
Roma, 18.5.1998
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