IL MESSAGGERO
VITERBO
Mercoledì 14 Luglio 2004
Si chiude la vicenda
giudiziaria che all'inizio preannunciava epiloghi
clamorosi. Un indagine costata oltre tre miliardi di lire
Processo Carivit, assolti gli unici cinque imputati
Derubricato e prescritto il reato. Paradiso:
«Dieci anni passati da imputato
innocente»
di GIANNI TASSI
Crac Carivit, dopo tredici anni d'indagine e nove di processo i
giudici del
tribunale di Viterbo hanno deciso: nessun colpevole per quel buco
di 600
miliardi di lire portato alla luce agli inzi degli anni '90 dagli
ispettori
della Banca d'Italia. I cinque imputati rimasti - al termine
della fase
istruttoria erano trentasei - e cinque imputati assolti. Ieri
mattina,
infatti, dopo appena tre quarti d'ora di camera di consiglio la
terna
giudicante ha assolto - più esattamente prosciolti per
prescrizione del
reato - Giancamillo Beraneck, direttore generale della Cassa di
Risparmio di
Viterbo all'epoca dei fatti in questione, accusato di corruzione
e finito in
carcere l'8 ottobre del 1998; Luigi Paradiso e Dario Simoncini,
rispettivamente presidente e funzionario dell'allora Usl; gli
imprenditori
Renzo e Maurizio Crudeli, padre e figlio. Gli ultimi quattro
accusati di
falso ideologico.
Si conclude così, nel modo meno scontato, un'inchiesta che per
anni ha
catalizzato l'interesse della magistratura viterbese. Un'indagine
durata
tredici anni, costata alle casse pubbliche ben oltre tre miliardi
di lire
che all'inizio, per ammissione degli stessi magistrati
inquirenti, faceva
prefigurare chissà quali epiloghi. Trentasei imputati, tutta la
dirigenza
Carivit di quel tempo, accusati tra l'altro di associazione per
delinquere,
truffa, falso e corruzione. Solo che le imputazioni più gravi si
sono perse
strada lasciando in piedi solo la corruzione per Beraneck e il
falso
ideologico per gli altri quattro. Il classico elefante che
partorisce il
topolino. Adesso non c'è più neppure questo. Crollato il
castello
accusatorio del pubblico ministero Franco Pacifici (ieri
sostituito in aula
da Alessandra Provazza), i giudici non hanno ritenuto sufficienti
le prove
per i reati residui tanto che hanno deciso per la derubricazione
e la
susseguente prescrizione.
Soddisfazione degli imputati - Paradiso e Simoncini - presenti in
aula alla
lettura della sentenza. «L'unico rammarico - ha commentato Luigi
Paradiso -
è ripensare a tutti questi anni passati da imputato di un reato
che non ho
mai commesso». Il commento di Gildo Ursini, avvocato di
Beraneck: «Epilogo
previsto, sono anni che andiamo evidenziando l'insussitenza
dell'ipotesi
accusatoria».