
VITERBO
| Mercoledì 21 Aprile 2004 | ||
| LA STORIA | |
| Cominciò tutto nel 1995 e anche i politici tremarono | |
| "La
madre di tutte le inchieste" la definì qualcuno
allinizio quando la Magistratura viterbese mise le
mani su quel buco miliardario portato alla luce dagli
ispettori della Banca dItalia. La vecchia gestione
della Cassa di Risparmio di Viterbo nel mirino della
Procura per una montagna di sofferenze, ovverosia crediti
che non si riusciva ad incassare, provocate da imprese -
molte delle quali già dichiarate fallite - viterbesi e
romane. Uninchiesta iniziata nellormai
lontano 1995 dal sostituto procuratore Donatella Ferranti
- poi affiancata dal pm Franco Pacifici - che toccò il
suo apice l8 ottobre del 1998 quando venne
arrestato lallora direttore generale della Carivit,
Giancamillo Beraneck. Uninchiesta clamorosa che
allinizio sembrava volesse portare a galla le
presunte connessioni tra finanza e politica locale. In
quel periodo furono in tanti, a Viterbo e Roma, a tremare
intravedendo allorizzonte chissà quali epiloghi
giudiziari. Trentasei imputati allinizio - tredici
dei quali (tutta la dirigenza Carivit) accusati di
associazione per delinquere - che avrebbero dovuto
rispondere anche di truffa, falso, corruzione. Ma che
diventano 9 quando cade laccusa di associazione per
delinquere e di falso in bilancio. In quattro patteggiano
e al processo, quindi, giungono solo in cinque: Beraneck,
Paradiso, Simoncini e i due Crudeli. Il primo accusato di
corruzione ("ha pagato per avere la soffiata sul
rapporto degli ispettori"), gli altri di falso
ideologico. Quindi il via alla lunga serie di udienze durante le quali si sono confrontati e scontrati testi, imputati, ispettori, esperti del settore. Ieri quello che probabilmente è stato il penultimo appuntamento nelle aule del tribunale viterbese. Dopo la requisitoria di Franco Pacifici e gli interventi degli avvocati di parte civile e della difesa tutto rinviato al 13 luglio. Giorno della sentenza. G.T. |