VITERBO

  Mercoledì 21 Aprile 2004  
     
  Tre anni per Beraneck, 2 anni e 8 mesi per Paradiso, Simoncini e i due Crideli, Renzo e Maurizio
  "Alla Carivit corsie preferenziali"
   
  Processo per il crac da 600 miliardi, il Pm ha chiesto cinque condanne
   
  di GIANNI TASSI


Crac Carivit, 600 miliardi spariti nel nulla, inizialmente 36 persone (tutto il consiglio di amministrazione della banca, imprenditori, dirigenti Asl) imputate anche di associazione per delinquere, un’inchiesta costata secondo i ben informati ben oltre i due miliardi di lire. Si risolverà, male che vada (o bene che vada, è questione di punti di vista) con cinque condanne: una a 3 anni e le altre quattro a 2 anni e 8 mesi. Ieri udienza fiume nell’aula del tribunale penale di Viterbo dove davanti alla terna giudicante si sono dati il cambio tre dei cinque imputati. Giancamillo Beraneck, all’epoca dei fatti in questione direttore generale della Cassa di Risparmio di Viterbo, nonchè i due ex dirigenti della Asl viterbese: l’allora presidente Luigi Paradiso e il dirigente Dario Simoncini.
Nei confronti del primo, Beraneck appunto, l’accusa è di corruzione per aver pagato, almeno questa è la tesi del pubblico ministero, Franco Pacifici, una decina di milioni per avere in anteprima il segretissimo rapporto degli ispettori che portava alla luce il buco da 600 miliardi. Per Paradiso, Simoncini e i due imprenditori viterbesi Renzo e Maurizio Crudeli, padre e figlio (che ieri non erano presenti in aula), l’accusa è invece di falso ideologico per aver falsificato documenti con i quali la ditta Crudeli ottenne crediti miliardari dalla Carivit. Per Beraneck il Pm ha chiesto una condanna a 3 anni, per gli altri quattro a 2 anni e 8 mesi.
Interrogato ieri mattina in aula, l’ex direttore generale della banca viterbese si è dichiarato innocente escludendo qualsiasi rapporto con le persone che erano a conoscenza del rapporto degli ispettori. Come pure innocenti si sono detti, nelle loro dichiarazioni spontanee, Luigi Paradiso e Dario Simoncini. "Ero l’espressione politica della Asl - ha detto Paradiso - e non mi occupavo delle questioni tecniche. Non redigevo stati di avanzamento lavori, non controllavo fatture. Mettevo solo la firma, avevo fiducia nei miei collaboratori; la mia preoccupazione era quella di erogare un’assistenza sanitaria degna di questo nome". Mentre Dario Simoncini ha rimarcato l’aspetto dell’emergenza che in quel periodo - siamo alla fine degli anni ’80 e all’inizio degli anni ’90 - caratterizzava i lavori in corso per la realizzazione dell’ospedale di Belcolle. Lavori ai quali partecipò anche la ditta Crudeli. Come a dire che nell’emergenza erano possibili sviste ed errori.
La requisitoria del pubblico ministero è stata lunga (90 minuti esatti) e articolata. Ha raccontato dei 13 gruppi imprenditoriali viterbesi che hanno provocato alla Carivit sofferenze per 600 miliardi di lire. Ha evidenziato "l’irragionevolezza di erogazioni di credito a gruppi d’imprese che in gran parte erano già fallite" e ponendosi anche l’interrogativo dell’appropriazione indebita. Evidenziando la posizione della ditta Crudeli che, seppur già dichiarata fallita, "in quegli anni si aggiudicò la quasi totalità degli appalti pubblici in zona".
Poi le accuse, pesanti, agli stessi Crudeli - Renzo e Maurizio - a Simoncini e all’ora presidente Paradiso. A quest’ultimo, soprattutto, "per aver firmato atti ideologicamente falsi". Ovverosia fatture già pagate, o falsificate se non addirittura inesistenti. Cessioni di crediti per miliardi dichiarati "certi, liquidi ed esigibili" dalla Asl ma che tali non erano e che comunque sono serviti alla stessa ditta Crudeli per ottenere mega prestiti dalla Carivit. "Quali sono stati - si è chiesto in aula il Pm - gli accertamenti fatti dalla banca e dalla Asl prima di sottoscrivere certi atti?". Sottolineando come a quel tempo "Crudeli avesse una corsia preferenziale".
Dopo il Pm hanno parlato l’avvocato Torquato Barbacci (parte civile per la Carivit), Gildo Ursini per Beraneck, Carlo Longari per Renzo e Maurizio Crudeli, Giorgio Barili e Michele Guerriero per Luigi Paradiso, Marcello Polacchi per Dario Simoncini. L’udienza è stata aggiornata al 13 luglio, giorno in cui, dopo le repliche, dovrebbe arrivare la sentenza.