
VITERBO
| Martedì 20 Aprile 2004 | ||
| Udienza importante per la vicenda sul crac da 600 miliardi. In aula si confronteranno accusa e difesa | |
| Carivit, il Pm pronto a dare battaglia | |
| Ultime battute del processo. Oggi saranno ascoltati i cinque imputati | |
| di GIANNI
TASSI Processo Carivit, ormai siamo alle battute finali. Stamattina, nellaula del tribunale in via Garbini, la triade giudicante darà sfogo alle dichiarazioni dei cinque imputati residui nonchè a quelle che si prevedono ben più copiese del pubblico ministero. Addirittura - ma certamente è una previsione ottimistica - si potrebbe arrivare entro la giornata alla sentenza. Processo Carivit, la "madre di tutti i processi". Almeno così sembrava allinizio dellinchiesta (era lormai lontano 1995) che però, strada facendo, ha perso imputati e imputazioni diventando sempre meno interessante. Cinque gli imputati dei 36 che erano allinizio. Prosciolti tutti gli altri vertici dellistituto di credito accusati di associazione per delinquere. Di loro resta comunque il principale, anche se unico: lex direttore generale della Carivit, Giancamillo Beraneck, che deve rispondere dellaccusa di corruzione. Sul banco degli imputati ci sono inoltre gli imprenditori Renzo e Maurizio Crudeli, padre e figlio, nonchè Luigi Paradiso e Dario Simoncini, rispettivamente ex dirigente della Asl viterbese e funzionario della stessa. Tutti e quattro accusati di falso ideologico. Così quello che alla fine degli anni 90 sembrava dover diventare un processo in grado di provocare un terremoto nelle stanze dei bottoni, quello che allinizio avrebbe dovuto portare a galla tutte le presunte connessioni tra finanza e potere politico locale, adesso si ritrova a giudicare, se si esclude Beraneck, coloro che forse in questa storia sono i pesci più piccoli. Certamente quelli che hanno le responsabilità minori. E non cè da aspettarsi, nelle audizioni di questa mattina, rivelazioni clamorose. Se rivelazioni ci dovevano essere, a questo punto sarebbero già saltate fuori. Pare invece che nessuno, tra gli imputati, sia interessato a smuovere interessi ormai belli che sepolti. Casomai potrebbe essere il pubblico ministero, Franco Pacifici, che tanto ha scavato da quel 1995, a dire qualcosa di nuovo nel corso della sua requisitoria che si preannuncia lunga, articolata e pesante. Un buco di 600 miliardi di lire, sofferenze provocate alla banca viterbese da imprenditori che ancora oggi non si capisce come possano aver goduto di tali favori, larresto (lunico in questa inchiesta) dellallora direttore generale, Giancamillo Beraneck. Molti dei misteri del crac della Cassa di Risparmio di Viterbo restano tuttora tali. Oggi la parola passa ai cinque imputati e alla pubblica accusa. Un match finale che potrebbe assumere toni drammatici ma che in pochi, pochissimi, si illudono possa portare a svelare i misteri finanziari di una gestione chiusa ormai in archivio. |