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Mercoledì 26 Febbraio 2003 |
VITERBO
Listituto è
commmissariato
Banca di Capranica, sos
della Fabi: "Cè
chi vuole accaparrarsela"
Una banca locale, di questi tempi,
è sempre un bel bocconcino. Specialmente in un territorio che,
sotto laspetto del credito, costituisce una delle poche
oasi nel monopolio che i grandi gruppi bancari hanno nel
Viterbese. Lancia lallarme la Fabi, il sindacato autonomo
dei lavoratori del settore, prendendo ad esempio il recente
commissariamento della Banca di credito cooperativo di Capranica
e Bassano Romano, su decisione della Banca dItalia.
"Una banca più che solida - dice Lando Sileoni, segretario
viterbese della Fabi e dirigente nazionale - che non giustifica
gli allarmismi nè le strumentalizzazioni messi in atto in questi
giorni, confondendo commissariamento e inchiesta della
magistratura su altri fatti: per noi sono due cose
distinte".
Secondo la Fabi i numeri della Bcc capranichese sono eloquenti:
ha 8 filiali, 51 dipendenti, 17.600 clienti circa. Vanta un
patrimonio amministrato (a fine 2000) di 13,2 milioni di euro,
una raccolta di 162,8 milioni di , una indiretta per 13 milioni,
impieghi per 104,2 milioni, con un rapporto sofferenze/impieghi
del 2,7%. Inoltre gestisce 8 tesorerie comunali. "Sono
numeri che possono far gola - aggiunge Sileoni - come lo erano
quelli della Carivit e del Cimino prima che finissero ai
lombardi. Non vorrei che si facesse strada una politica che porti
alla liquidazione della banca, facendo così spazio
allingresso di altri istituti esterni con poco
sforzo".
A questo proposito il sindacato mette a fuoco la fase critica di
questi giorni. "Il commento sulloperato del
commissario - si sottolinea - che si è adoperato per
tranquillizzare clientela e dipendenti, è positivo. Non vorremmo
però registrare eccessivi ritardi alle richieste dei clienti,
che tra laltro espongono a situazioni difficili i capi
filiale. Il nostro auspicio è che dopo un anno di lavoro dei
commissari la banca venga riconsegnata al territorio, con
lelezione di un nuovo organismo dirigente. Evitando di
ripetere quanto già visto con le maggiori banche viterbesi,
ormai ex viterbesi: con il passaggio di proprietà gli scoperti
delle famiglie vennero sostituiti dai piccoli prestiti, quelli
delle imprese con i mutui. Se accadesse ancora questo si
paralizzerebbe leconomia di quel territorio".
Da qui lappello ai parlamentari eletti nella Tuscia
("Sia di destra che di sinistra") perchè si facciano
carico della situazione, "evitando che il territorio perda
un altro pezzo importante della sua storia. I sindaci dei centri
in cui la Bcc è presente lo stanno già facendo, senza
distinzioni politiche perchè vivono sul campo questa esigenza.
Se metterei i miei soldi in quella banca? Assolutamente sì,
anche se va detto che le banche viterbesi devono affrontare il
contenimento dei costi: una gestione centralizzata, come avviene
nel Nordest e come auspica la Banca dItalia per mantenere
la loro presenza sul territorio, è una strada da
percorrere". Infine laffondo: "La Fabi non
contratterà, se dovessero entrare altri soggetti, alcun taglio
occupazionale nè mobilità dei dipendenti della Banca di
Capranica".