Un dossier sui fratelli Canavesio
Il Corriere della Sera
martedi , 06 luglio 1993
Bancarotta per lui, falso in bilancio al fratello
Cesare
Canavesio condannato
Polato Raffaella
Li ricordate? Tra tanti crac e tanti arresti eccellenti i loro nomi non fanno quasi più notizia. Ma i risparmiatori trascinati nei disastri dell'Istituto finanziario piemontese e della Norditalia non l i hanno mai dimenticati. E chiedevano: che fine hanno fatto Massimo e Cesare Canavesio, i due fratelli rampanti prototipo dei favolosi anni '80, doppiopetto grigio per "invecchiarsi" un pò, promesse di Eldorado a portata di tasca? Avevano costruito u n piccolo impero. Ma un impero di carta, che poi è crollato sulla testa di chi aveva creduto nei due giovani yuppies della finanza di allora. Anche per loro, adesso, arriva la resa dei conti. Erano spariti, dopo il crac. Volatilizzati. Ieri sono to rnati in cronaca. Giudiziaria. Massimo Canavesio è stato condannato, insieme a Paolo Anselmetti: 24 mesi di reclusione il primo, 19 mesi il secondo. Entrambi con la condizionale. Ed entrambi per il fallimento della Ifp commissionaria, una delle tante brutte pagine del risparmio italiano che vede i due accusati di bancarotta fraudolenta. Nel procedimento, che si è svolto nella quarta sezione penale del tribunale di Torino, era coinvolto anche Cesare Canavesio: per lui l'imputazione è meno grave, falso in bilancio, così ha chiesto e ottenuto di essere giudicato con il rito abbreviato. L'appuntamento è per il 14 luglio. La vicenda risale al 1986, quando il ministero delle Finanze dispose un'ispezione amministrativa sui conti della Fidelital, la fiduciaria del gruppo Canavesio: all'epoca i due fratelli avevano già messo insieme la Sem, la Nuova Edificatrice e la compagnia d'assicurazioni Norditalia. Fu da lì che emerse una situazione di netto dissesto finanziario: la Ifp aveva accumulato debiti per 45 miliardi e la Fidelital per 12 miliardi. Il sogno dei Canavesio finì lì: che si trovarono al centro di un crac di svariate decine di miliardi (il "buco" ammonterebbe complessivamente a circa 80 miliardi). Le due finanziarie gestivano i risparmi di 2.400 clienti: quasi tutti sono comunque riusciti a recuperare il loro denaro
Il Corriere della sera
Martedì 5 Luglio 1994
Torna Canavesio. e vuole la Dataconsyst
MILANO . E stato negli uffici della Dataconsyst qualche settimana. A studiare le carte. Poi ha formulato la sua proposta di concordato: rinuncia dei creditori al 50% delle loro posizioni e rilancio dell'azienda di Vimodrone attiva nel le telecomunicazioni. In cambio l'ex enfant prodige della finanza stile anni Ottanta, Massimo Canavesio, protagonista con il fratello Cesare di una rapida ascesa finita nel '90 in un crac multimiliardario, è disposto a rilevare l'azienda. Segnando co sì il suo ritorno sulla scena italiana, e in Piazza Affari, dopo la vicenda Ifp. Il finanziere è infatti l'amministratore delegato dalla "2I inc.", la società USA quotata al Nasdaq candidata a rilevare Dataconsyst. Il piano è stato discusso con i c reditori giovedì 30 giugno e adesso le banche avranno tempo fino al 15 luglio per dare una risposta. "I segnali che vengono dagli istituti di credito sono positivi. E non ho ricevuto segnali negativi", dichiara il consigliere Sergio Castellini, che c ura gli interessi dell'azionista di maggioranza, Roger Hansen, da tempo disposto a cedere il suo pacchetto. "Consegnerò la Dataconsyst soltanto quando sarà fuori dalle secche, a garanzia di tutti. Dei creditori, dei fornitori e dei dipendenti", preci sa Castellini. Conti difficili quelli dell'azienda di telecomunicazioni: nel '93 ha chiuso con perdite per 11 miliardi e un indebitamento di circa 42 miliardi. Una situazione che ha portato la Consob a sospendere il titolo. Ed ecco che si fa avanti il finanziere torinese. "No l'ho cercato io, mi è stato presentato da una primaria merchant bank che fa capo a uno dei primi gruppi bancari del Paese. So che ha chiuso tutte le sue pendenze ed è abilitato ad operare dalla Sec americana. E una buona operazione", sottolinea il consigliere. Fiduciosi anche i lavoratori. Dice Pietro Ferlisi, del consiglio di fabbrica: "Vediamo in modo favorevole questa proposta. La 2I inc. si è impegnata a concludere entro il 5 agosto. Abbiamo un nome e clienti i mportanti; con il piano di rilancio siamo in tempo per riprenderci".
Il Corriere della sera
Sabato 17 giugno 1995
Crac Ersim: 5 arresti Nel mirino Canavesio
Il finanziere Massimo Canavesio è entrato nel mirino dell a
magistratura. Su ordine del pm bolognese Antonio Gustapane ieri
sono stati eseguiti cinque arresti per il fallimento della Ersim
di Bologna, un crac da 40 miliardi che ha coinvolto quasi mille
risparmiatori. Nella rete del magistrato sono finiti tr e
promotori finanziari (Andrea Andreotti, Roberto Bronzini,
Giancarlo Romagnoni) e due dirigenti della Sim (Anna Piuzzi e
Remo Stanzani). La Guardia di finanza precisa però in un
comunicato che "non si è ancora riusciti a eseguire la
custodia cautela re in carcere di altri personaggi artefici
principali delle condotte delittuose". Chi sono? Il
comunicato ne indica uno, cioè Canavesio, che secondo gli
inquirenti sarebbe il reale gestore della Ersim. Canavesio si
trova da mesi all'estero. Pur di ev itare il rientro in Italia
nei giorni scorsi ha convocato a Lugano il consiglio di fabbrica
della Dataconsyst, l'azienda milanese che ha acquistato l'anno
scorso
Il Corriere della Sera
venerdi , 15 settembre 1995
ECONOMIA
Massimo Canavesio, la latitanza finisce a Ibiza L'ex golden boy nei guai per il Ersim
S. Bo.
Sole, mare e manette. Ex ragazzo prodigio della finanza, ex principe dell'atipico, e ora ex latitante. Massimo Canavesio, già condannato anni fa per bancarotta fraudolenta, è stato arrestato ieri in una lussuosa villa di Ibiza. E gli inquirenti hanno già avviato le procedure per l'estradizione. A suo carico c'era da mesi un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Bologna, Massimi Donini: l'inchiesta, coordinata dal pm Antonello Gustapane, è relativa al crac della Ersim, società di ge stioni patrimoniali che sarebbe all'origine di un dissesto da una cinquantina di miliardi e che ha coinvolto un migliaio di risparmiatori. I magistrati chiederanno conto a Canavesio dell'operato della Ersim (il sospetto è che ne sia stato il gestore "ombra"), nel frattempo fallita. E della destinazione del denaro raccolto fra la clientela. L'inchiesta prosegue da diverso tempo e ha già portato a cinque arresti nel giugno di quest'anno: tre promotori finanziari e due dirigenti della Ersim. Si è conclusa così, ancora una volta ingloriosamente, la seconda scalata di Massimo Canavesio ai piani alti della finanza made in Italy. Della finanza? Meglio precisare: questa volta lui si era presentato armato dal desiderio di fare l'imprenditore. Per la serie: la lezione l'abbiamo imparata, gli anni Ottanta, spavalda epopea della economia di carta, sono ormai sepolti nella cenere delle vanità. La prima volta era stata ben più rampante. La stella di Massimo e del fratello Cesare Canavesio spunta nell'81. Giovanissimi (entrambi poco più di vent'anni) i due ricevono dal padre una ricca "mancia" che scelgono di mettere a frutto. Costituiscono una finanziaria per l'atipico, si gettano negli immobili, comprano, vendono e il denaro scorre. I gold en boys vengono subito promossi a esperti della finanza, firmano perfino un manuale di successo. Un percorso tipico dell'atipico, facile come facile era allora fare soldi, tanti e subito. Maledetti, però: il loro mito, alimentato da berlina con rad iotelefono, aereo privato e gessati all'inglese, sembra incrollabile nell'euforia dell'85. Comprano anche una società quotata, la Sem. Poi però le cose cominciano a non andare per il verso giusto. Rapido declino, crac da 250 miliardi. Scattano le ind agini. E nel gennaio '88 anche le manette. La permanenza in carcere è comunque breve. Cesare "sparisce" dalle scene finanziarie ed è oggetto di rado solo delle cronache rosa. Massimo non si dà per vinto e tenta il rilancio a Londra. Ma l'Italia res ta la meta, nonostante nel '93 arrivino le condanne. Per Massimo la più pesante: due anni per bancarotta fraudolenta. Rispunta comunque, Massimo, in caccia di affari. Vuole e ottiene la Dataconsyst, attiva nelle telecomunicazioni e nei sistemi di s icurezza. Basta finanza, Canavesio l'imprenditore fa piani, incontra i sindacati. Risultato: da tre mesi gli operai non ricevono lo stipendio, un'istanza di fallimento è l'ultimo frutto della gestione di Massimo. Il solo vero asset rimasto è un immob ile che potrà valere trenta miliardi. L'imprenditore ha finito la seconda corsa. Ora Gustapane cercherà di venire a capo della matassa Ersim. Poi, fra un mese, il pm andrà in Francia per interrogare Nicolas Barre, ex amministratore di società ricon ducibili a Canavesio, figlio dell'ex premier Raymond.
Il Corriere della Sera
Mercoledì 4 dicembre 1996
Chiesto il rinvio a giudizio per il finanziere
E Canavesio fa ancora crac
MILANO - (v.mal.) Massimo Canavesio concede il bis. Il finanziere torinese, protagonista negli anni Ottanta del clamoroso crac dell'Istituto finanziario piemontese, è incappato un'altra volta nelle maglie della giustizia. Consob, Guardia di finanza e Procura di Bologna hanno indagato su di lui e sui suoi affari per più di due anni. E il 21 novembre scorso, come annunciato ieri in una conferenza stampa congiunta degli investigatori, è arrivata la richiesta di rinvio a giudizio. Le accuse vanno dall'associazione per delinquere al falso in scrittura privata, truffa, bancarotta fraudolenta e violazione delle norme sulle attività di intermediazione mobiliare. La vicenda ruota attorno alla Ersim, una società di intermediazione mobiliare di Bolo gna, a cui circa 700 risparmiatori affidarono negli anni scorsi circa 45 miliardi. Una scelta che si è rivelata azzardata, visto che gran parte di quel denaro è svanito in un labirinto di operazioni gestito, secondo le accuse, da Canavesio e dai suoi complici. La richiesta di rinvio a giudizio riguarda infatti una quarantina di persone, tra cui compare anche il nome di Nicolas Barre, figlio di Raymond, il politico francese, già primo ministro e attualmente consigliere d'amministrazione delle G enerali. Nella richiesta di rinvio a giudizio gli investigatori hanno ricostruito i complicati affari di Canavesio e dei suoi soci. In pratica la quasi totalità del denaro degli investitori, contattati attraverso una rete di promotori finanziari, ven iva investito in minuscole società americane trattate su un circuito borsistico secondario negli Usa. Dietro le società, praticamente scatole vuote, c'era lo stesso Canavesio
Il Resto del Carlino
21 Ottobre 2000
Crac Canavesio
Via al processo
BOLOGNA Presenti e
rabbiosi. Ormai rassegnati di aver perso il loro denaro ma
desiderosi, almeno, di vendetta. Erano alcune decine, ieri
mattina nella piccola aula del tribunale, le vittime del crack
miliardario della finanziaria Ersim, il giocattolo del finanziere
piemontese Massimo Canavesio che ha fatto finire in fumo
cinquanta miliardi prelevati dalle casse di piccoli
risparmiatori.
Oltre Canavesio, altre sedici imputati devono rispondere di
associazione a delinquere finalizzata alla truffa e di una lunga
serie di reati finanziari minori. Nell'inchiesta furono coinvolti
anche nomi di spicco del panorama finanziario internazionale tra
cui Nicolas Barre, figlio dell'ex primo ministro francese
Raymond, che ha già patteggiato la pena in sede di udienza
preliminare.
Secondo l'accusa (l'inchiesta venne chiusa, nel dicembre del '96
dal pm Antonello Gustapane), dietro al dissesto della Coresta,
commissionaria in titoli e valori, e della Ersim, società di
intermediazione mobiliare, vi era una truffa a largo raggio nelle
cui maglie sono rimasti intrappolati oltre 700 investitori.
Canavesio, già coinvolto nel fallimento dell'Istituto
Finanziario Piemontese, non poteva più operare in Italia e si
affidava a prestanome. Questi vendevano azioni di società estere
che millantavano come fortemente redditizie ma che altro non
erano che scatole vuote.
Nicoletta Rossi
Tratto da Associttadini. Associazione per il diritto e la tutela dei consumatori. Roma
DOCUMENTO E: IL NUOVISSIMO BANCO AMBROSIANO
Pag. 168
Esisteva a Torino il Gruppo Canavesio - comincio - formato da due giovani fratelli che avevano messo su unorganizzazione di piazzamento di prodotti finanziari, una "catena di SantAntonio".
Con delle forti commissioni a persone di una certa cultura, quasi sempre pensionati bancari, ottenevano che i risparmiatori, visitati a domicilio, investissero in titoli del loro Gruppo.
La cosa, come sempre in questi casi, andò bene per un certo periodo, finché i risparmiatori non cominciarono a richiedere indietro i loro soldi insieme ai favolosi interessi promessi.
Allora i due Canavesio ebbero unidea geniale: si affidarono allavv. Schlesinger, che, guarda caso, era anche consigliere di amministrazione del Nuovo Banco Ambrosiano, la banca sorta dalle ceneri del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi.
Per far fronte alle richieste di rimborso dei risparmiatori, il prof.Schlesinger chiese a Pier Domenico Gallo, allora direttore generale del Nuovo Banco Ambrosiano di concedere affidamenti ai Canavesio per piu di 100 miliardi. Preciso che si trattava di 100 miliardi degli anni 70, non di oggi.
Gallo chiese delle garanzie e i Canavesio gli consegnarono le azioni della Norditalia, una buona azienda assicurativa milanese.
Cera tuttavia un piccolo inconveniente: le azioni della Norditalia i Canavesio le avevano già vendute ai risparmiatori. Nessun problema: stamparono due serie di certificati azionari, una per i risparmiatori ed una per il Nuovo Banco Ambrosiano.
Quando alla fine, malgrado le iniezioni di liquidità della banca milanese, il Gruppo Canavesio saltò, 1Arnbrosiano avrebbe dovuto subire delle perdite ingentissime, perché i certificati azionari della Norditalia che aveva in pegno erano naturalmente falsi.
Evitò tali perdite perché noi della Sasea riuscimmo a risolvere la situazione comprando gli attivi dal Tribunale di Milano (il Gruppo era finito nel frattempo in amministrazione controllata), a pagare i creditori al 40%, a cedere la Norditalia alla società svizzera di assicurazioni Baloise ed a pagare così il Nuovo Banco Ambrosiano al 100%.
Senza il nostro intervento la "Banca dei Preti", come veniva chiamata ai tempi di Calvi, avrebbe avuto bisogno di un ulteriore massiccio aumento di capitale, oltre a quello reso necessario per tappare i buchi del banchiere trovato morto sotto il ponte dei Frati Neri a Londra.
Insomma - aggiungo le perdite di Calvi avevano trasformato il Banco Ambrosiano in Nuovo Banco Ambrosiano e, se non fossimo intervenuti noi della Sasea, le perdite di Schlesinger e Gallo sui Canavesio avrebbero trasformato il Nuovo Banco Ambrosiano in Nuovissimo Banco Ambrosiano. Anche quelli dellAmbrosiano ~ continuo - sono dei miracolati ingrati.
Ci sono rimasti alcuni miliardi che deve dare loro la Sasea, e li richiedono con violenza, senza ricordarsi il bene ricevuto.
La Tribune Fr. 18 Gennaio 2002
Savoie - Le groupe textile Jeanne Blanchin est racheté par Stehli
Les établissements sont conservés mais un plan social visant à supprimer 70 emplois va être mis en oeuvre.
Nouvel épisode dans la vie
mouvementée de Jeanne Blanchin, fabricant savoyard de tissus
d'habillement, contrôlé par le groupe belge Concordia.
Le tribunal de commerce vient d'autoriser la reprise de la
société, en redressement judiciaire depuis février 2000, par
l'italien Stehli, qui réalise un chiffre d'affaires de
20 millions d'euros avec plusieurs usines en Italie pour le
marché des tissus d'habillement féminin. Stehli reprend les trois sites alpins du groupe
savoyard, ceux de Jeanne Blanchin SA à Champagneux en Savoie
(où travaillent plus de la moitié des 200 salariés) et à
Brégnier Cordon dans l'Ain ainsi que Blanchin International
installé à Oyeu en Isère. La dernière acquisition du groupe,
la société Blanchin Tricot à Colmar (Haut-Rhin), a été
liquidée en septembre 2001.
Pour restaurer la rentabilité du groupe, le repreneur va mettre
en place un plan social visant à supprimer 70 postes sur un
effectif actuel de 201 salariés. Les trois sites seront
affectés par les suppressions d'emplois, mais aucun ne devrait
fermer ses portes. Le groupe Stehli vise un chiffre d'affaires de 18 millions d'euros
pour Jeanne Blanchin en 2002.
Depuis la cession en mai 1999 de son groupe par la fondatrice
Jeanne Blanchin, la société, qui bénéficiait jusqu'alors
d'une forte notoriété dans son secteur, n'a cessé de défrayer
la chronique judiciaire. Quelques mois seulement après la
reprise par le belge Concordia, le groupe Jeanne Blanchin était
placé en redressement judiciaire, le nouveau propriétaire
accusant l'ancienne dirigeante de malversations financières
(fraude fiscale à la TVA), ce qui a valu à cette dernière
près de trois semaines de prison au printemps 2000. En
septembre, Concordia annonçait son intention de se retirer de
l'entreprise savoyarde. Le tribunal de commerce autorisait alors
Concordia, dans l'attente d'un repreneur, à placer les deux
sociétés du groupe, Jeanne Blanchin SA et Blanchin
International, en location-gérance jusqu'à fin décembre 2001.
Hélène Goyet, à Grenoble