Cortese Associttadini,

ci chiedete come vanno i Canavesio, e noi non possiamo che darvi notizie contraddittorie. Purtroppo oltre a voi, nessuno e dico nessuno si è preso l’impegno di andare a fondo a questa vicenda. Abbiamo chiesto l’intervento di tutti: partiti, giornali locali, nazionali ed istituzioni, ma abbiamo trovato ad accoglierci solo un muro di gomma. Abbiamo cercato di discutere con gli operai fornendo loro informazioni sul loro amministratore delegato (il Dott. Massimo Canavesio), abbiamo cercato di produrre quell’evento necessario (occupazione dell’azienda) per catapultare l’attenzione su quanto stava accadendo nelle nostre valli. Il risultato che abbiamo ottenuto ha avuto il pregio di mettere in all’erta i dipendenti , le istituzioni locali e i vari creditori (soprattutto gli artigiani della zona), ma l’attenzione non è mai andata oltre il problema contingente. Nel mese di dicembre i salari non pagati raggiungevano le tre mensilità, la produzione era bloccata e la corresponsione dei TFR per i dipendenti che avevano lasciato l’azienda rappresentava solo un miraggio irraggiungibile. In una situazione di stallo e di titubanza anche da parte del sindacato , abbiamo deciso di fornire ai cittadini e ai dipendenti un documento relativo al passato del Dottor Canavesio (dossier-Canavesio che vi spedisco in allegato), questa mossa ha in qualche modo vivacizzato la problematica: il sindacato ha deciso di proclamare un presidio permanente che sarebbe terminato solo dopo il pagamento dei salari arretrati. In effetti ad oggi la proprietà ha provveduto al pagamento di tutti gli arretrati e il presidio è stato tolto. Con quali soldi? Non certo con quelli dell’azienda visto che la produzione è ferma. Con quale scopo da parte dei nuovi proprietari? Con quale strategia?Sicuramente tale mossa se da un lato ha consentito agli operai di recuperare i salari dovuti, dall’altra ha permesso a Canavesio di recuperare tempo necessario e di bloccare eventuali "uscite" sconveniente di giornali o associazioni. Nel frattempo in Francia Canavesio o chi per lui ha acquisito un’altro gruppo tessile (ultimo articolo del dossier) attraverso il nome del gruppo (Stehli) che proprio qui nella nostra zona ha venduto il setificio a Canavesio.

Insomma la vicenda si fa sempre più complicata e di difficile interpretazione. L’allargamento dell’operazione rende poi ancora più difficile la nostra azione.

Rimanendo comunque nell’ambito della nostra zona la situazione ora è questa: i salari sono stati pagati, l’azienda è in cassaintegrazione e i progetti per il futuro rimangono per ora promesse non mantenute. I TFR non sono stati ancora pagati. L’attenzione sulla vicenda è calata di interesse anche nella semplice cronaca locale e noi ci ritroviamo nell’estrema difficoltà di non riuscire ad andare oltre nella comprensione di questa vicenda.

Il pezzo che segue qui sotto è il testo che abbiamo spedito agli inizi di dicembre ad alcuni giornali locali. Un quotidiano della nostra provincia lo ha ripreso censurando tutte quelle parti relative al passato del Dott. Canavesio. In occasioni diverse avremmo rifiutato la pubblicazione ma nella situazione che ci siamo ritrovati ha rappresentato comunque l’unica voce critica.

Vi ringraziamo per l’attenzione

Gruppo RedAzione

Luino, 9 febbraio 2002

 

COMUNICATO STAMPA dicembre 2001

Il 2001 si è concluso drammaticamente per gli operai del setificio che si sono visti negati la corresponsione dei salari e delle tredicesime.Se a questi dati di fatto si vanno ad aggiungere l’inesistenza di un serio e realistico rilancio produttivo, una pressoché totale mancanza di ordini per l’inizio del nuovo anno e il preannunciarsi dell’apertura della cassa integrazione, il quadro che si delinea all’orizzonte assume sempre più le tinte del dramma. Di fatto, in questi mesi la nuova proprietà non ha mai mancato di "elargire" promesse e intenti, che poi ha puntualmente disatteso. E’ necessario sottolineare che l’azienda già sotto la conduzione Stehli non versava in buone acque e che il settore tessile non è certo in una fase di espansione, ma non è possibile nascondersi dietro queste due verità per giustificare la gravissima situazione attuale. Anzi è proprio da queste constatazioni che i dubbi e le perplessità aumentano. Ci siamo chiesti e chiediamo al rappresentante legale della Multipla, Dott.Canavesio: quale logica ha spinto un imprenditore ad investire in un settore, come quello tessile, in una fase di preoccupante stagnazione? E quale ancora ha spinto lo stesso a rilevare un’azienda già in difficoltà in quello stesso settore? Con tutta ovvietà questo tipo di operazione non risponde ad una tradizionale logica imprenditoriale ma lascia tutt’al più spazio a interpretazioni inquietanti. Basterebbe andare a rileggersi le cronache giudiziar-finanziarie degli anni ’80 e ’90 per accorgersi che, perlomeno nel passato, il nuovo proprietario della Multipla non è stato esente da esperienze fallimentari e poco limpide. Fonti non sospette come il Corriere della sera e il Sole 24 Ore lo descrivono come l’enfant terribile della finanza italiana. Artefice di numerosi crack finanziari come quello dell’istituto finanziario piemontese il quale provocò un buco di circa 80 miliardi, trascinando nel disastro numerosi risparmiatori. O come in seguito nel crack nelle Coresta e della Ersim  di Bologna nelle quali sono rimasti intrappolati oltre 700 investitori. Sentenze, condanne, divieti di espatrio accuse di bancarotta fraudolenta, associazione a delinquere, truffa e violazione della legge sull’intermediazione immobiliare sono nel curriculum di Massimo Canavesio. Non va meglio quando lo stesso, dismessi i panni dell’"esperto di finanza", rispunta come imprenditore acquisendo un’azienda attiva nelle telecomunicazioni e nei sistemi di sicurezza. Dopo incontri con i sindacati, progetti e piani strategici i lavoratori rimangono senza lo stipendio e si avvia un’istanza di fallimento.

Se questo è il passato errante di un uomo che vuole rimettersi in gioco, potremmo anche pensare che in una sorta di remissioni dei peccati, lo stesso abbia deciso di espiare le proprie colpe portando nelle valli del Luinese denaro ed innovazione per rimettere in sesto un’azienda in crisi. Ma quanto non vorremmo che accadesse è che nel silenzio dei più, si dimenticasse che i diritti dei lavoratori e le loro tutele vanno difesi con tutti i mezzi.

Il nostro gruppo non solo esprime solidarietà ai lavoratori ma si rende disponibile ad un sostegno partecipato e concreto a nuove forme di lotta.

 

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