Mercoledì 1 novembre 2000

La candidatura di Rutelli scivola sullo scandalo della Sta
di Barbara Alessandrini 
I cartelloni pubblicitari di una società telefonica affissi sulle fiancate degli autobus della Capitale si rammaricano che il sindaco se ne vada "proprio adessso che avrebbe potuto parlare gratis alla città". Ma Francesco Rutelli prima o poi, dopo essersi già guadagnato la condanna in primo grado della Corte dei Conti per il caso delle consulenze d’oro, la parola dovrà prenderla sul serio. E spiegare ai cittadini romani che fine hanno fatto i soldi che dalle loro tasche sarebbero dovuti andare a finire, attraverso la gestione dei parhimetri della Sta, nelle casse del Campidoglio ed essere utilizzati per la cotruzione di parcheggi e per migliorare il trasporto urbano, e che invece sono finiti chissà dove. E certo, per il Sindaco in corsa per Palazzo Chigi, l’ultimo scandalo della Sta non promette nulla di buono in termini di promozione personale. Al contrario rischia davvero di far scivolare la sua candidatura sull’ultimo scandalo del suo secondo mandato come primo cittadino di Roma. La possibilità che il sindaco di Roma in corsa per Palazzo Chigi possa ancora una volta attingere a tutta la propria esperienza mediatica per convincere un’intera città e un’intera nazione che la Corte dei Conti ha avviato un’azione persecutoria nei suoi confronti, infatti, appare remota. Soprattutto ora che in cittadini romani hanno imparato a conoscere quanta poca pratica si celi dietro l’ottima teoria promozionale di cui Rutelli ha dato ampia prova nel corso dei sette anni in cui è stato alla guida di Roma. E che sono sufficientemente irritati per la totale mancanza di miglioramenti apportati da quest’amministrazione in materia di circolazione, traffico, mobilità, gestione dei posti auto e politica dei parcheggi. Figuriamoci quali proteste stiano montando, dal momento in cui è comparsa la notizia che la Corte dei Conti ha accusato la società del Comune che gestisce i parcometri per aver gonfiato le fatture delle spese a vantaggio di alcune società amiche, violando tra l’altro il divieto di subappaltare il servizio di parcheggio a pagamento ad altre cooperative. Insomma, le ultime vicende capitoline costringono il candidato premier del centrosinistra ad avviare la propria campagna elettorale in una posizione di svantaggio. E a neutralizzarla gli ci vorrebbe solo una bacchetta magica. Che Francesco Rutelli obiettivamente non ha, e, nonostante si sia prodigato a far credere il contrario, non ha mai avuto. Nemmeno potendo contare sulla pioggia di denaro sceso sul Campidoglio con la legge per il Giubileo, e impiegato così malamente da provocare il progressivo definanziamento di quasi tutte le opere che avrebbero dovuto usufruire dei fondi dell’Anno Santo. Le conseguenze politiche di questa ultima vicenda penale non sono quindi da sottovalutare. Anche perchè il primo segno di debolezza dimostrato dal centrosinistra nella gestione di questa ennesima pagina nera dell’amministrazione Rutelli, è rappresentato dalla prima reazione proveniente dalle fila del gruppo parlamentare dei Ds, e precisamente dal deputato Carlo Leoni, attuale segretario dei Democratici di sinistra. Leoni, di fronte alle accuse del procuratore regionale della Corte dei Conti Paolo Canale, che ha parlato di un danno di oltre un miliardo, non è riuscito a replicare altro che con un’accusa. Allo stesso Carlo Leoni, colpevole di un grave paradosso: condurre l’indagine sulle irregolarità gestionale della Sta dopo aver ricoperto, la carica di assessore "di quell’amministrazione comunale che adesso chiama in causa". "Chiunque -prosegue in un formidabile slancio di dietrologia aristotelica- può essere autorizzato a pensare che l’iniziativa potrebbe essere stata alimentata da un certo risentimento, visto che il dottor Canale non è stato riconfermato nella carica". Ma se anche fosse così, resta il fatto che si sono volatilizzati i soldi dei contribuenti incassati con la gestione dei parcheggi e che, cosa ancor più grave, all’interno del team di Rutelli nessuno ha battuto ciglio sulla lievitazione delle spese sostenute dalla cooperativa a cui la Sta aveva affidato la gestione dei parchimetri.Barbara Alessandrini