L'inchiesta sulla gestione dei parcheggi

"La Sta deve al Comune 5 milioni"

La richiesta dei pm nel processo alla Corte dei Conti

 

da IL GIORNALE - CRONACA DI ROMA - venerdì 25 marzo 2005

 

 

 

di Antonella Aldrighetti

 

A cinque anni dall’avvio dell’iniziativa giudiziaria che ha portato dinanzi alla sbarra dei magistrati contabili i proventi della Sta - Società di trasporti automobilistici del Comune di Roma - e della Crp - Compagnia romana parcheggi srl - sua affidataria, sembrerebbe che la matassa sia stata definitivamente districata. Ieri presso la Procura regionale della Corte dei conti si è tenuto l’ultimo dibattimento che si è concluso con la richiesta di condanna da parte dei Pm, Angelo Canale e Antonio Giuseppone, delle due società per un danno procurato all’erario capitolino pari a 10 miliardi di lire del vecchio conio. Entro il mese prossimo la formulazione della sentenza. Confermata anche la richiesta di condanna, per l’ex assessore alla mobilità Walter Tocci e per il capo del Dipartimento VII Silvana Sari, al pagamento complessivo di 500 milioni con la rivalutazione odierna del danno provocato per insufficiente controllo sui conti. Sta e Crp, secondo l’accusa non hanno ancora ottemperato nella spiegazione su come fosse organizzata la modalità del servizio di sosta tariffata sulle aree a strisce blu. In quanto gli introiti prodotti dalla municipalizzata non sarebbero coerenti con le spese affrontate e quindi risarcite alla Crp: «Siamo davanti a cifre non conformi ai disciplinari della convenzione stipulata – ha spiegato Canale – sui conti della sosta sono stati fatti gravare, da parte di Compagnia romana parcheggi, impegni finanziari estranei al servizio. La Sta peraltro avrebbe dovuto sorvegliare in quanto responsabile di vigilanza e controllo cosa stesse combinando la sua affidataria. Non l’ha fatto». Spese eccessive definite anche poco congrue per «giudizio di responsabilità» sui costi riferiti agli autoparchimetri che dopo essere stati acquistati dalla Crp a circa 60 mila lire venivano rivenduti alla Sta per 120. Contestualmente anche l’operato della Crp secondo i giudici contabili sembrerebbe essere troppo «allegro» in fatto di affidamenti a terzi. Verrebbe così svelato anche il mistero delle spese esose affrontate dalla Sta e soprattutto non previste nel contratto stipultato tra le due società: impegni finanziari ingiustificati e messi in conto dalla Cpr alla Sta, tra cui consulenze, affidamento a terzi e altri oneri non previsti nel capitolato contrattuale che, assieme alla gestione in subaffitto dei parcheggi a cooperative esterne di autoparcheggiatori e controllori, hanno prodotto dei rendimenti irrisori alla municipalizzata. Come si evince dal contratto di affidamento tra Comune di Roma e Sta quei proventi sarebbero dovuti servire al miglioramento del piano generale del traffico urbano, alla realizzazione di parcheggi e alla costituzione di un programma di mobilità sostenibile. I 35 mila parcheggi, allora presenti in città, avrebbero dovuto procurare un rendimento di circa 200 miliardi di vecchie lire mentre, a ben guardare l’attivo della Sta, negli anni considerati, ammonta a cifre dell’ordine del milione di lire. Inferiori al centinaio. Quanto riportato nei capitoli d’accusa è il frutto di un’ampia indagine portata avanti dal Nucleo della polizia tributaria fin dal 2000 nella quale, veniva confermata, l’artificiosa lievitazione dei costi attraverso meccanismi che accertavano spese ingiustificate e illegittime.