![]() |
Mercoledì 26 Settembre 2001 |
CRONACA DI NAPOLI
LE TAPPE DELLA VICENDA
Ecco tutte le
carte di una lunga inchiesta
Nuovi
particolari dalle intercettazioni. I difensori: dovè
labuso?
Nella gestione dellaffare
autodemolizioni il prefetto
Giuseppe Romano e il viceprefetto Ennio Blasco avrebbero
«utilizzato la propria posizione di prestigio nellambito
della Pa e i rapporti con la magistratura esclusivamente in
chiave strumentale per il perseguimento dei propri obiettivi». Questa costituisce sicuramente una delle
considerazioni più severe riservate dal giudice ai due
protagonisti dellindagine coordinata dal pm Maria Cristina
Ribera. Gli inquirenti fanno riferimento fra laltro a una
intercettazione telefonica nella quale Blasco suggerisce di «fare
come si fa in Italia» e di «mettersi sotto lombrello
della procura». In più passaggi dellinchiesta si fa
riferimento a una «strategia» che sarebbe stata posta in essere, oltre che da Romano e Blasco, anche dal prefetto
Francesco Alecci e dal procuratore delle ditte di custodia Sergio
Cenni, per «cercare
di coinvolgere durante tutti i passaggi delloperazione il
più elevato numero di funzionari appartenenti ai diversi rami
della Pubblica amministrazione». Ciò allo scopo, ipotizzano gli inquirenti, «di
diluire le proprie responsabilità ed acquisire, artatamente, il
consenso di chi non era a conoscenza dellintera» vicenda.
Nellambito di questa «strategia» rientra secondo i
magistrati lindicazione, come premessa dellatto
amministrativo della prefettura che fissava i parametri
delloperazione di vendita dei veicoli, di un provvedimento
firmato da un pm della procura di Napoli, Vittorio Russo, con il
quale, su segnalazione della Asl, si invitava la prefettura a
provvedere a una bonifica delle aree di pertinenza delle
depositerie giudiziarie. Secondo il gip Triassi e il pm Ribera
«il riferimento continuo ad un atto della magistratura è valso
solo ad ammantare del crisma di legalità unoperazione
illecita sotto molteplici aspetti». I giudici rilevano fra
laltro che il caso in questione costituiva «atto di
esclusiva discrezionalità amministrativa», e dunque qualsiasi
indicazione di altra natura non poteva essere ritenuta
vincolante.
Ennio Blasco sarà interrogato questa mattina. Dichiara il suo
difensore, lavvocato Giorgio Fontana: «Mi sembra che al
centro della vicenda ci siano questioni di tipo amministrativo
che a mio avviso non possono sfociare in contestazioni di
carattere penale».
d.d.p.