Martedì 18 Febbraio 2003

CRONACA DI ROMA

L’agente non aveva potuto contestare il verbale. Continuano le proteste in via Ostiense per le doppie notifiche a domicilio
Motivazione scarsa, multa annullata
Giudice di Pace accoglie il ricorso di un ingegnere "pizzicato" da un ausiliario

di CLAUDIO MARINCOLA

Appostati agli angoli, mimetizzati tra i lampioni, con il taccuino seminascosto nel giaccone. Per l’ausiliario del traffico fare multe è facile come sparare agli stormi o andare a caccia in uno zoo. Specie se gli uccelli hanno due ruote e volano sulle corsie preferenziali come i motorini romani.
Fare una multa, farne due, farne dieci o centomila è un gioco da ragazzi. Si alza la testa, si mira e si annota il numero di targa. Un tiro al bersaglio, una "catena di multaggio" e soprattutto una valanga di verbali.
Le regole ci sono, ma l’osservanza cambia a seconda della divisa. Di chi la indossa, e, se vogliamo dirla tutta, anche della strada che si percorre. Può capitare di entrare in centro a tutto gas, in zona vietata sotto gli occhi benevoli dei vigili urbani, ignorati e tollerati anche dalle volanti della polizia e dalle gazzelle dei carabinieri. Ma se 300 metri dopo entri nel raggio visivo dell’ausiliario finisci impallinato.
Ma non era una zona franca? viene da chiedersi. "No", se protestate, lui scuote la testa. E ha ragione lui, l’ausiliario di turno. Multato e sentendosi forse vittima di una multa "sleale", un cittadino romano (un ingegnere) si è rivolto al giudice di pace impugnando la contravvenzione. Il Tribunale di via Teulada gli ha dato ragione, ha accolto il ricorso presentato dal suo avvocato Simone Pacifici, lo stesso che si è già aggiudicato altri round contro il Comune di Roma difendendo i multati della Ztl, la zona a traffico limitato controllata dalle telecamere.
È vero: il ciclomotore dell’ingegnere transitava in via Ostiense sulle corsie preferenziali e in un’area di percorrenza riservata ai mezzi pubblici. Nulla da eccepire, la violazione dell’art.200 è palese. Ma è la motivazione precisata in calce che non va: "la violazione non è stata contestata per non intralciare il servizio pubblico di trasporto". La dicitura ripetuta su ogni verbale, imposta da una sentenza della Corte di Cassazione che ha indicato i 5 casi in cui è obbligatorio contestare sul posto l’infrazione, non può essere buona per tutti gli usi, neanche fosse un’etichetta prestampata.
Il giudice, Rodolfo Giuliani, ritenendo insufficiente la motivazione addotta dall’ausiliario ha perciò condannato il Comune di Roma a pagare le spese processuali (200 euro). "Del resto - sostiene l’avvocato Pacifici - non vi può essere disparità di trattamento tra l’operato della Polizia municipale, chiamata a motivare l’impossibilità di contestazione immediata e dare invece assoluta libertà agli ausiliari del traffico di esimersi addirittura dal fornire la giustificazione prescritta".
Intanto, le file al IV piano di via Ostiense 131 si fanno sempre più lunghe e i verbali continuano ad ammucchiarsi nei corridoi dell’Ufficio contravvenzioni. Rispetto a qualche tempo fa, quando l’introduzione del Sistema Iride nel centro storico fece esplodere il contenzioso tra amministrazione e cittadini, poco è cambiato. Gli addetti al servizio continuano ad aspettare i rinforzi e le tecnologie promesse dall’assessore al Bilancio, Marco Causi in base all’accordo sottoscritto l’estate scorsa. Uno stato di agitazione che contagia i cittadini stressati da un sistema che li obbliga a ricevere prima il preavviso, poi la notifica e sempre più spesso a casa loro anche l’ufficiale giudiziario nonostante la multa sia stata già pagata.
In compenso, sul sito del Comune di Roma (www.comune.roma.it), nel link della polizia municipale è possibile scovare un vademecum sulle contravvenzioni, frutto forse di qualche mai disvelato senso di colpa. Come comportarsi se: ho preso la multa ma quel giorno non ero in quel luogo; il veicolo non è il mio; ho preso due multe per sosta vietata nello stesso giorno e nello stesso luogo; non ho mai ricevuto la notifica. Nessuna traccia dell’ ausiliario. Che si nasconda anche sul web?